| Piemonte! | Gianfranco Alessandria Mauro Veglio |
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Podere
Rocche dei Manzoni Gianfranco
Alessandria Cosimo Taurino Fratelli
Pecchenino Cantina
produttori Colterenzio |
Gianfranco
Alessandria e Mauro Veglio sono vicini di stand a Vinitaly, e non si aspettano
che già il primo giorno, così presto, arrivino persone
che non solo vogliono assaggiare i loro vini, ma fare pure delle domande.
Al di là delle differenti scelte in fatto dixxx vinificazioni, hanno
molte idee in comune, e a questo proposito, assieme ad altri cinque produttori
delle Langhe (Altare, Corino, Grasso, Molino, Ravello) aderiscono al progetto
"Insieme" che consiste di realizzare ognuno una propria versione di un vino
chiamato con un unico nome, appunto "Insieme". Questo progetto vuole essere
la dimostrazione, anzi l'espressione pratica del fatto che i produttori
delle Langhe, al di là delle inevitabili peculiarità, si considerando
facenti parte di un unico "tessuto".
I vigneti di Alessandria si trovano in zona Monforte; quelli di Nebbiolo risalgono agli anni 40-50. Mauro Veglio possiede invece vigneti in zona La Morra (l'Arborina, il Gattera e il Rocche) e in zona Monforte (Castelletto); prima assemblava tutto in un unico Barolo, poi è andato via via differenziando i vini ed è arrivato alle attuali quattro linee. Aprono le bottiglie e non hanno l'aria molto soddisfatta: Alessandria ci dice: "I trattamenti moderni dei tappi, i lavaggi, hanno cambiato i sentori che il tappo dà al vino, e questo non ci piace molto." Come è andata la vendemmia 1999? "Sarà una grande annata, come del resto tutte dal 1996 in poi. Il 1997 è stato comunque un anno speciale." Avvertite qualche cambiamento nel modo di fare vino? Parla Veglio: "I vini sono già cambiati, perché i vini nascono a Giugno, nascono in vigna. Le mie rese per ettaro variano da 55 quintali per ettaro a 65-70. Potrei fare trentamila bottiglie e ne faccio ventuno mila. Capite la scelta che faccio?" Voi siete d'accordo coi moderni metodi di vinificazione? La parola ad Alessandria: "Sicuramente sì. I Barolo sono più pronti. Io ha fatto il primo Barolo nel 91, in modo quasi tradizionale, e solo ora è pronto. Ma è molto meglio il 96, ha più profumi, è meno tannico. Comunque, per i Baroli va graduato l'uso della barrique: per il Barolo San Giovanni il 60% in legno piccolo nuovo e per il Barolo "normale" uso solo botti già usate. Secondo me troppo legno fa diventare il Barolo un vino generico." Qualcuno ha parlato della possibilità di aggiungere piccole percentuali
di altri vitigni nel Barolo e Barbaresco: voi che posizione avete? A parte questo, a livello legislativo, vi va tutto bene o avreste delle
richieste da fare? Secondo le vigne vecchie sono da conservare o sono meglio i nuovi impianti? Certamente, le vigne vecchie danno rese più basse, hanno meno vegetazione e contribuiscono a fare vini più concentrati" Vi avvalete dell'opera di enologi? Risponde Veglio: "Il vino lo faccio io; mi avvalgo della consulenza di un enotecnico, Beppe Caviola, ma diciamo per i dettagli, un travaso in più o in meno, o cose del genere" Terminiamo la conversazione con la signora Daniela Saffirio, moglie di
Veglio, che brontola un po' quando il marito se la scappa insieme al collega
lasciandola da sola allo stand, ma che poi ci confessa che a lei piace
tantissimo venire al Vinitaly e parlare di vino. "Secondo me il problema
della polemica fra tradizione e innovazione va un po' riformulato. Innanzitutto
ai tempi della tradizione la resa per ettaro era il doppio di quella che
abbiamo noi. In secondo luogo, il Barolo era il re dei vini, ma non lo
beveva nessuno!" Lei, stufa dei Baroli "acidi" di una volta, si innamorò
da giovane di un Cabernet californiano e decise che avrebbe voluto un
Barolo più elegante e più bevibile. "Elio Altare è
stato un po' la nostra guida in questa trasformazione. Ha messo la sua
esperienza a disposizione di tutti quelli che volevano provare a cambiare.
All'inizio il problema maggiore che abbiamo avuto ha riguardato la tipicità:
i nostri vini erano così diversi che venivano giudicati non tipici.
Ma ---- Assaggiamo per primi i Dolcetti 1999: quello di Alessandria (esce a Settembre) presenta un colore violaceo piuttosto concentrato. In bocca esprime note di ciliegia, è leggermente aspro e un po' ruvido, con un finale liquirizioso; quello di Veglio ci sembra più floreale al naso; in bocca è leggermente meno strutturato, verde anch'esso (note di mela acerba), complessivamente più profumato. Passiamo alle Barbere: la Barbera d'Alba 1999 di Alessandria presenta un colore rubino-violaceo fitto, ed è un po' chiusa al naso dove mostra note dominanti di visciola. La bocca, caratterizzata da frutta fresca, succosa, viene accompagnata da una nota di pungente acidità. Il vino è di corpo e lunghezza medi. Quella di Veglio, che proviene da vigne nuove e fa due mesi in barrique vecchie, ci è parsa molto interessante. Di colore rosso rubino chiaro, è etereo, di bella morbidezza, presenta in bocca note di mela, profumi maturi e tannini fini. A seguire ci viene offerto un altro interessante prodotto di Veglio, la Barbera Cascina Nuova 1998 che proviene da vigne vecchie con una produzione di soli 40 q/ha. Il colore è rubino più marcato e al naso è evidente il legno, che però non nasconde la rosa. Abbastanza cotta in bocca con un finale decisamente terziarizzato. Il 90% della Barbera d'Alba Vittoria 1998 di Alessandria affina per circa un anno in barrique. Il colore è quasi impenetrabile, i profumi intensi, marcati da note di liquirizia. In bocca è morbida, non grassissima, dai toni meno dolci della Cascina Nuova di Veglio, con una imponente ma gradevole carica tannica nel finale lungo. Assaggiamo a questo punto i Baroli di Alessandria: il Barolo "normale" matura in legno usato; il Barolo San Giovanni matura per il 60% in legno piccolo nuovo; i vigneti da cui provengono (il San Giovanni è il vigneto migliore) sono degli anni '40-'50. Il Barolo 1996 presenta un colore granato e un naso intenso di un vino già maturo; in bocca è di corpo medio, con tannini finali gradevoli e chiusa di media lunghezza. Il Barolo San Giovanni 1996: ha un colore più intenso, vivo e concentrato, ancora su tonalità granate e profumi molto intensi. La bocca, di non eccessiva grassezza, è dominata da note la prugna, con tannini (di buona finezza) nettamente più in evidenza che contribuiscono a un bel finale. Passiamo ai Baroli di Mauro Veglio. Barolo Vigneto Arborina 1996:
il naso si presenta etereo e penetrante, con profumi freschi dominati
da note di prugna. La bocca si mostra di buona struttura, aromaticamene
valida, anche se con un andamento piuttosto uniforme. Buona lunghezza
finale. Il Barolo Vigneto Gattera 1996 possiede profumi più
dolci; la disposizione di bocca si mostra più varia del Vigneto
Arborina: ha una partenza morbida e si svolge, nell'ambito di una struttura
media, con una bella progressione che parte dal centro bocca. Anche questo
Barolo conferma la presenza di tannini dolci e "gentili". Assaggiamo in conclusione l'Insieme
1997 di Alessandria che è composto da 40% Nebbiolo dal vigneto
San Giovanni 1997, 20% Barbera dal vigneto Vittoria 1998 e 40% Cabernet
Sauvignon 1998 (la versione di Veglio ha 30% Barbera e 30% Cabernet):
colore rubino pieno, al naso profumi intensi di frutta rossa, marcati
in modo non invadente dal legno. La bocca è piena ma ancora squilibrata,
e mostra note evidenti di ciliegia, retrogusto penetrante, grande corpo
e lunghezza. |
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