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Ronco del Gelso
 
 
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L'azienda:
Azienda Agricola Ronco del Gelso

Sede: Cormòns (Gorizia)
Data assaggi: aprile 2000

Il commento:

Altro appuntamento pensato da tempo quindi da non mancare quello con i vini di Giorgio Badin e la sua Ronco del Gelso.

Qui ci troviamo (si fa per dire visto che siamo a Verona) nell’Isonzo friulano, una terra e una denominazione da non molto tempo sulla strada della piena valorizzazione per via dello stile e della pregnanza mostrati da alcuni suoi vini, che possono benissimo contrastare, pur nella diversità del carattere e degli stili, le blasonate denominazioni del Collio e dei Colli Orientali del Friuli.

Ancora una volta quindi ci troviamo di fronte a un vignaiolo friulano, peraltro giovane, e ancora una volta ci troviamo alle prese con la timidezza, la pacatezza, l’introversione e una certa ritrosia non priva però di bonomia che mi pare traspaia da quella gente.

Tant’è, l’abitudine ormai si è fatta.

Mi avvio dunque curioso all’assaggio della ultimissima produzione ricordandovi e ricordandomi che l’azienda è situata a Cormòns e dispone di circa 15 ettari di vigneto su cui trovano dimora uve bianche in prevalenza, se si escludono il merlot e il cabernet franc.

Ai vini bianchi appunto la mia curiosità si è indirizzata.

La scaletta proposta dal pacato padrone di casa parte con il Latimis 1998, un Isonzo Bianco realizzato nell’annata in oggetto con Tocai Friulano (70%), Pinot Bianco (20%) e Riesling Renano (10%) che ha la caratteristica di svolgere completamente la malolattica dopo la prima fermentazione e di contare sull’apporto del riesling renano (sia pure in piccola quantità) raccolto come vendemmia tardiva.

All’occhio si presenta paglierino netto di media consistenza e bella limpidezza.
La gamma aromatica è intensa e abbastanza persistente (riconosci peculiari toni biscottati, da levure di forno, assieme ad eccesso di gomma bruciata) su quadro non amplissimo ma di buona finezza e carattere.
In bocca invece si presenta ancora scalpitante, fresco e sapido, non ancora equilibrato tra la nota alcoolica, calda, la struttura polialcoolica e le durezze proprie dei "primi giorni di vita": ne risulta un vino di buonissima struttura, ancora poco morbido ma con indubbia scorta per il futuro in quanto giovane e di sentito contrasto acidità/dolcezza/frutto.

L’itinerario gustativo incontra poi lo Chardonnay Ronco del Gelso 1999 il quale deriva da uve provenienti da un vigneto piantato fitto (6000 ceppi per ettaro) con rese per pianta non superiori al chilo e mezzo e il cui mosto fermenta in parte nelle vasche d’acciaio e in parte in tonneaux.
Il giallo qui ha riflessi citrini e non è tanto carico ma cristallino sì, e piuttosto denso.
La componente fruttata primaria (leggi ad esempio la mela) è abbastanza presente nell’olfazione, olfazione che è di buona persistenza e di qualità fine, anche se non ancora nitidissima né ben sfumata. Si coglie netta una sensazione vegetale del frutto.
Alla bocca il vino è fresco, resta gradevolmente sul frutto (sia pur troppo giovane e ancora crudo), permane a lungo su toni di lievito un po’ eccessivi a fronte di una struttura corposa e di una certa grassezza.
Finale non lunghissimo per un vino estremamente giovane e che deve maturare.

Cambiamo registro (e vino) con l’assaggio del Riesling Ronco del Gelso 1999 che si mostra giallo paglia chiaro, trasparente e assai consistente.
Al naso regala ventaglio di profumi fini, abbastanza intensi e tipici, essenzialmente floreali, di buon equilibrio.
La bocca si mostra da subito ben contrastata tra il nerbo acido e il frutto, e con una certa intensità si fa apprezzare per il corpo e la finezza, anche se non ancora per l’equilibrio, visto che in certi momenti sconta un eccesso salino, ma di tempo ce n’è e forse sarà buontempo perché il vino non manca di brillantezza e sapore.

Piccolissima verticale invece per quanto riguarda i conosciutissimi sauvignon della casa.

Cominciamo con il Sauvignon Ronco del Gelso 1999 che si mostra giallo/verdolino scarico, trasparente e non molto consistente.
Al naso i profumi rivelano di già buona finezza aromatica, con note evidenti di sambuco e salvia ma anche di minerale e metallo.
In bocca è nervoso, giovanissimo e fresco, di estrema sapidità e di bella sostanza, che deve trovare amalgama quindi avere tempo. Tempo che gli concediamo ben volentieri.
Ben altra cosa, tenuto in debito conto dello stato evolutivo più pronto, è la sensazione suscitata dal Sauvignon Ronco del Gelso 1998, dal giallo paglierino netto, translucido e piuttosto denso.
Molto equilibrata e peculiare la componente olfattiva, fruttata e fragrante, completa di quelle nuances aromatiche che rendono riconoscibile un sauvignon di classe.
Dentro e sotto vi riconosci l’albicocca, il sambuco ma anche essenze di piante aromatiche.
In bocca mostra grande avvolgenza e buon frutto, contrastato e bilanciato da una marcata sapidità, che sposta l’equilibrio ancora sui toni duri, che non ledono però alla godibilità della sostanza e alla potenza strutturale.
Finale lungo e caldo, che ci ricorda ancora una volta che questo vino ha scorta per un futuro longevo e bello.

Chiudiamo la degustazione con l’assaggio del Pinot Grigio Sot Lis Rivis 1999, le cui uve provengono esclusivamente dai vigneti situati in località Sot Lis Rivis, e la cui vinificazione procede in botti di rovere da 5 ettolitri sia nella fase fermentativa che post-fermentativa.

L’annata 1999 si è fatta 5 mesi in tonneaux, l’affinamento in bottiglia si protrarrà per i 5 mesi successivi.

Il giallo è paglierino non molto carico e assai corposo.
L’aspetto olfattivo qui è piuttosto chiaro, leggibile, e molto fine: si "respirano" sentori balsamici e toni varietali di indubbia peculiarità e non mancano sensazioni di frutta secca a completare un quadro oltre modo variegato e assai persistente.
In bocca il vino è caldo, secco, tendenzialmente morbido accompagnato com’è dai lievi tannini del rovere, brillante e varietale, pieno al gusto, assai fresco e soprattutto, ancora una volta, giovanissimo.

In divenire pinot grigio di alto lignaggio.

La chiosa:

Non nascondo certe difficoltà nell’incontrare (cioè nel degustare) e nel giudicare con pieno senso della completezza e della oggettività vini dalla struttura forte e particolare come quelli di Ronco del Gelso in condizioni di estrema "immaturità" (stante la giovinezza), sensazione questa che accomuna molte esperienze degustative fatte sui vini (specialmente friulani) durante questa tornata di inizio millennio qui a Verona, in una stagione che non può permettersi (siamo agli inizi di aprile) di regalarci i nuovi vini (bianchi) pronti, equilibrati e armonici.

Tutto questo si acuisce in particolare proprio nel caso dei vini di Giorgio Badin dove (il tema non è stato approfondito) mi par di notare uno stile particolare, soprattutto in fase di vinificazione, che porta a un carattere vegetale spinto, in prima gioventù io intendo.

Se a questo aggiungiamo parametri molto alti in termini di sapidità, acidità e alcool (basta vedere il quadro cromatico dei vini assaggiati quest’anno) se ne ha che da un lato l’approccio olfattivo non è ancora sfumato né nitido, sia pure al variare dei vitigni, dall’altro che l’approccio gustativo è scalpitante e nervoso, certamente duro.

La sostanza del mio chiosare sta in questo: che i vini bianchi di Ronco del Gelso abbiano più di altri bisogno del tempo come compagno di viaggio affinchè gli spigoli vengano smussati e la complessità aromatica dei vini, già indubbia in fieri, ne risulti esaltata.

Solo allora (nel degustarli) si lasceranno apprezzare appieno nelle loro potenzialità finalmente disvelate e potranno quindi essere elevati al rango di vini di terroir.

Non dimenticandoci che, e questo a mio giudizio, restano ancor oggi tra i vini friulani il cui tocco pare inconfondibile, e questo come si sa non soltanto è buon segno ma è (e sarà) radioso viatico.

[fp]

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