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I titoli


WineTip e i trader on line del Brunello. Un pool di giovani professionisti dà il via alla borsa telematica dei "futures" sui vini

PAOLA JADELUCA
Scalper telematici che si accaparrano in anticipo i "grand cru" del futuro? Trader on line che si scambiano certificati su Bordeaux pregiati e Barolo d'annata? Il mercato dei derivati sul vino non è ancora così movimentato come quello delle azioni e dei futures tradizionali, ma Mako Onfermann, presidente di WineTip (www.WineTip.it), la borsa telematica del vino presentata ufficialmente alla stampa giovedì scorso a Milano, è convinto delle potenzialità di sviluppo anche in Italia di questo particolare settore di investimenti. E risponde con i dati allo scetticismo manifestato da molti, come il produttore Angelo Gaja: «Un'analisi di alcuni premier cru di Bordeax mostra come questi vini, nel primo anno della loro vita en primeur, abbiano aumentato il loro valore fino a punte dell'80% racconta mostrando orgoglioso un grafico che evidenzia l'andamento di forte domanda in Italia, rispetto alla Francia, manca solo una rete di servizi capace di supportare il decollo del questo settore, attorno al quale c'è grande fermento».
Vendere vini dopo la vendemmia, tra i 2 e i 4 anni prima della loro maturazione. E' tutta qui la vendita en primeur. Una scommessa su raccolti eccezionali e sul valore aggiunto che il tempo può conferire a prodotti di elevata qualità che, però, sono acquistabili solo attraverso canali particolari. Spalancare on line le porte di questo mercato, è l'obiettivo di WineTip, che oggi consente l'accesso ai grandi vini di Francia e Italia ma è già pronta alle bottiglie di Spagna.
Un progetto ambizioso, attorno al quale s'è raccolta una squadra di giovani professionisti che alla passione, tutta personale, per il vino ha affiancato il proprio expertise negli affari. Il presidente Onfermann è approdato in Italia quale consulente per l'ebusiness di Ambrosetti dopo una lunga esperienza alla Boston Consulting Group di Monaco. Federico Pedrazzi, amministratore delegato di WineTip, già senior auditor di Arthur Andersen, è un altro fondatore dell'iniziativa. Dal settore dell'investment bank viene invece Alberto Cristofori, direttore dei mercati, alle spalle una brillante carriera alla Deutsche Bank. Ingegnere aeronautico, una carriera costruita alla guida di processi di reeingeenering e realignement tecnologico per grandi multinazionali, André Emmert, Ceo di WineTip, è l'altro fondatore. Fineco, banca on line leader di mercato, finanzia l'iniziativa attraverso il fondo Wisequity, sponsorizzato anche da Seat Pagine Gialle e dalla De Agostini. A completare la squadra esperti del mondo vinicolo, produttori in testa, e una piattaforma tecnologica targata Sia.
Il funzionamento di questo mercato è semplice, basta pensare a Bot e azioni. Si possono acquistare vini nella fase di emissione, en primeur, appunto; oppure in exchange, la sezione apposita per la compravendita dei certificati già in circolazione. WineTipe, come un broker on line, ha i suoi proventi dalle commissioni di intermediazione. Ma non solo. Come un qualsiasi altro broker on line WineTip ha sviluppato una linea di servizi finalizzati alla maturazione della clientela. Si va dalle valutazioni comparate sui vini, tratte dalle migliori guide in commercio, alle informazioni sull'andamento dei prezzi. Un capitolo a parte meritano le degustazioni: quelle non si possono certo fare on line.


(La Repubblica - Affari e Finanza, 29/10/2001)


Abruzzo. Vino doc, seconda enoteca regionale

VAL VIBRATA - Una seconda enoteca regionale in Val Vibrata e pieno riconoscimento al Controguerra doc, che riunisce i Comuni di Controguerra, Torano, Colonnella, Corropoli.
Nell'assemblea regionale delle città del vino, tenutasi a Torano, è stata anche decisa la partecipazione dell'associazione al Bit di Milano ed all'Ecotour di Pescara, mentre si prepara la bozza di regolamento relativo alla strade del vino, che sarà presentato alla Regione Abruzzo allo scopo di ottenere il finanziamento finalizzato di circa 450 milioni.
Il presidente riconfermato all'unanimità, delle città del vino, Antonio Di Biase, sindaco di Tollo, ha sottolineato l'importanza di aumentare i vini doc abruzzesi, che sinora sono solo tre e di puntare sullo sviluppo e sulla commercializzazione del vino abruzzese. Torano Nuovo, da sempre denominata la capitale del Montepulciano d'Abruzzo, si candida naturalmente quale sede per l'istituzione della seconda enoteca regionale.
F.C.

(Il Messaggero, 30/10/2001)


Il Chianti parte alla conquista di Orvieto con uve a bacca rossa

Dal "Principe" di Machiavelli alla "Cattedrale" del Maitani, come bere un bicchier? di vino. Il Gruppo Italiano Vini, leader di etichette di pregio Chianti Classico fra cui "Fontalle" ha definito in questi giorni l'acquisto di 140 ettari nella zona del pregiato Orvieto Classico, nelle vicinanze della propria cantina di produzione Bigi. All'acquisto segue un programma di riconversione aziendale: prevista la messa a dimora di ulteriori 60 ettari di vigneto (la tenuta è solo parzialmente vitata). "La natura dei terreni e la buona esposizione consentono ottime previsioni circa la qualità dei prodotti ottenibili. Si punta al reimpianto di vigneti destinati alla produzione di Orvieto Classico, e di uve a bacca rossa" hanno affermato i vertici dirigenti del Giv. "Stiamo lavorando a 360 gradi - dice l'enologo Francesco Bardi, direttore della Bigi - nel vigneto e in cantina. I nostri vigneti sono migliorati col proposito di ottenere il massimo livello di qualità a costi ragionevoli. Riguardo alle uve nere, puntiamo decisamente su cloni selezionati di sangiovese e sul merlot, che dà risultati interessanti". Dopo questa acquisizione Giv, anche tramite la controllata Giv Sud, disporrà di circa 1100 ettari di vigneto specializzato in dieci diverse regioni vitivinicole italiane.
A.C.


(La Nazione, 31/10/2001)


Abruzzo. La produzione sarà inferiore rispetto a quella del 2000: 3,3 milioni di quintali contro i 3,8. Ma sale il livello. Vino, bicchieri più vuoti ma la qualità è superiore

di ADRIANA SETTUARIO
PESCARA - Non c'è dubbio, per gli esperti, anche quella di quest'anno passerà alla storia come un'"annata eccezionale". Calici e bicchieri torneranno a traboccare del buon nettare rubino a tutto beneficio del fatturato che dovrebbe impennarsi, soprattutto per le esportazioni. Dal fronte vendemmia tutti soddisfatti insomma, nonostante un calo produttivo di circa il 20%. Stesso bollettino in campo oleario. "Buona" la qualità del secondo nettare d'Abruzzo, anche se l'oro verde deve fare i conti con un trend negativo che intacca, da tre anni, la produzione. Senza parlare del confronto che l'olio nostrano sta, egregiamente, sostenendo per scalfire quel primato detenuto dalla produzione delle sue sempre più agguerrite antagoniste Toscana, Umbria e Liguria in testa.
Insomma l'Abruzzo esce a testa alta da una scommessa, nel campo agricolo, su cui aveva investito risorse e capacità imprenditoriali. Ma sentiamo i commenti degli addetti ai lavori alle prese con le ultime battute della vendemmia. "Non ricordo periodi migliori - sbotta Giovanni Bosco - una qualità eccezionale così non accadeva da almeno 40 anni. Ricorda tanto il '66 e '68". Stesso parere nell'azienda agricola Ciccio Zaccagnini. "Abbiamo avuto un andamento climatico eccezionale - ha spiegato Angelo Ruzzi -. Fortunatamente è stato scongiurato il pericolo grandine che si è abbattuta sulla zona costiera".
Per gli amanti del novello, d'imminente uscita, si preparano serate di degustazione per il bianco di Ciccio e l'Ibisco rosa. "Diamo molta importanza al contatto diretto con i consumatori - commenta l'esperto -. Siamo interessati in particolare alla fascia di mercato giovanile che si conquista con vini piacevoli, fruttati e d'ottima qualità". Bilanci preventivi anche in casa Pasetti, nominato nella "Guida dei vini d'Italia" dell'associazione sommelier per il bianco "Testarossa" del 2000, cui è stato attribuito il massimo riconoscimento dei "cinque grappoli". Secondo le stime di Rocco Pasetti, presidente dell'Assoenologi che raggruppa oltre 60 iscritti della regione, il calo produttivo nel Pescarese va dal 14 al 18%; dal 5 al 7% nel Chietino; 15% nella zona teramana. Una produzione d'uva inferiore di 500mila quintali: 3 milioni e 300 quintali di quest'anno contro i 3 milioni e 800mila del 2000. Le cause sono da attribuire all'instabilità climatica che ha inciso nel momento della fioritura ed alla carenza idrica dell'ultimo periodo.
Le uve risultano sane, con bucce integre e molto spesse, ricche di sostanze estrattive aromatiche. La gradazione alcolica finale risulta buona per i bianchi, ottima per i rossi e rosati. "Come enologo - aggiunge - è presto per una valutazione qualitativa soprattutto dei rossi che hanno bisogno di tempi d'affinamento e maturazione più lunghi". Stesso discorso anche per Stefania Pepe, nonostante una diminuzione quantitativa del 35% del Montepulciano. Un suggerimento è rivolto all'Arsa: "il servizio dovrebbe puntare su azioni di consulenza e supporto al contadino ed al viticoltore piuttosto che alla promozione vitivinicola". Una nota di colore ha caratterizzato la vendemmia 2001 nell'azienda Pepe: ospiti particolari uno stagista giapponese e due statunitensi arrivati in azienda per seguire le fasi di un couvet speciale che Pepe intende immettere sul mercato americano col nome di "Pace", come auspicio contro la guerra. "E' stata un'esperienza unica - ha ricordato la responsabile - vedere gli americani entusiasti nel pigiare l'uva con i piedi". Ad Illuminati, il cui Lumen '98 è stato riconosciuto, dalla "Guida dei vini d'Italia", come uno dei "cinque grappoli", è stato anche assegnato, dall'Almanacco del Bere bene del Gambero Rosso, l'Oscar della qualità-prezzo per il Montepulciano 2000 "Riparosso", quale miglior vino di più largo consumo. "Anche per quest'anno - commenta l'enologo Claudio Cappellacci - è l'annata ideale per le riserve, in particolare per il Montepulciano".
Se la ride, dall'alto della sua esperienza, abituato com'è a premi e segni di stima, Edoardo Valentini annoverato anche quest'anno dal Gambero Rosso tra i "tre bicchieri" per il Montepulciano d'Abruzzo del '95. "Come si puņ sapere come sarà l'annata? E' come vedere una donna incinta e dire che il bambino sarà bello. E poi è sempre la vendemmia del secolo - dice ironico -. Aspettiamo prima di parlare". Oltre all'andamento climatico stagionale altalenante, il produttore invita a considerare l'esposizione: un fattore determinante per la qualità. E allora cosa consigliare ai consumatori? Al bando suggerimenti dei sommelier: "che beva ciņ che gli piace. Il bello del Vino, con la maiuscola - riferisce - è che sgorghi dalla sensibilità e tecnica artistica del produttore. E il consumatore è bravo a riconoscere ciņ che è buono".
Più cauti sul fronte olio, dove la siccità non ha intaccato la qualità ritenuta "media-buona". Anche in questo settore la produzione è calata del 20-30%. Ad analizzare la situazione è Gianfranco D'Addario della Plenilia, società cooperativa di produttori d'olio. "Da 3 anni la produzione non è quella che dovrebbe essere. Proprio nel '98 ci trovammo di fronte ad una raccolta abbondante, ma di scadente qualità. Speriamo che gli eventi climatici si stabilizzino". A controbilanciare il ridotto quantitativo arrivano più richieste di privati per i nostri olii di qualità, sempre più presenti in vetrine di riguardo di mostre e fiere internazionali. Ma non è solo la siccità a minare le basi dell'oro verde di casa nostra. Anche la burocrazia ci mette lo zampino, come fa rilevare Alberto Amoroso, presidente del Consorzio nazionale frantoiani che raggruppa 120 soci. "La Comunità Europea richiede registrazioni contabili infinite. Una pretesa eccessiva che sta creando un forte malcontento".
Intanto dal 6 al 11 novembre prossimi l'Enoteca regionale di Ortona ospiterà una serie di incontri con l'olio e il vino novello. Sarà probabilmente per il 9 novembre l'appuntamento che l'emittente televisiva Rete 8 ha programmato per la 12 ore di diretta riservata alla vendemmia. Collaborerà allo speciale la redazione di Agricolturaoggi che da anni si occupa del settore.



(Il Messaggero, 2/11/2001)

Vino, è l'ora del novello: l'Italia sfida il beaujolais. Annata record, quasi venti milioni di bottiglie.Produzione ancora in aumento, ottima la qualità prevista. Via alla vendita da mercoledì, in anticipo rispetto alla concorrenza francese

LICIA GRANELLO

MILANO - Le prime bottiglie hanno cominciato a circolare nei giorni scorsi, in maniera semiclandestina, ognuna con minaccioso cartellino addosso: «E' vietata la commercializzazione fino alla mezzanotte del giorno 6». In realtà, in Italia, si comincerà a bere novello a partire dalla notte di domani, a Vicenza, dove l'Istituto del Vino Novello e Vicenzafiere hanno organizzato una Fiera, con «deblocage» anticipato.
L'appuntamento con il «Beaujolais est arriveé» tradotto in italiano è una coperta che si accorcia, anno dopo anno: così, se in Francia dietro alla sigla «JZ» (jeudi zero) c'è una lunghissima tradizione che inchioda la prima degustazione all'ora 0 del terzo giovedì di novembre, la trasposizione italiana è anticipata di dieci giorni. Allo stesso modo, se i nostri cugini utilizzano esclusivamente uva Gamay, noi ci divertiamo a fare novelli con un ventaglio larghissimo di uve, dal Nero d'Avola al Teroldego.
In compenso, i tentativi di sottrarre il Novello alla banalità del vino di prontissima beva aumentano insieme ai dati di produzione e di vendita: è il caso dei trentini della Cavit che hanno lanciato un'etichetta, «Terrazze di luna», a rappresentare un «nouveau» più strutturato ed elegante, e dei toscani di Rocca delle Macìe, che utilizzano esclusivamente uva Sangiovese da vitigni a basso rendimento (e quindi di maggior concentrazione).
Il resto, è tutto nella tradizione importata del «deblocage», diversamente vissuta dai grandi gourmet italiani: se ai «Balzi Rossi» di Ventimiglia, il Beaujolais è stato sempre considerato occasione di festa, i milanesi «Aimo e Nadia» non hanno ancora trovato un Novello che meriti di essere inserito nella carta dei vini.
Ma i francesi stessi si dividono in nome del Beaujolais, se è vero che secondo il sondaggio condotto nei giorni scorsi dalla «Revue du vin de France» - la più prestigiosa rivista di vino del mondo - oltre la metà degli intervistati considera il «deblocage» una mera operazione di marketing.


(La Repubblica, 3/11/2001)
 

 

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