Appunto (d)al
Vinitaly:

Fattoria le Terrazze
 
 
Gli incontri

Indice

Cascina Luisin

Podere Rocche dei Manzoni

Cantina Colli Amerini


Agricole Vallone

Cascina Massara
F.lli Nizza

Pina Argiolas

Gianfranco Alessandria
e Mauro Veglio

Mauro Molino

Borgo del Tiglio

Mastroberardino

Cosimo Taurino

Azienda Agrigola Sartarelli

Orlandi Contucci
Ponno

Fratelli Pecchenino

Rassegna marchigiana

Abbazia di Novacella

Andrea Oberto

Sottimano

Elio Grasso

Ada Nada

Pinot Neri

Cantina produttori Colterenzio

Azienda Agricola Ronco del Gelso

Fattoria le Terrazze

 


L'azienda:
Fattoria Le Terrazze

Sede: Ancona
Data assaggi: aprile 2000

Il commento:

Non nascondo l’interesse crescente che vado nutrendo per i vini e la terra di Marche; la tornata di inizio millennio in quel di Verona è servita ad approfondire il discorso con alcuni di questi vini, soprattutto parlando con coloro che di tali vini ne sono l’anima.

Tra queste anime ci rientra senza dubbio Antonio Terni che dirige da par suo, assieme alla famiglia, la Fattoria Le Terrazze, a Numana di Ancona.

Quando poi scopri che le passioni che accomunano noi curiosi e le anime di cui sopra non sono soltanto i vini ma anche qualcos’altro, beh, la cosa si fa ancora più intrigante.

Scoprire la passione a cui mi riferisco non è stato difficile: Antonio Terni ha l’aspetto intelligente e sornione di un navigato beatnik , di un magrissimo Allen Ginsberg a cinquantanni e il look che sfoggia per l’occasione ha un soggetto chiaro: Bob Dylan, il nostro indimenticato folletto di Duluth.

Più facile del previsto dunque l’approccio, per un divertissement tra cultura underground e vino che ha il cruccio di essere durato troppo poco e la pecca di essere stato intervallato troppe volte dagli obblighi di pubbliche relazioni che presiedere uno stand al Vinitaly comporta. Tant'è.


Sono andato sicuro al dunque e ho chiamato in primo assaggio lo Chardonnay Le Cave 1999 che Antonio produce in piccola quantità (circa 4000 le bottiglie) e dove una parte della massa (in questa annata il 20%) passa rapidamente in barrique.
Devo dire che un piglio così diretto e caratteriale da questo vino, peraltro ancora giovanissimo, non me lo aspettavo e se da un lato mostra a quattro venti una lodevole struttura, dall’altro non palesa doti di raffinatezza superiori.
Fatto sta che il vino si presenta paglierino chiaro, lucido e di media consistenza.
Al naso la prevalenza è fruttata, con frequenti rimandi minerali e "salini", è di media intensità e persistenza, poco sfumato ma abbastanza fine.
La bocca mostra tutta la durezza che un vino aitante, dai parametri alti, in gioventù può dare: sapido, secco, fresco, con toni minerali che coprono la vena fruttata che vi sta sotto. Sicuramente di peso e di lodevole struttura, termina con un finale di buona varietalità.
Piccola nota: riassaggiato a distanza di 4 mesi (agosto 2000) risalta assai più l’aspetto varietale, soprattutto nella beva, ma denota ancora durezze da assorbire per un più completo equilibrio delle parti. Si può attendere.

Sul versante dei rossi che dire, le sue terre si trovano in zona DOC Rosso Conero così, saltando a piè pari il suo Rosso Conero "base" (peccato, dico a posteriori), ascolto con attenzione il Rosso Conero Riserva Sassi Neri 1998 che al momento dell’assaggio è in affinamento in bottiglia (in commercio ci sta dal settembre 2000).
Questo montepulciano si è appena fatto 12 mesi di carati e si presenta così: rosso rubino assai marcato, limpido e piuttosto denso.
Lo spettro aromatico è molto fine, di estremo equilibrio fra frutto e speziatura, assai nitido e persistente.
In bocca mostra grandissimi corpo e struttura, è caldo e fruttato, di suadente profondità, tendente al morbido.
Trama tannica superiore per un finale di grande peculiarità, dove il vino non molla i toni fruttati che ne hanno accompagnato tutto lo sviluppo.
Il rovere è ben amalgamato e assolutamente non intrusivo, il vino è giovane ma crescerà. Potrebbe stare tra i grandi.

Si devono tirare in ballo ancora corpo e concentrazione quando si vuol parlare del Khaos 1998, un IGT Marche Rosso taglio di montepulciano (50%), sirah e merlot (per il restante 50%), che resta in affinamento nei carati per 12 mesi.
Qui il rosso rubino ha tratti scuri e mostra bella consistenza.
I profumi sono ampi e intensi, non tanto nitidi né focalizzabili ancora, ma certamente profondi in divenire.
La bocca ha spessore e peso, è densa e succosa, di rilevante concentrazione.
Armonia in divenire per un insieme di elementi che appaiono esplosivi. Già buono il finale di beva.

La chiosa:

Una delle più belle conferme del mio girovagare ultimo.
La garanzia di una piena valutazione della tradizione legata ad un misurato slancio verso l’internazionalità.
Quello che più mi piace è scoprire finalmente grandi rossi conero come da tempo aspettavo. Qui ci stanno.

Piccolo grande rammarico: tra tanto bel parlare di Dylan e dintorni peccato non essermi venuto in mente un titolo: Visions of Johanna.
Chi conosce sa che è un titolo legato alla storia di Dylan, ma in quel frangente sarebbe servito per ricordare ad Antonio Terni un'altra cosa: la sua versione "vinosa" di Visions of Johanna.
Eh sì , non essermi ricordato di chiedere in assaggio questo Rosso Conero è stato un errore. La curiosità resta e vedremo di accontentarla più in là.

Per ora mi si parla di produzione confidenziale, underground, speriamo diventi un hit.

 

[fp]

Prima pagina | L'articolo | L'appunto al vino | Rassegna | In dettaglio | Sottoscrivi | Collaboriamo