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Líazienda:
Azienda Agricola Sartarelli
Sottozona: Poggio San Marcello
(Ancona)
Data assaggi: aprile 2000
I Commenti:
Nel padiglione interamente dedicato
ai vini della Regione Marche, se ti trovi a passare per uno dei numerosi
stands che lo caratterizzano, resti sorpreso dalla naturale simpatia che
suscita la gente del vino marchigiana: e ti colpisce la semplicità,
la cordialità nella proposta e nei gesti che l'accompagnano, l'attaccamento
anche fiero a una tradizione antica, il senso delle radici da preservare
e da rinnovare al tempo stesso. E mi piace ripensare al lavorìo,
a quel darsi daffare attorno a bicchieri e bottiglie, allo spiegare, al
farsi luce, che luce si fanno se pensiamo al crescente interesse del mercato
verso questa regione. Dai verdicchi di Jesi e Matelica ai rossi Conero,
finanche ai vini dei Colli Maceratesi fino al rosso Piceno, l'universo
vinicolo del territorio appare senza ombra di dubbio in pieno sommovimento
e in piena rivoluzione qualitativa, conscio finalmente delle potenzialità
delle sue terre, delle sue uve e dei loro frutti. Certo quando si
parla della azienda agricola Sartarelli
non ci riferiamo alla scoperta dell'ultima ora, che la rivoluzione qui
è già partita da un pezzo, però l'approccio, il carattere
pacato e cordiale, sincero e timido di Patrizio Chiacchiarini e del suo
staff riflettono appieno il carattere di quella gente, quello che respiri
anche negli altri stands, anche meno blasonati. L'interesse verso
il cultivar verdicchio è ormai radicato in me; un appuntamento
per la conoscenza di questa cantina era d'obbligo così come obbligato
il percorso gustativo suggerito e commentato dal signor Chiacchiarini.
In progressione degustiamo: Verdicchio Jesi Classico 1999 Verdicchio
Jesi Cl. Superiore "Tralivio" 1998 Verdicchio Jesi Cl.
Superiore "Contrada Balciana" 1998. Intanto qualche notucola
sul Verdicchio di Jesi Classico: la varietà autoctona di
cultivar verdicchio che sta alla base di questo vino deriva da due diversi
appezzamenti (in totale 18 ettari) situati nei Vigneti Carlò
e Busche , nell'area collinare di Poggio San Marcello e Montecarotto.
Il sesto di impianto prevede circa 2000 piante/ha ed un sistema di piantagione
capovolto doppio. La produzione media si aggira sui 110 q.li\ha. La
trasformazione prevede pressatura soffice e fermentazione alcoolica termo-controllata.
Le sensazioni organolettiche, perchè di sensazioni si tratta, nel
bicchiere di Verdicchio Jesi Classico annata 1999 sono legate
alla estrema giovinezza che marca a suo modo lo sviluppo olfattivo e gustativo:
se la tipicità nei colori c'è già, ancora ruvido
e non nitido è l'approccio al naso, giocato
su un carattere fruttato mediato ancora dalla estrema freschezza delle
note metalliche, su quadro mediamente intenso e persistente, abbastanza
fine : freschezza e verve acida che la si ritrova tutta in bocca, che
scorre invece corposa verso un finale mediamente fruttato e soavemente
amarognolo. Le uve che concorrono al Verdicchio Tralivio derivano
invece dai vigneti omonimi, su un estensione di circa 12 ettari esposta
a Sud e Sud-Est, con medesimo sesto di impianto e sistema di allevamento
del Verdicchio "base". Ma la scelta degli acini dai vigneti
più vecchi e la tecnica adottata del diradamento in vigna consentono
selezione più accurata, più basse rese e risposte qualitativamente
più indicative. Qui assaggiamo il Tralivio 1998 che presenta
un giallo paglia scarico con lievi riflessi verdolini a cui associa un
naso più spinto in intensità e in persistenza rispetto al
"base", doti queste che riescono a dare maggiore nitidezza allo
spettro aromatico, che si manifesta varietale, non di caratura superiore,
comunque fine. La bocca è decisamente solida e strutturata, densa
e di corpo, caratterizzata in questa fase da note citrine e da una sapidità
che ne accentuano la freschezza e la "durezza" rispetto ad una
base lievemente aromatica e fragrante che si percepisce dietro. Lo stato
evolutivo è sicuramente giovane ; mi pare abbia solo bisogno di
tempo per esprimere equilibrio generale e rotondità di beva visto
che carattere e struttura (gli estratti ci sono e come) non gli mancano.
Vale comunque la pena di attendere.
Arriviamo
infine al must, al vino da non mancare, al vino che fa notizia,
al vino che ha spinto questa dinamica e simpatica azienda nel novero delle
grandi. Eh sì perché per essere particolare il Verdicchio
Contrada Balciana lo è. Intanto per come nasce, dal vigneto
omonimo situato a circa 300 metri slm che si trova nella Contrada Balciana.
Ebbene la Contrada Balciana, grazie alla sua posizione, ha la caratteristica
di offrire nel periodo vendemmiale delle brume mattutine che si ripetono
assai regolarmente negli anni. Così, l'occhio e l'estro attento
del produttore, aiutato e non poco da quello dell'agronomo\enologo Giancarlo
Soverchia, ha percepito la novità e l'interesse ma anche la sfida
che ci poteva essere nel favorire lo sviluppo della botritys cinerea
(muffa nobile) sugli acini di verdicchio e nel provare a vinificare per
trarne un vino secco: quindi vendemmia tardiva in più fasi di raccolta,
estrema selezione dei chicchi. Così nella Contrada Balciana le
rese si abbassarono naturalmente a circa 70 qli/ha e anche meno. I risultati
sono storia: il Verdicchio Jesi Classico Superiore "Contrada Balciana"
1998 intanto, quello che assaggiamo noi, è il primo a nascere
sotto la mano esperta di un nuovo enologo, il quale si dice non rinnegherà
la filosofia di base della vendemmia tardiva, ma forse quella dell'attacco
di muffa sì. Nel bicchiere , questo vino raccolto in Novembre,
si presenta di colore giallo paglia netto, non acceso, lucido e assai
denso. Decisamente apprezzabile la finezza olfattiva anche se non "spinta",
in cui l'intensità degli aromi è media e buona già
la persistenza, con riconoscimenti variegati di frutta (compreso quella
esotica) e di essenze floreali. In bocca sorprende assai la morbidezza,
che accompagna lo sviluppo al palato, che è pieno, di corpo, abbastanza
intenso e piuttosto persistente, fine. Qui il vino si esprime coerente
col naso, è fresco e assai secco e si dilunga sul finale in maniera
convincente e soavemente ammandorlato. È ancora giovane. Chiosa:
Vini caratterizzati da grande sostanza ed estratto quelli della Agricola
Sartarelli, non c'è che dire: in quanto tali si ricordano assai
bene, ovvero si fanno ricordare, e a mio parere questo è un pregio.
Anche se ritengo l'annata 1998 non ottima per i vini di Jesi a base verdicchio,
il Contrada Balciana riesce ancora a distinguersi mentre il Tralivio è
convincente nella solidità più che nella finezza e nella
eleganza. Vini caratteriali e ben fatti, potranno sicuramente diventare
vini importanti (e in parte lo sono già) e segnare il percorso
anche per altri che intendano perseguire con serietà la quanto
mai necessaria valorizzazione del patrimonio ampelografico italico . Questi
devono essere i vini del futuro nostro. A proposito di futuro,
non mancheremo di appuntare il Contrada Balciana 1997 e
di renderne conto sulla nostra rivista. A presto alla Signora Sartarelli,
ai suoi collaboratori e, obviously, ai suoi vini.
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