Appunto (d)al
Vinitaly:

Borgo del Tiglio
 
 
Gli incontri

Indice

Cascina Luisin

Podere Rocche dei Manzoni

Cantina Colli Amerini


Agricole Vallone

Cascina Massara
F.lli Nizza

Pina Argiolas

Gianfranco Alessandria
e Mauro Veglio

Mauro Molino

Borgo del Tiglio

Mastroberardino

Cosimo Taurino

Azienda Agrigola Sartarelli

Orlandi Contucci
Ponno

Fratelli Pecchenino

Rassegna marchigiana

Abbazia di Novacella

Andrea Oberto

Sottimano

Elio Grasso

Ada Nada

Pinot Neri

Cantina produttori Colterenzio

Azienda Agricola Ronco del Gelso

Fattoria le Terrazze

L'azienda: BORGO DEL TIGLIO

Sottozona: Collio - Friuli

Data assaggi: aprile 2000

I Commenti:

Nicola Manferrari mi appare come un uomo timido, come del resto molti friulani legati al vino mi sono apparsi uomini timidi, ma con una sensibilità e un approccio particolari, fatti anche di affabile cordialità: soprattutto con le persone curiose, come io sono.

Così, con il servizio del ricambio bicchieri "centralizzato" che non funzionava ancora, mi ha accolto al suo banco d'assaggio. Io ero lì per imparare qualcosa dai suoi vini, e la mia attenzione si è soffermata su quelli bianchi.

Si comincia dal Tocai Friulano 1998, che deriva dal Podere di Brazzano, vero e proprio "laboratorio" per le uve tocai, dove le attenzioni e le tecniche colturali di Nicola sono state con il tempo affinate per ricercare l'equilibrio ottimale delle viti attraverso una resa via via inferiore, che ha consentito di tenerle più a lungo sulla pianta e di non coglierle in anticipo come da tradizione per timore di avere bassa acidità, l'inerbimento, l'abbandono quasi totale delle concimazioni.

Una parte della massa (mai superiore al 40%) viene fatta fermentare e affinare in piccoli fusti di legno di secondo passaggio e il risultato della vendemmia 1998 mi ha dato queste sensazioni:
colore giallo paglierino translucido e abbastanza denso con profumi mediamente intensi e abbastanza persistenti , assai nitidi e gentili, con note minerali e striscia di lieviti in evidenza. La bocca è ben avvolta dalla grassezza del vino e le sensazioni tattili sono intense e assai più persistenti che non al naso. Di corpo, sapido e ancora fresco, fa percepire il rovere e la vaniglia e si compiace in un finale abbastanza morbido e caldo, comunque lungo.

Sempre nel Podere di Brazzano poi c'è un vigneto da cui provengono le uve tocai che danno vita al Ronco della Chiesa .

Esposizione sud-ovest, grande pendenza, sottosuolo del tipo "Flysh di Cormons", riparato e piuttosto caldo, lì trovano dimora viti quarantennali di uve tocai del tipo "verde". Il Ronco della Chiesa esce soltanto nelle annate giudicate migliori. L'assaggio dell'annata 1998 conduce a un colore giallo paglia trasparente e piuttosto denso a cui si associa un naso deciso ma assai sfumato con toni di pietra focaia e di roccia più in evidenza che non nel Tocai "base", che conferiscono allo spettro qualità fine e estremamente tipica. La bocca si mostra coerente, un po' cruda ma di sostanza, solida e corposa. Finale lievemente amarognolo e caldo, comunque lungo, peculiare.

E passiamo allo Studio di Bianco 1997.

Mai nome fu più azzeccato per un vino se si pensa al sistematico provare che vendemmia dopo vendemmia ha interessato la globalità delle uve a bacca bianca trovate nel vigneto di 5 ettari posto sulla collina di Ruttars.

Dapprima Nicola cominciò a vinificare le uve separatamente e poi a coppie 50/50 ripetendo due vinificazioni diverse per ciascuna coppia: barrique nuova e barrique usata.

Le sperimentazioni portarono a un dato di fatto: i risultati migliori arrivavano sempre dai test condotti con tocai, riesling e sauvignon.

Da allora si prova ancora per arrivare a definire la composizioone genetica ottimale del vigneto che verrà, e che dovrà dare un vino bianco importante, quel vino che per adesso, anno dopo anno, resta uno studio a indicazione geografica tipica.

Lo Studio di Bianco 1997 deriva da un uvaggio di tocai riesling e sauvignon che come uvaggio ha fermentato e maturato in botticelle di rovere per 10 mesi. Alla vista è giallo paglierino netto, cristallino e abbastanza consistente. I profumi sono piuttosto intensi, abbastanza persistenti su quadro fine e variegato, dove percepisco sensazioni aromatiche e speziate (ginepro) non troppo focalizzate che ruotano attorno alla marcatura del sauvignon e alla fruttuosità del riesling (pesca). In bocca assai in evidenza è il rovere: la sostanza e la densità del vino lasciano trasparire giovinezza e longevità a venire, tendenzialmente è morbido e molto caldo.

Lo Studio di Bianco 1998 è di colore giallo paglierino piuttosto denso. I profumi appaiono più intensi e ancora abbastanza persistenti, la terziarizzazione del rovere qui è più presente rispetto al frutto e fa virare il quadro olfattivo su variegate note di spezie, vaniglia e gomma. Al palato è possente e abbastanza morbido, la bocca è calda e intrisa di sapori resinosi; è leggermente astringente sul finale, che si sofferma a lungo nelle papille per poi ritornare sul frutto.

Gli Chardonnay di Borgo del Tiglio provengono nella quasi totalità dal Podere di Ca' delle Vallade, un podere di 5 ettari di cui la metà coltivati a vigneto. Molto soleggiato, è situato in una zona fredda ed è costituito da un terreno molto povero; sono in previsione reimpianti che verranno fatti sulla base degli studi che si stanno effettuando sul materiale clonale piantato.

Gli Chardonnay proposti da Borgo del Tiglio sono due e si differenziano soltanto per il colore dell'etichetta (e, suppongo, per il prezzo): dietro l'etichetta chiara si nasconde il "base" anche se chiamarlo "base" è un dispiacere, dietro quella scura ci sta la selezione.

Il Collio Chardonnay 1998 (etichetta chiara) è giallo paglierino acceso molto bello e consistente. Gli aromi sono intensi e assai persistenti, di grande finezza. Si sentono melange di fiori bianchi e vaniglia di estrema complessità. La bocca è calda, potente, grassa, abbastanza morbida e ben equilibrata nel rapporto frutto/rovere: il frutto poi è concentrato e rende nitido il risultato: di estrema armonia.

Il Collio Chardonnay 1998 (etichetta scura) è giallo intenso e marcatamente consistente.

Pensate al base con caratteristiche più spiccate in concentrazione e densità. Il risultato è un vino di maggiore morbidezza ed equilibrio, giocato su toni biscottati complessi. Il finale è lungo e poi si fa ricordare per la marcata striscia di lieviti.

Nicola Manferrari nel frattempo è chiamato in causa dai tanti visitatori ma dimostra la prontezza e la sensibilità di chi percepisce l'interesse, allora ci parla con il suo eloquio mai sopra le righe e dalle retrovie dello stand ci porta all'assaggio una bottiglia di Collio Chardonnay 1993 (etichetta chiara) con cui chiudiamo il conto: il giallo è ancora paglierino acceso, translucido e consistente.

I profumi sono intensi e persistenti con il frutto presente e in grande equilibrio con gli aromi apportati dai tannini e dalla terziarizzazione dei carati e insieme regalano un quadro olfattivo di grande interesse.

La bocca si mostra abbastanza fresca e estremamente secca, solida e netta, abbastanza equilibrata e dal finale leggermente astringente.

Questo è un vino bianco italiano che tiene il tempo e che lo terrà ancora per un po'.

Chiosa:

Eh sì, i vini di Borgo del Tiglio si manterranno nel tempo, ma nel senso della memoria, almeno la mia perlomeno.

Questo perché mi pare di aver incontrato sul mio cammino un vero maestro del terroir.

E poi la serietà e l'amore che questo uomo un tempo farmacista mostra di avere per le viti e per la terra friulana sono tali da non lasciar adito a dubbi.

Provare per credere.

Ricordo un consiglio appassionato di Nicola che in parafrasi va letto così: "non lasciamoci tentare da ammiccamenti di mercato (leggi vini rossi e uve internazionali) e non gettiamo al vento il patrimonio datoci dalla natura e dal lavoro degli uomini: queste terre (Friuli si intende) possono dare grandi vini bianchi, continuiamo nella ricerca e nella tradizione!"

Prima pagina | L'articolo | L'appunto al vino | Rassegna | In dettaglio | Sottoscrivi | Collaboriamo