Appunto (d)al Vinitaly:
Podere Rocche dei Manzoni:
Valentino, il fascino di un nome
 
 
Gli incontri

Indice

Cascina Luisin

Podere Rocche dei Manzoni

Cantina Colli Amerini


Agricole Vallone

Cascina Massara
F.lli Nizza

Pina Argiolas

Gianfranco Alessandria
e Mauro Veglio

Mauro Molino

Borgo del Tiglio

Mastroberardino

Cosimo Taurino

Azienda Agrigola Sartarelli

Orlandi Contucci
Ponno

Fratelli Pecchenino

Rassegna marchigiana

Abbazia di Novacella

Andrea Oberto

Sottimano

Elio Grasso

Ada Nada

Pinot Neri

Cantina produttori Colterenzio

Azienda Agricola Ronco del Gelso

Fattoria le Terrazze


L'azienda:
Podere Rocche dei Manzoni

Sede: Manzoni Soprani - Monforte d'Alba (Cuneo)
Data assaggi: aprile 2000

Preambolo

L'avvicinamento ad un mostro sacro può incutere timore, riverenza e richiedere quindi preparazione, accortezza, cura del particolare come non mai. Così ho cercato di fare io nell'attesa di un incontro fortemente voluto. È straordinario come tutti i pensieri, le esitazioni, le attenzioni di circostanza cadano d'un botto quando ti trovi davanti Valentino Migliorini e sua moglie Iolanda e ne ascolti l'eloquio, ne ammiri i gesti.

Dire di sentirsi a casa propria forse è troppo ma ci siamo molto vicini. Comunicativo, preparatissimo, simpatico, brillante questo mi è apparso il buon Valentino da Monforte; piena di grinta e assolutamente complice la moglie Iolanda, che mi ha fatto gli onori di stand.

A disposizione una scaletta da brividi per proposta ed eterogeneità, che soltanto il tempo (tiranno e sul collo) non ha concesso di assaporare in toto: da qui, purtroppo, ne è derivata una sofferta selezione. Non ci sono stati dunque gli assaggi dei celebri brut o dello chardonnay "della casa" (a proposito, avete potuto apprezzare come lo chardonnay, nelle buone annate, in quelle zone dia luogo a vini fuori dal comune?), saltati a pié pari, bensì una meditata selezione di proposte in rosso nel bel mezzo di una variegata produzione "manzoniana" che unisce dolcetto a barbera, barolo a pinot nero, in un caleidoscopio di sensazioni e di stili, di caratteri e di identità ben distinte. Non volendo sottintendere troppo la predilezione e la stima verso la blasonata storia dei barolo di Rocche dei Manzoni quindi sbilanciarmi nel solo ascolto di quei vini, ho preferito fare una breve panoramica che toccasse ogni proposta di rosso vestita. La mia scelta poi è stata inquadrata nella giusta sequenza dalla signora Iolanda, che paziente ha ascoltato e di rimando tratteggiato da par suo un vino e la storia che ci gira intorno, che è poi anche storia di uomini e donne, vita stessa. Per non parlare di Valentino, dalla vitalità sincera e coinvolgente, che di frequente interveniva a suggello, per precisare, chiosare, scherzarci anche su... ah, il fascino di chiamarsi Valentino!!


Il commento:

La Barbera d'Alba Sorito Mosconi 1997 da subito si presenta bene, fruttata e intensa nella proposta aromatica, con profumi vinosi che sottintendono gioventù e ardore. In bocca è soavemente morbida e sfodera un buon contrasto frutto/acidità. Senza dubbio sapida, calda e di buona lunghezza, si chiude coerente e bellamente tipica.

Il Bricco Manzoni 1997 è pur sempre un capostipite: primo vino di Langa (nel senso della apparizione sulla scena) ad unire nebbiolo e barbera, nella annata 1997 è composto per l'80% da uva nebbiolo da Barolo, per la restante parte, ovvio, da barbera. Lunga macerazione sulle bucce, 12 mesi di carati più altri 12 di affinamento in bottiglia, si presenta all'assaggio rubino non carico ma assai denso. I profumi, intensi e persistenti, richiamano essenze floreali, frutti rossi e mandorla e regalano nell'insieme un quadro di composta eleganza. Molto espressiva la bocca, in ogni dove saporita e di grande avvolgenza. Il vino è ancora fresco, la struttura è salda, di lodevole impatto, e l'impianto tannico è di caratura superiore. Quasi grande a parer mio.

Ancora più in alto si vola però con il Quatr Nas 1997, un Langhe Rosso a tratti irresistibile che unisce 4 uve diverse (quatr nas starebbe appunto per quattro nasi): nebbiolo, cabernet, pinot nero e merlot ed è caratterizzato da un lungo affinamento in carati (24 mesi in media) e da almeno 6 mesi di permanenza in bottiglia prima dell'uscita. In questa sua ultima uscita primaverile presenta un rosso rubino di bella cromaticità , limpido e di sentita densità. L'impatto aromatico è molto fine, intenso, floreale, fragrante. La bocca, avvolgente e sapida, con quel leggero tocco di rovere ancora in spinta, mostra ottimi contrasto e brillantezza, soprattutto ottima persistenza gusto-olfattiva, che porta a riprovarci. Equilibrio ed armonia in divenire ne faranno un vino di classe.

Cambiando genere, sempre restando nel campo degli "esperimenti" di Valentino che il tempo nel frattempo ha consolidato, non potevo non mancare l'appuntamento con il Pinònero 1996, un pinot nero 100% proveniente dai vigneti di Manzoni, dal suo rosso rubino/granato piuttosto acceso e assai consistente. I profumi sono composti e non esplosivi, neanche nitidissimi, con la tipica vena fruttata del vitigno coperta in prevalenza dagli apporti terziari, leggi goudron, dentro a un quadro di buona profondità. In bocca è oltremodo denso, muscoloso, possente con la sua marcata concentrazione, e si differenzia assai da quella soavità deliziosa che riscontriamo nei borgogna di buon lignaggio. Non per questo la mancanza di profumi sopraffini e di aromi di bocca leggiadri e soavi lede alla sostanza e al portamento (maschio) di questo pinot nero, che pare legato a doppio filo alla potenza caratteriale dei terroirs di Monforte.

Per concludere, ovvio, un barolo è quello che ci vuole: ho voluto limitare la scelta ad uno soltanto, e non è stato facile. Sì perché Rocche dei Manzoni produce 3 barolo: c'è il Vigna Cappella di Santo Stefano, il cru dei cru, quello a cui forse la famiglia è più legata, la riserva particolare da grandi numeri; c'è poi il Vigna d'la Roul che proviene da Manzoni; c'è infine il Vigna Big, le cui uve arrivano dal cru Mosconi, dalla vigna del Bichi per intenderci meglio, che nel nome commerciale Valentino ha voluto simpaticamente trasporre in big.

E proprio su quest'ultimo big si è voluta soffermare la mia attenzione: il Barolo Vigna Big 1996 si mostra di un rubino vivo, nitido e denso. Lo spettro aromatico rivela profumi composti e contenuti, certamente profondi, non aperti, dove netto è l'apporto (e l'eccesso) del rovere. La bocca è sicuramente concentrata, asciutta, calda e di peso, dal discreto dinamismo, offuscato forse da un rovere in spinta e ancora sovradimensionato, per di più un po' troppo asciugante, che ne limita la piacevolezza e ne uniforma lo sviluppo. Il finale è lungo e tipicamente nebbiolo ma secondo me occorrerà tempo, o almeno lo spero, per portare in risalto frutto ed armonia.


La chiosa:


Non occorre molto tempo invece per avere un'idea della qualità offerta da questa cantina: per quanto appreso, nelle parole e nei fatti, la precisione e il rigore nella conduzione agronomica unite ad una attrezzatissima cantina di vinificazione ed affinamento fanno il paio con le straordinarie terre di Monforte: da Mosconi a Rocche Manzoni, da Perno a Villa Assunta a Ciabot d'August. Tutto questo concorre ad uno stile, mediato sapientemente tra gusto dell'innovazione e attaccamento alla tradizione, che ha il pregio grande di unire nel coro degli applausi conservatori ed innovatori, profani e curiosi (come io sono) nel nome della piacevolezza e del gusto. E questo è, per via che a Rocche dei Manzoni trovano entrambe dimora.


(fp)

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