![]() | Pina Argiolas |
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Podere
Rocche dei Manzoni Gianfranco
Alessandria Cosimo Taurino Fratelli
Pecchenino Cantina
produttori Colterenzio |
Lo stand di
Argiolas è sempre molto affollato: sono tutti curiosi di assaggiare
questo vero e proprio mito dell'enologia italiana che è il Turriga.
Siamo fortunati, perché si libera un tavolino all'interno, di cui
noi subito approfittiamo. Sono tutti molto indaffarati, compresa la bella
figlia di Antonio, che serissima va frettolosamente di tavolo in tavolo.
Anche l'enologo che lavora a tempo pieno per l'azienda è molto impegnato:
queste circostanze fanno sì che ci dedichi un po' del suo tempo la
signora Pina Casulas Argiolas, ed è per noi una vera fortuna perché
è difficile trovare una persona in cui che trasmetta un così
perfetta miscela di energia, dolcezza, simpatia e competenza. "Nella nostra
azienda, che è divisa in quattro fattorie, abbiamo 230 ettari a vigneto
e 45 a uliveto. Tutte le vigne sono situate nel medio alto campidano e hanno
altitudini intorno ai 250, 300 metri sul livello del mare."
Come si può riassumere la vostra filosofia? "Vedete, la Sardegna per la sua stessa natura geografica è una terra isolata, e spesso si è isolati anche all'interno dell'isola. Questo può spiegare la ricchezza di vitigni autoctoni: Monica, Bovale, Arignano, Cannonau ... ci sono addirittura due qualità di Vermentino! La nostra filosofia può essere riassunta nella valorizzazione massima dei vitigni tradizionali. Useremo i vitigni internazionali sempre come completamento. Prendete il caso del Merlot e del Syrah per il Korem, che contribuiscono solo per il 10%. Abbiamo dei vigneti sperimentali di uve internazionalie, certo, sì che ci hanno chiesto di fare un Merlot! Probabilmente qui verrebbe benissimo, ma noi vogliamo assolutamente restare legati alla cultura dei nostri luoghi." Com'è nata la vostra azienda?
"Per merito di mio suocero. C'è stato un periodo negli anni 80
in cui la CEE incentivava, anzi sovvenzionava proprio, l'estirpazione
delle vigne. E pensate che estirpare oltre 200 ha di vigneti avrebbe voluto
di e diventare miliardari! Invece mio suocero, con grande lungimiranza,
si è rifiutato. Molti dei nostri vicini ci prendevano per matti:
rinunciare ad un'occasione simile! Poi è arrivato Giacomo Tachis,
che ama molto la Sardegna e le nostre zone, e ci ha detto: voi espiantare
con questo clima e vigne esposte in questo modo? Dovreste essere matti!"
Quindi questa azienda, due volte matta, convertì la produzione,
che all'epoca era rivolta principalmente alla produzione di bianchi che
poi venivano esportati in Francia e Germania per essere imbottigliati
là. Pian piano le vigne, che erano coltivate a tendone, vennero
rimpiazzate da nuovi impianti ad alberello sardo e iniziò il percorso
verso la qualità. Come è nato il Turriga? "Mio marito imbottigliava solo vini da monovitigno; Giacomo li assaggiava e ne constatava pregi e difetti. Dunque ha iniziato a fare assemblaggi. Del resto lui dice sempre: io sono solo un mescolatore di vini! - dice la signora Pina ridendo - All'inizio non avevamo neanche una cantina, il primo Turriga è invecchiato in una sala refrigerata... Ora Tachis ogni mese viene e controlla la situazione, è ormai uno di casa, e ci ha portato un suo allievo, Mariano, sardo, che lavora da noi come enologo a tempo pieno." Al primo concorso internazionale il Turriga fu subito premiato con la Gran Medaglia d?Oro "e da quel momento abbiamo iniziato ad essere considerati, ma solo all?esterno, si sa che <nemo propheta in patria>. Poi, piano piano, abbiamo iniziato a fare scuola anche in Sardegna." Qual'è la situazione della viticoltura sarda? "Noi abbiamo fatto da apripista. Oggi stanno morendo le cantine sociali e sopravvivono quelle che puntano alla qualità; non c'è più la regione che paga tutto. C'è il problema del Cannonau che raggiunge facilmente 14, 15 gradi e che per questo può essere difficile da vendere, e quindi bisogna lavorare sulle raccolte anticipate e le basse rese delle vigne." Assaggiamo dunque il Turriga 95, uvaggio di Cannonau, Carignano, Malvasia Nera e Bovale. Di grande complessità, si sentono fiori, frutta, l'apporto del legno, note balsamiche e mentolate, lievi cenni di liquirizia. Il vino è in pieno stile Tachis, aristocratico, mai troppo potente o monumentale. Presenta un finale ampio e persistente, un tannino ancora un po' verde. Ma per voi è ancora utile venire a Vinitaly? "Certo, qui abbiamo avuto i primi clienti, è per noi sempre molto importante, certo è un vero tour de force..." Ci congediamo dalla simpatica signora Pina, che va ad ascoltare una sua pittoresca amica/cliente giapponese che protesta a gran voce: "Più Turriga! Più Turriga!" ---- Veniamo ai vini assaggiati: il Monica di Sardegna Perdera 1998 si presenta fluido, con un colore rubino non particolarmente brillante, un naso di media intensità con sentori di frutta dolce e matura. Buona la bocca, che su di un corpo piuttosto leggero, mostra tannini equilibrati. Il Cannonau di Sardegna Costera 1998 al colore è simile ma i toni aromatici sono più dolci e in bocca presenta maggior corpo con evidenti sentori di confettura. Il Korem 1998, a base di Bovale e di Carignano, con aggiunte di Syrah (5%), Merlot (5%) e Cannonau matura metà in barrique nuove e metà in vecchie. Il vino è più tannico e il frutto più presente, mostrando in modo evidente la confettura di prugne e note di caffè. Viene vinificato a temperatura controllata e con la tecnica del delestage che ne migliora l'ossigenazione. L'Angialis 1997 presenta un naso aromatico molto fine e una piacevolissima beva. Ma veniamo al Turriga 1995,
assemblaggio di Cannonau, Carignano, Malvasia nera e Bovale: affina per
18 - 24 mesi in barrique prevalentemente di rovere nuovo, dove fa la malolattica
e viene travasato 3,4,5 volte, poi passa un anno e mezzo in bottiglia.
Il naso è molto intenso e elegante, coerente con gli altri vini
assaggiati ma più concentrato e meno dolce. Di grande complessità,
si sentono fiori, frutta, l'apporto del legno, note balsamiche e mentolate,
lievi cenni di liquirizia. Il vino è in pieno stile Tachis, aristocratico,
mai troppo potente o monumentale e presenta un finale ampio e persistente,
una bella struttura e una massa tannica ancora un po' verde.
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