Appunto (d)al
Vinitaly:

Orlandi Contucci Ponno
 
 
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Gianfranco Alessandria
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Orlandi Contucci
Ponno

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Sottimano

Elio Grasso

Ada Nada

Pinot Neri

Cantina produttori Colterenzio

Azienda Agricola Ronco del Gelso

Fattoria le Terrazze

L’azienda: ORLANDI CONTUCCI PONNO

Sottozona: Colli Aprutini

Data assaggi: aprile 2000

I Commenti:

L’agrotecnico Casto Marzieni è a dir poco squisito. Quale miglior stimolo per soddisfare la nostra curiosità e per poter scoprire segreti e virtù di questa dinamica cantina abruzzese che dai 27 ettari di proprietà propone vini particolari, spingendo sulla internazionalizzazione dei vitigni ma solo come rampa di lancio per portare al cuore del degustatore attento la tradizione del proprio terroir: fatta di Montepulciano e di Trebbiano d’Abruzzo. Un terroir a dir poco singolare comunque, se è vero come è vero che la presenza del mare proprio a un passo e quel Gran Sasso alle spalle crea un microclima quasi bordolese, da sfruttare, direte voi, ebbene sì - ha risposto la famiglia Contucci - avvalendosi di un tecnico del calibro di Donato Lanati.

Pensate poi di cominciare una degustazione con un sauvignon blanc marcato Colli Aprutini igt: strano vero? Eppure è così, il viatico per la conoscenza di questa Azienda passa proprio da quel vino: Ghiaiolo il suo nome, 1998 l’annata. Nasce da una selezione di 3 o 4 cloni francesi. Quasi sorprendenti le emozioni: bel colore giallo\verdognolo lucido e piuttosto denso; profumi abbastanza intensi, fruttati in stile quasi loirese , di grande eleganza su quadro persistente e variegato, finemente aromatico, dove riconosci la frutta acerba, il sottobosco, l’eucalipto e le resine boschive. La bocca avvolge fin da subito, e il vino si mostra morbido, sapido e caldo, di sostanza lunga e fruttata. Ancora contrastato in acidità e quindi assai giovane. Direi grande, anche in divenire. Questo Ghiaiolo merita un riassaggio ed ecco arrivare il Ghiaiolo 1999, proposto in anteprima, che associa profumi fruttati di buona intensità a fragranze floreali, banana a gelsomino. Al palato è assai fresco, sapido, ancora duro sulle note giovanili che rendono la struttura sempre rigida, che tende a diluirsi e a scomporsi leggermente nel finale. Comunque c’è stoffa.

Non ci possiamo (ahime) dilungare sugli altri bianchi di casa Contucci in quanto poco meditati gli assaggi: lodevoli però le sensazioni, al punto che ci ripromettiamo di analizzarle meglio in un prossimo futuro: il Trebbiano d’Abruzzo Colle della Corte e il Roccesco Chardonnay hanno il taglio dei vini superiori e insieme al Ghiaiolo realizzano un bel trittico di bontà e qualità. Ne sentiremo riparlare (o ne riparleremo). Anche la proposta dei vini rossi è allettante e incuriosisce assai l’avventore accorto. Assaggiamo in sequenza: Montepulciano d’Abruzzo Podere La Regia Specula 1997, Colli Aprutini Cabernet Colle Funaro 1997, Colli Aprutini Cabernet Liburnio 1997.

Il Regia Specula 97 fa lunghe macerazioni in acciaio, legno grande per un anno poi staziona a lungo in bottiglia. Qui mostra un rubino vivido, limpido e abbastanza consistente a fronte di una olfazione abbastanza intensa e abbastanza persistente, elegante, fatta di sensazioni fruttate (frutti neri), china e rabarbaro su quadro abbastanza fine e variegato. La bocca invece sconta maggiore carenza di frutto rispetto al previsto, e si fa più scorrevole di quanto ci si aspetti; la massa tannica è levigata ma non di caratura superiore. Mantiene comunque intatte eleganza e dolcezza a discapito però della complessità e della sostanza.

Il Colle Funaro 97, che nasce come uvaggio di cabernet franc e cabernet sauvignon, è rubino intenso e piuttosto corposo. Il naso regala un quadro aromatico peculiare, varietale , non esacerbato né cotto, di buona finezza. In bocca ha un buon attacco, intenso e fruttato, morbido e caldo per poi andare incontro a una diluizione successiva che accompagna anche il finale, non lunghissimo, elegante e un po’ sottile. Da riassaggiare più in là nel tempo che qualche sorpresa positiva in più ci può stare.

Il Liburnio 97 infine, che unisce ai due cabernet anche il merlot, è tra i tre rossi quello che è riuscito meglio (secondo noi) : rosso scuro e denso, di buona profondità, rivela un naso intenso e intriso di frutti rossi dove spiccano marasca e ciliegia, accenni di sherry, profumi di cioccolato bianco, su quadro di buone finezza e profondità, equilibrato. In bocca si mostra coerente, di bella sostanza, fruttato e morbido. Non caldissimo nel corpo ma comunque saporito e persistente anche nel finale, che si compiace e ci regala un vino bilanciato in ogni componente, rotondo e marcato ancora dall’eleganza più che dall’opulenza. Insomma un vino -come dico io- da meditare e tenere a mente.

Chiosa Diciamoci la verità: tutti i vini proposti da Orlandi Contucci Ponno sono da meditare per particolarità, approccio, stile quindi da tenere a mente. Quando poi scopri i prezzi di cantina hai delle certezze in più: mettendo insieme la qualità con il prezzo ne discende una convenienza a dir poco imbarazzante, che noi naturalmente, da bravi fruitori, speriamo permanga a lungo. Siamo certi infine che la creazione di questi vini così ben fatti sostenga e serva da traino allo sviluppo e alla rinascita di una zona che, enologicamente parlando, potrà dare contributi essenziali e di livello all’immagine tutta di un territorio e di una nazione. Lode all’Abruzzo.

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