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Mauro Molino
 
 
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Mentre ci avviciniamo al suo stand, la faccia simpatica di Mauro Molino si colora di un'espressione che vuol dire: "ma io vi ho già visti da qualche parte..." Ed ha ragione, perché anche l'anno scorso eravamo andati a trovarlo, quando l'AcquaBuona era solo un progetto. Quest'anno lo troviamo in compagnia del giovane figlio che sta studiando enologia ad Alba.

Mauro Molino ha prodotto il suo primo vino nel 1985 nelle vigne paterne, ma è solo dal 1992 che è lavora a tempo pieno come produttore. L'estensione dei vigneti è di dieci ettari, di cui sei sono di proprietà e quattro in affitto, per una produzione di 45-50.000 bottiglie. Questi sono situati in zona Annunziata (La Morra), da cui provengono Barbera, Barolo, Langhe, e in zona Monforte. Il vigneto Gancia è su un terreno più calcareo, e dà vini dai tannini più verdi. La sua produzione (esportata per il 60-70%) comprende anche uno Chardonnay: "Avevo dei vigneti in terreni non adatti ai rossi, e poi ero curioso di fare un bianco in Langa e vedere cosa veniva fuori", ci dice.

Cerchiamo di delineare in breve la storia di Mauro Molino, produttore in Langa. Ci dice subito: "La partenza è stata in salita, e il rodaggio difficile. I bravi produttori erano tre, quattro, cinque. La mia speranza era che nel giro di poco le Langhe diventassero come il Bordeaux, dove il 95% dei produttori lavora bene. E per fortuna devo dire che la zona è cresciuta in fretta.

Ma si aspettava di avere il successo che ha avuto?
"Confesso che me lo aspettavo, o ci speravo, ma non così presto. Quando ho lasciato il mio lavoro da dipendente mi sono detto: lavoro quindici, venti anni e poi i miei figli raccoglieranno i frutti. Invece è andata bene più presto del previsto."

Merito anche delle buone annate... ?
"Certo: il 99 è andato benissimo, ma sono andate benissimo tutte le annate dal 1996 in poi."

Attribuirebbe a qualcuno in particolare l'ispirazione per il suo lavoro?
"
Innanzitutto ad Elio Altare, e poi a Voerzio, Clerico, Scavino. La loro lezione è stata: qualità in vigna, tecnica in cantina, legno buono..."

Insomma, potremmo iscriverla di diritto alla categoria degli innovatori?
"Diciamo che a me piace essere considerato semplicemente uno che fa buoni vini..."

Una domanda che facciamo spesso è: chiederebbe qualcosa al legislatore?
"Mah, forse poter imbottigliare prima il Barolo: darebbe più frutto e più freschezza ai profumi nel caso di annate difficili. Il legislatore non può sapere quando è meglio tirarlo fuori dal legno. Il vignaiolo lo sa, dipende dall'annata. E poi," ed ecco nuovamente la polemica sulla purezza al 100% "è assurdo questo controllo pignolo sul monovitigno. Se uso i batteri della malolattica del dolcetto per il barolo e il barbaresco, come posso pretendere che poi nel vino ci sia solo nebbiolo!"

L'ultima domanda è per il figlio, a cui chiediamo un parere sulla scuola di Alba.
"Dal punto di vista della teoria è un'ottima scuola, ma forse è troppo astratta, debole dal punto di vista della pratica".

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Assaggiamo per primo lo Chardonnay Livrot 1998, che, dopo la diraspatura, sta 5-6 ore a macerare sulle bucce e poi, dopo la pressatura e una pulitura in autoclave a 10 gradi, viene riscaldato sino ai 20 e fermentato con lieviti selezionati. Affina poi per il 50% in barrique e il restante in acciaio. Il colore si presenta paglierino carico; al naso presenta profumi intensi e persistenti di banana e agrumi con una leggera speziatura; in bocca risulta meno convincente, anche se di buona beva, un po' dominato dalla vaniglia.

Ci soffermiamo un attimo sul Dolcetto 1999, un campione di botte dal colore rubino molto acceso con belle sfumature viola, dal naso varietale e penetrante e facile a bere, per passare poi alle Barbere: la Barbera 1998 matura per sei mesi in barrique ed uscirà ad Agosto. Ci è sembrato un vino fresco, beverino, succoso, dominato da note di frutti di bosco non troppo dolci come ribes e mirtillo. La Barbera Vigna Gattere 1998, proviene da vigneti esposti a Sud e Sud Ovest. Viene realizzata con una resa per ettaro molto bassa (50q) che fra l'altro abbassa l'acidità tipica del vitigno. È un vino di grande concentrazione, rubino brillante, con tannini già ben assestati benchè sia anche questo ancora in botte (passa 18 mesi in barrique). Molto persistenti gli aromi e il frutto è veramente vivo. Un po' dominante il legno nel finale e di corpo inferiore a quanto ci si potesse aspettare. Come ci conferma Molino, molti sono disorientati da queste barbere così espressive, "ma non si poteva assolutamente continuare con le produzioni per ettaro che facevano di questo vino un vinaccio! E d'altra parte non c'era una tradizione di grandi barbere e quindi possiamo dire che questi prodotti migliorano la tradizione."

Veniamo ai Baroli: il Barolo 1996 matura per 15 mesi in botte grande e si presenta con un granato acceso e naso tipicamente sui toni della rosa e frutta matura, molto piacevole. In bocca l'impressione è un po' inferiore, il vino è magro e sbilanciato sull'alcolicità. il Barolo Vigna Gancia 1996 alla botte grande aggiunge le barrique di secondo passaggio dove si eleva per due anni, ma prima del legno subisce la malolattica in acciaio. A metà tra il granato e il rubino è dolce al naso, con spunti intensi fruttati e di rosa. Più pieno del precedente, è un Barolo "classico", meno dolce, meno internazionale, con una chiusura elegante e giustamente tannica.

Ed eccoci al Barolo Vigna Conca 1999, che dopo una macerazione più breve sta in barrique (80% nuove e 20% di secondo passaggio) per due anni, dove esegue anche la fermentazione malolattica. Colore vivo e naso più dolce, sulla confettura di ciliegia. Vino di notevole profondità espressiva e pronto, meno tannico e con un finale lingo sui toni terziari del legno. Due bei prodotti questi baroli, diversi ma entrambi molto interessanti.

Anche Molino partecipa a quella provocazione che è l'Insieme, per dimostrare, come ci dice, che: "dove viene bene il nebbiolo, così come dove viene bene il sangiovese, viene bene tutto!"

Il suo Insieme 1997 è prodotto col 50% di nebbiolo e merlot, cabernet e barbera in parti uguali. Rosso rubino vivo e limpido, è molto espressivo in bocca, ma un po' meno interessante dei grandi baroli che abbiamo appena assaggiato.


 

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