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L'azienda: Fattoria Le Terrazze
Sede: Ancona
Data assaggi: aprile 2000
Il commento:
Non
nascondo linteresse crescente che vado nutrendo per i vini e la
terra di Marche; la tornata di inizio millennio in quel di Verona è
servita ad approfondire il discorso con alcuni di questi vini, soprattutto
parlando con coloro che di tali vini ne sono lanima.
Tra queste anime ci rientra
senza dubbio Antonio Terni che dirige da par suo, assieme alla famiglia,
la Fattoria Le Terrazze, a Numana di Ancona.
Quando poi scopri che le passioni che accomunano noi curiosi e le anime
di cui sopra non sono soltanto i vini ma anche qualcosaltro, beh,
la cosa si fa ancora più intrigante.
Scoprire
la passione a cui mi riferisco non è stato difficile: Antonio Terni
ha laspetto intelligente e sornione di un navigato beatnik
, di un magrissimo Allen Ginsberg a cinquantanni e il look che
sfoggia per loccasione ha un soggetto chiaro: Bob Dylan, il nostro
indimenticato folletto di Duluth.
Più facile del previsto
dunque lapproccio, per un divertissement tra cultura underground
e vino che ha il cruccio di essere durato troppo poco e la pecca di essere
stato intervallato troppe volte dagli obblighi di pubbliche relazioni
che presiedere uno stand al Vinitaly comporta. Tant'è.
Sono
andato sicuro al dunque e ho chiamato in primo assaggio lo Chardonnay
Le Cave 1999 che Antonio produce in piccola quantità (circa
4000 le bottiglie) e dove una parte della massa (in questa annata il 20%)
passa rapidamente in barrique.
Devo dire che un piglio così
diretto e caratteriale da questo vino, peraltro ancora giovanissimo, non
me lo aspettavo e se da un lato mostra a quattro venti una lodevole struttura,
dallaltro non palesa doti di raffinatezza superiori.
Fatto sta che il vino si presenta
paglierino chiaro, lucido e di media consistenza.
Al naso la prevalenza è fruttata,
con frequenti rimandi minerali e "salini", è di media
intensità e persistenza, poco sfumato ma abbastanza fine.
La bocca mostra tutta la durezza
che un vino aitante, dai parametri alti, in gioventù può
dare: sapido, secco, fresco, con toni minerali che coprono la vena fruttata
che vi sta sotto. Sicuramente di peso e di lodevole struttura, termina
con un finale di buona varietalità.
Piccola nota: riassaggiato a distanza
di 4 mesi (agosto 2000) risalta assai più laspetto varietale,
soprattutto nella beva, ma denota ancora durezze da assorbire per un più
completo equilibrio delle parti. Si può attendere.
Sul
versante dei rossi che dire, le sue terre si trovano in zona DOC Rosso
Conero così, saltando a piè pari il suo Rosso Conero
"base" (peccato, dico a posteriori), ascolto con attenzione
il Rosso Conero Riserva Sassi Neri 1998 che al momento dellassaggio
è in affinamento in bottiglia (in commercio ci sta dal settembre
2000).
Questo montepulciano si è
appena fatto 12 mesi di carati e si presenta così: rosso rubino
assai marcato, limpido e piuttosto denso.
Lo spettro aromatico è molto
fine, di estremo equilibrio fra frutto e speziatura, assai nitido e persistente.
In bocca mostra grandissimi corpo
e struttura, è caldo e fruttato, di suadente profondità,
tendente al morbido.
Trama tannica superiore per un finale
di grande peculiarità, dove il vino non molla i toni fruttati che
ne hanno accompagnato tutto lo sviluppo.
Il rovere è ben amalgamato
e assolutamente non intrusivo, il vino è giovane ma crescerà.
Potrebbe stare tra i grandi.
Si
devono tirare in ballo ancora corpo e concentrazione quando si vuol parlare
del Khaos 1998, un IGT Marche Rosso taglio di montepulciano (50%),
sirah e merlot (per il restante 50%), che resta in affinamento nei carati
per 12 mesi.
Qui il rosso rubino ha tratti scuri
e mostra bella consistenza.
I profumi sono ampi e intensi, non
tanto nitidi né focalizzabili ancora, ma certamente profondi in
divenire.
La bocca ha spessore e peso, è
densa e succosa, di rilevante concentrazione.
Armonia in divenire per un insieme
di elementi che appaiono esplosivi. Già buono il finale di beva.
La chiosa:
Una delle più belle
conferme del mio girovagare ultimo.
La garanzia di una piena valutazione
della tradizione legata ad un misurato slancio verso linternazionalità.
Quello che più mi piace è
scoprire finalmente grandi rossi conero come da tempo aspettavo. Qui ci
stanno.
Piccolo grande rammarico:
tra tanto bel parlare di Dylan e dintorni peccato non essermi venuto in
mente un titolo: Visions of Johanna.
Chi conosce sa che è un titolo
legato alla storia di Dylan, ma in quel frangente sarebbe servito per
ricordare ad Antonio Terni un'altra cosa: la sua versione "vinosa"
di Visions of Johanna.
Eh sì , non essermi ricordato
di chiedere in assaggio questo Rosso Conero è stato un errore.
La curiosità resta e vedremo di accontentarla più in là.
Per ora mi si parla di
produzione confidenziale, underground, speriamo diventi un hit.
[fp]
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