| Vinitaly 2000 | Rassegna marchigiana |
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Podere
Rocche dei Manzoni Gianfranco
Alessandria Cosimo Taurino Fratelli
Pecchenino Cantina
produttori Colterenzio |
La Monacesca è una delle aziende di riferimento nella produzione del Verdicchio di Matelica. Il vitigno da cui proviene questo bianco marchigiano ha la stessa origine del "cugino" di Jesi, ma come ci spiega il rappresentante dell'azienda (che possiede circa venti ettari, di cui quindici a verdicchio e uno e mezzo di Chardonnay) "i vigneti della zona di Matelica si trovano in valli chiuse, e il vitigno si è andato differenziando. Il clima è caratterizzato da estati calde e inverni freddi, siamo a 400 metri di altezza e non c'è l'influsso del mare come nella zona di Jesi". Il Verdicchio "base" 1998, un assemblaggio di uve provenienti da tutti i vigneti, è di color carta e mostra al naso profumi floreali e di agrumi di media intensità. In bocca ha una bella dolcezza, aromaticamente regge piuttosto bene e presenta un finale pulito e piacevolmente asprigno. "Il territorio caratterizza molto questi vini", aggiunge il produttore, che ci spiega come questi bianchi subiscano la fermentazione malolattica per diminuirne la notevole acidità. Il Verdicchio di Matelica "La Monacesca" 1998, che proviene da un cru di nove ettari situato nella parte più alta dei vigneti (resa 70 quintali per ettaro), ha una gradazione di oltre 13.5% e un colore leggermente più marcato del precedente; l'impatto olfattivo è meno immediato ma in bocca il vino è più grasso e ha una bella struttura. Il finale è agrumoso e più dolce, ampio ma non lungo. La sua maturazione avviene nove mesi in acciaio. Il Mirum 1997 è un Verdicchio surmaturo denominato IGT Marche Bianco; ottenuto di nuovo da tutti vigneti ma operando una spietata selezione delle uve, è realizzato con quindici mesi di maturazione in acciaio, ha un colore paglierino piuttosto carico e mostra al palato toni surmaturi e note di agrumi canditi. I profumi sono un po' nascosti e il vino ha più struttura, sorretto anche dai 14% alcolici. Infine assaggiamo il nuovo prodotto dell'azienda, il Marche Rosso IGT Camerte 1998, composto al 70% da Sangiovese grosso (un clone di Montalcino) e al 30% da Merlot, che fermenta in acciaio ad alte temperature e sta 13 mesi in barrique (primo e secondo passaggio). Il colore è rubino non brillante, i suoi profumi sono intensi, marcati dall'influsso del Merlot (frutta rossa matura) e del legno (caffè e cioccolata). In bocca non appare concentratissimo, ha medio corpo, con note troppo evidenti di vaniglia, ma possiede comunque una buona morbidezza e tannini sotto controllo in un finale piuttosto persistente. Un vino che promette bene ma ancora da mettere a punto.
Il primo vino che presenta questa azienda è un Pinot Nero, il Girone 1995. Il colore è il tipico rubino scarico tendente all'aranciato e i profumi tendono al dolce con sentori di ciliegia e mandorla e sono moderatamente intensi. Purtroppo la bocca è squilibrata, corta e nettamente tannica. Lasciamo questo prodotto un po' atipico per il Rosso Piceno 1997, da uve sangiovese e montepulciano. Proveniente da vigneti che si affacciano sul mare, questo vino rubino chiaro mostra profumi di viola e uno spunto carbonico un po' vivace, si arricchisce in dolcezza in bocca, nell'ambito di un corpo leggero e rotondo. Il Rosso Piceno Villamagna 1997 proviene dall'azienda acquistata Villamagna, i cui vigneti sono situati all'interno della regione, nella provincia di Macerata. Il colore è rubino medio, i profumi di frutti di bosco. In bocca ha medio corpo, dà buone sensazioni (marcate dal legno), anche se i tannini sono ancora un po' verdi. Il Sangiovese Marche Saltapicchio 1997, si fa notare per la persistenza dei profumi e il bel colore rubino, sprigiona aromi eterei, quasi balsamici, e mostra in bocca un bel frutto accompagnato da sentori di vaniglia. Un pochino astringente e scivoloso nel finale, ma di buona persistenza e medio corpo.
Questa importante azienda delle Marche possiede 25 ettari di vigneto di cui 6 devono ancora entrare in produzione. Parliamo con il giovanissimo ma molto competente Marco Moroder, che ci racconta come la regione Marche a suo tempoabbia fatto impiantare Sangiovese adatto per le rese alte ma non certo per la qualità. Pertanto allo stato attuale il Montepulciano è il vitigno preferito in azienda, anche se fra i nuovi impianti c'è Sangiovese di tipo "toscano". Assaggiamo dapprima il Rosso Conero 1998, Montepulciano in purezza che dopo 7-10 giorni di macerazione, matura per 12 mesi in botti di legno da sedici ettolitri. Il colore è rubino cupo, i profumi di frutta nera e iris. In bocca ha struttura media, una succosità che ha come effetto una accentuata salivazione e un finale solo leggermente astringente. Il Rosso Conero "Dorico" 1997 è anch'esso un Montepulciano in purezza di 13%, frutto di selezione delle uve e raccolta ritardata, ed affina due anni per il 50% in barrique e per il 50% in botte grande. Il colore è concentrato e vinoso e al naso le note di frutta nera, ciliegia e prugna cotta si sovrappongono al marchio della barrique. In bocca appare concentrato ma di struttura inferiore alle attese, rotondo e con un finale di media lunghezza.
Gran bella sorpresa per questa media azienda marchigiana che con grande modestia sta pian piano e con prudenza modificando le sue strategie, affiancando una sempre più convinta produzione di vini importanti ad una residuale vendita sfusa. Il signor De Angelis ci spiega come nelle Marche, che sono state a lungo un serbatoio per altre regioni italiane, la ricerca della qualità non è una novità, ma un obbiettivo ricercato anche nel passato. Grande protagonista, il Montepulciano, che aggiunge De Angelis, matura bene solo nel sud delle Marche e in Abruzzo. Il Rosso Piceno 1998 (60% Montepulciano e 40% Sangiovese) ha un naso fruttato poco intenso ma in bocca si mostra dolcissimo, morbido e con un gran bel frutto. Prodotto con uve provenienti da tutta la zona a doc, coniuga la qualità a un prezzo molto conveniente. Il Rosso Piceno Superiore 1997 (questa DOC ha un territorio di produzione molto più ristretto del semplice Rosso Piceno), che matura per una anno in botte di rovere, è particolarmente ben fatto esprimendo bei profumi floreali e persistenti, con anche note di lampone maturo. Molto piacevole anche in bocca, con un finale eccellente, una buona struttura tannica e mediamente lungo. Infine assaggiamo anche l'Angelos, un Marche Rosso IGT composto da montepulciano, cabernet e sangiovese; di colore concentrato e lucente è forse meno intenso del precedente ma reso più complesso dal legno. Buona la beva anche se i tannini sono un poco rudi.
Lo stand di Ercole Velenosi è uno dei più vivaci e affollati
del settore dedicato alla regione Marche, e non è difficile capire
il perché: a parte la gentilezza e disponibilità del signor
Ercole e di sua moglie Angela, c'è da dire che questa azienda è
una delle realtà più interessanti del panorama marchigiano. Un breve cenno alla storia della sua azienda "L'azienda era di mio padre
che faceva poco vino e che mi ha dato la cantina. Le vigne hanno una resa
di 100 quintali per ettaro, ma stiamo progettando reimpianti con rese
più basse. La mia fortuna è stata di avere fin dall'inizio
un ottimo enologo, l'abruzzese Tarabarelli". Il quale, interrogato da
noi su virtù e limiti del Montepulciano, risponde lapidario "Limiti?
e perché dovrebbe averne?". Sarà pure una battuta, ma detta
dall'enologo di Masciarelli va comunque valutata con attenzione.
Passiamo ai vini: il Rosso Piceno 1998, composto per metà
da montepulciano e metà da sangiovese, è veramente buono:
colore rubino mediamente intenso, presenta profumi dolci; un naso fine,
elegante e intenso sui toni di cipria e di ciliegia, una bocca morbida
ed equilibrata, anche se il vino arriva nel finale un pochino magro etannico.
Molto buono anche il Rosso Piceno Superiore "Il Brecciarolo" 1997,
montepulciano in prevalenza, anch'esso assemblaggio di uve di diversi
vigneti e prodotto in 100.000 bottiglie. In particolare ci ha colpito
la bocca, pressoché prefetta a parte un finale non lunghissimo.
Il vino, che affina per 4 mesi in tonneau usate, è rubino vivo
e con aromi molto espressivi di frutta matura. Buon corpo e notevole equilibrio,
senza il disturbo dei tannini trovato nel vino precedente, ne fanno un
vino piacevole e di classe.
Infine parliamo del Rosso Piceno Superiore "Poggio del Filare" 1997
che presenta un colore più compatto, cenni balsamici in un olfatto
che tende verso la frutta nera, con profumi meno "volatili" ma più
concentrati e una bocca ampia, setosa, che mostra note di confettura di
frutta nera. Matura per un anno in tonneau nuovi.
Tentiamo un saluto ringraziando, non senza aver riassaggiato la pizza
al formaggio, e, benché la mattinata sia ormai dedicata ai rossi,
non riusciamo a resistere alla curiosità di assaggiare lo Chardonnay
Marche Rève di Villa Angela, una vendemmia tardiva sottoposta
a criomacerazione e fermentazione controllata con lieviti selezionati;
passato poi in tonneau per un anno, questo vino paglierino con sfumature
verdognole, odora di banana e agrumi, è fresco, non troppo grasso
e pulito, con una bella beva e un apporto del legno ben bilanciato.
Di nuovo un'azienda di pregio, che produce dal 1955 e dal 1990-91 è
seguita da Giacomo Tachis. Ha fatto il salto di qualità in questo
ultimo decennio, muovendosi dal verdicchio ai vini rossi. Ed è
un rosso il primo vino che assaggiamo: il Montepulciano d'Abruzzo "Jorio"
1997, dal colore rubino un po' virato e dai profumi freschi e floreali
che quasi ricordano un bianco atesino! In bocca è morbido e di
media intensità, tannico e più austero di quanto facessero
pensare i profumi.
Il Serrano 1998 è un Montepulciano con un 10% di Sangiovese;
rubino spento, naso "ciprioso" di media intensità e bocca
magra un po' tannica, floreale.
Il S. Lorenzo 1997 è nuovamente un Montepulciano al 100%
che fa 14 mesi in botte grande, ancora un po' spento il colore ma più
espressivo al naso, con note di ciliegia e buona morbidezza gustativa.
Ancora migliore il Rosso Conero 1997 che fermenta in barrique
e vi passa 15 mesi, intenso al colore e ai profumi, fini e non dominati
dal legno. Molto morbido al gusto ma non troppo espressivo. Ed infine
il prodotto di punta, il Pelago 1997; un vino non ancora in commercio,
dal naso ancora chiuso di media intensità, di nuovo molto elegante,
ma sicuramente non di gran corpo.
Questa azienda non era presente autonomamente, ma il suo vino di pregio
veniva servito allo stand di Orchestra, un affollatissimo fortino dentro
al quale distributori e produttori si affannavano per soddisfare le moltissime
richieste dei, probabilmente troppi, prodotti presentati. Assaggiamo quindi
il Kurni 1997, un Marche Rosso IGT di 15% prodotto con montepulciano
in purezza, dal colore rubino vivo. Penetrante aromaticamente e con evidenti
aromi di ciliegia matura, il vino risente un po' della evidente speziatura
terziaria del legno. Molto morbido in bocca e piacevole nel finale giocato
sulle note del cuoio.
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