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Grandine!
Dal gelo un caldissimo sangiovese:
La macerazione pre-fermentativa a freddo
GoWine:
Presentato il concorso letterario "Bere
il territorio"
Per chi
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autoctone del Valdarno Superiore: prime microvinificazioni
E fu prezzemolo per
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Vino e olio pugliesi
a Castel del Monte
Una
lezione di onestà
Alla ricerca del vino
e dell'olio perduti
Progetto
Piattaforma Ampeleografica
Anteprima 2002 - I Vini
della Costa Toscana
Con gli olii alla
rivoluzione
La voglia di cambiare
Ceppi di lieviti "autoctoni"
per il Chianti
Il bastone senza carota
Il derby del vino
35^ Vinitaly:
un primo bilancio
Bianchi
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di Toscana: i grandi si presentano
Sommeliers
in Polonia
Il
Poggio alle Gazze se ne va...
Cosa
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Il vino rosso difende dalle malattie
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Presentato il progetto Enoturismo.it
Con certi pesci bevete
il rosso!
L'AcquaBuona premiata
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Dal mangiarbere giudizi
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Vini
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Affluenza record al Wine
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Ancora pareri sulla "DOC
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Alba: vino
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Due
anni di AcquaBuona
Vini lucchesi
all'Enoteca la Brilla
Introduzione
alle Colline Lucchesi
Incontrare Veronelli:
prima e seconda
parte
In archivio

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Con gli olii alla rivoluzione
Avrei
potuto iniziare titolando "la rivoluzione agli olii" oppure
"gli olii della rivoluzione", il senso non ne avrebbe sofferto
poi tanto. Ciò che importa, davanti ai fatti di oggi, è
che anche da un titolo se ne possa misurare la portanza. Di roboante,
innovativo titolo si doveva trattare, quasi un dovere, per anticipare
emozioni ed accadimenti altrettanto nuovi, che vi narro d'appresso.
Ebbene sì, li ho incontrati, li ho visti passare, si sono fermati
un attimo vicino a casa mia - quale privilegio! - quel tanto che basta
per lasciarsi sfiorare, accarezzare, guardare, odorare, bere. Le strade
di Camaiore questa primavera mostravano cubitali parole: "Ad Enolia
l'olio secondo Veronelli - Anteprima mondiale".
Si sono uniti sotto l'egida di un manifesto nuovo, ferreo, chiaro, trasparente,
autonomo; tutti insieme, per essere più visibili e più forti,
per mostrar le insegne finanche negli anfratti, quale densa sintesi di
un operare certo, diverso, più vero, più rispettoso, estremi
come solo la naturalezza di un prodotto genuino della terra può
esserlo. E tu, ammirato ed ingenuo curioso, beatamente frastornato dagli
umori novelli, più ci pensi e più ti chiedi: "ma perché
non era così da prima!?".
Sono
- di olii io parlo- i testimoni principe del tempo che cambia, di un vento
caldo che soffia da sud a nord lungo la nostra penisola a scuotere dal
torpore, dalla disillusione e dalla mancanza di prospettive l'asfittico
mondo olivicolo, a significare che qualcosa di più è possibile,
che rialzare la testa -e la dignità- da parte dei contadini olivicoltori,
è un atto dovuto. Contro l'abbruttimento di una accezione assolutamente
bieca e commerciale che ha lasciato fuori dai sentieri del gusto e della
qualità un prodotto essenziale della nostra storia umana e sociale,
oggi come ieri.
Contro l'abbruttimento di una fruizione cieca di un olio spacciato per
tale (a cui ci siamo assuefatti senza colpo ferire) e che continuiamo
a chiamare olio nonostante voci e rumori - purtroppo ancora di fondo ma
non per molto - insinuino essergli solo lontano parente. È stato
il mio un approccio istintivo ed ingenuo, spinto come sempre dalla curiosità,
che d'un botto ha come superato tutte le ragioni politiche, commerciali
e sociali che poteva trovare a conforto, da quando i sensi si sono lasciati
trasportare per strade sconosciute, da quando cioè non ho potuto
fare a meno di essere travolto dalla prepotenza e dalla presenza scenica
di quegli olii.
Sono sensazioni nuove, pagane, golose e terrene, sale della vita e della
terra, senso in più ed appagamento, vissute in un girovagare oliandolo
ammirato e frenetico che mi ha lasciato in uno stato d'animo diverso,
trasognante, fin'allora non praticato. Da quel giorno in me una volontà
in più, una voglia in più: aspirare ad un rincontro, comunicarne
il passaggio.
Ma
più ancora mi hanno affascinato le parole degli olivicoltori, persone
che ho ascoltato ammutolito per impararne la determinazione e la volontà,
tutte nuove, il bisogno tanto atteso di trovare una cassa di risonanza
per un sentire comune già intuito e perseguito in silenzio nei
loro uliveti, ed ora finalmente gridato e condiviso.
Ho partecipato - senza rendermene conto fino in fondo - ad un evento che
mi ha lasciato intuire la creazione di fondamenta nuove, di nuovi abbecedari,
da riscrivere insieme, da imparare insieme. Mondi di odori e di aromi
dalla spiccata personalità, dalla elettiva diversità l'un
l'altro, a comporre un affresco italiano dalle mille tinte, dalle altrettante
peculiarità, dove sarà bello un giorno poter riconoscere
terroirs, cultivars, tempi, metodi, estri e stili, in una rincorsa verso
l'identità, la qualità e la trasparenza. È un vero
piacere, di quegli olii, leggerne oggi le etichette, quelle etichette che
ho sempre sperato trovare siffatte anche nei miei amati vini. E sapere
che dietro l'etichetta ci sono requisiti e controlli certi da doversi
rispettare. Sicuramente rispettati.
C'è
un "giovane guerrigliero", il cui nome è stampigliato
sulla fascetta di ogni bottiglia, che ha intuito ed elaborato, riunito
a se un insieme di competenze tecniche e commerciali, messo in piedi un
manifesto per i comitati oliandoli rivoluzionari, fissato principi ispiratori,
per il fine ultimo dell'innalzamento della qualità della vita di
milioni di persone che ci onorerebbero grandemente con i frutti veri,
perché figli della rabbia e della determinazione, delle loro terre.
Luigi Veronelli, compendio fatto uomo di intuito e ragionamento, non è
nuovo a tali imprese, volte alla creazione di "idealità"
terrene e materiali dal lungo respiro.
"La
strada è lunga ma ne vedo la fine", cantava il buon Dylan
della mia gioventù nervosa: ebbene, da quel giorno a Camaiore,
e da quella strada, grazie alle intuizioni e ai ragionamenti, mi incalza
progressivo un fremito "giovanile", di quelli buoni però,
che mi avrebbero portato un tempo a quelle adrenaliniche, partecipate
digressioni sul personale e sul politico, a parlare e a gridare, ad espormi.
L'ho sentito arrivare - semplicemente- ascoltando la famiglia dei leccini,
e lì confondermi: dalla soave rarefatta armonia del leccino di
Comincioli, dal Garda bresciano, alla eleganza dinamica e coinvolgente
del Guerrieri Rizzardi, sull'altra sponda, od ancora dalla caratteriale
presenza, eppur raffinata, dei leccini toscani - fruttato e persistente
il Podere San Matteo, avvolgente e tattilmente denso il Felsina- a quella
più austera ed intrigante del leccino de Il Monte, da Città
della Pieve, fino ad arrivare al ricordo di un bacio, autentico, regalatomi
dal leccino di Pezza della Pigna, che mi ha ammaliato da Taranto.
A quelle voci se ne sono unite altre, incalzanti, di cui non sono riuscito
a trattenere l'ascolto: quelle d'atmosfera di una cassanese in purezza
delle Terre di Balbia, quelle più dirette e intense della Tondina,
quelle volumiche e rimbombanti della Casalina del Garda, quelle pungenti
eppure morbide di una nocellara del Belice prodotta in Sicilia da Planeta,
quelle da coup de coeur per brillantezza ed aromaticità, effluenti
da quel moraiolo da Castiglione d'Orcia (Podere Forte), quelle bilanciate
e garbate di un moraiolo aretino, quelle elettriche e nervose di un moraiolo
del Trasimeno, quelle armoniche e raffinate di un moraiolo di Città
della Pieve.
E poi dal coro sono spuntate le voci forti, impositive e stordenti, felicemente
stordenti, che mi sono arrivate dalla Basilicata - coratina di Terre d'Arnolino,
l'olio della mia predilezione - dalla Puglia - intensità e potenza
di coratina da Pezza della Pigna - dalla Sardegna- una bosana-bomba per
continuità, compattezza ed aromaticità, dai Fratelli Pinna.
Sì, sono quelle voci ad avermi fatto intuire la strada, voci che
so decifrare a malapena -tanto nuove le sensazioni - ma di cui però
non posso fermare il racconto. Altri ne seguiranno, perché quelle
voci sono state capaci - sole loro - di travalicare tutto ciò che
di fondante ed opprimente sta smuovendo/superando/combattendo il manifesto
nuovo: politica, socialità, sicurezza alimentare, cultura.
....Ebbene sì, li ho incontrati, li ho visti passare, si sono fermati
un attimo vicino a casa mia - quale privilegio! - quel tanto che basta
per lasciarsi sfiorare, accarezzare, guardare, odorare, bere... Il mio
cuore sta là, su quella strada ormai tracciata. Alla fine della
strada il mondo nuovo.
Con gli olii, alla rivoluzione!
Fernando Pardini
(4/6/2002)
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