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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Cronache, ricordi, assaggi, anticipazioni. Piemonte Anteprima Vendemmia 2006 e un ricordo di Giovanni Neri
di Andrea Gabbrielli

Piemonte Anteprima Vendemmia 2006. Quantità e qualità buona ma la crisi è pesante


A Torino lo scorso 24 novembre è stata presentata Piemonte Anteprima Vendemmia, l’evento di riferimento per conoscere i giudizi sull’ultimo raccolto. L’appuntamento, come di consueto, è stato organizzato dalla Regione Piemonte in collaborazione con i Vignaioli Piemontesi. Inoltre nel corso della mattinata sono intervenuti ai lavori 19 tra presidenti di Consorzi e rappresentanti di organizzazioni professionali. La manifestazione si è conclusa con un omaggio a Mario Soldati (1906-1999), scrittore, regista, sceneggiatore, autore televisivo e pioniere dell’enogastronomia di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita.

Il mondo del vino piemontese

Secondo i dati forniti dall’Assessore regionale all’agricoltura Mino Taricco la vendemmia 2006 in Piemonte ha dato 3.228.961 ettolitri (+5% sul 2005) con crescite della produzione in provincia di Alessandria del 9%, Cuneo +7,8%, Torino 5% e Asti 2,5%. Nel suo intervento Taricco ha dato quadro ampio della Regione che può vantare 53.075 ettari di vigneto (6,5 del vigneto Italia), 20.000 aziende vitivinicole operative, 60 cantine sociali con 15.000 associati, 280 imprese industriali, 11 Docg ( su 31 nazionali) e 45 Doc (su 301 nazionali) che coprono circa l’80% della produzione regionale. L’export assorbe circa il 60%, per un valore di 934 mln di euro. Il valore della produzione di vino (riferito ai prezzi di base ndr) è di 347 mln di euro.

Giulio Porzio
, presidente dei Vignaioli Piemontesi, nella sua relazione sulla vendemmia 2006 ha evidenziato i molti aspetti positivi dal punta di vista sia qualitativo, tanto che ci sono numerose punte di eccellenza, che quantitativo, anche se in alcuni casi c’è stata sin troppa abbondanza, ma più che altro ha denunciato con veemenza lo stato di crisi in cui versano, ormai da tre anni, Barbera, Dolcetto e Cortese delle province di Asti e Alessandria. Una situazione che Porzio ha descritto, come “molto grave tanto da mettere in discussione, in molte aree viticole, la sopravvivenza stessa del mestiere di viticoltore….la situazione – ha poi continuato - è davvero critica e sta per diventare drammatica… si rischia davvero la rivolta popolare ” Secondo l’esponente dei Vignaioli Piemontesi i rimedi starebbero nel controllo numerico del vino imbottigliato attraverso la fascetta regionale, che prossimamente entrerà in vigore, in attesa che tali funzioni di controllo passino ai Consorzi. Poi la concentrazione dell’offerta, un programma di comunicazione professionale su diversi mercati oltre a una revisioni dei disciplinari e degli albi dei vigneti. Porzio al termine del suo intervento ha detto che “il Piemonte vince sulla qualità ma perde sulla politica dei prezzi”.

Insomma una realtà assai più variegata di quanto superficialmente possa sembrare e che non si può semplicemente liquidare con un ragionamento sbrigativo su ciò che è di qualità, presunta o meno non importa, e ciò che non lo è. Il vino non è solo il contenuto di una bottiglia ma un fenomeno economico-sociale – colturale e culturale molto complesso che richiede orizzonti a 360° e molti, molti svecchiamenti. La tradizione non può e non deve diventare una pietra al collo.

Dedicato a Giacomo Neri, alla sua famiglia e al suo Brunello

Il signor Giovanni, il papà di Giacomo, l’ho conosciuto nel 1989 nella cantina che allora era sopra Torrenieri, proprio di fronte alla sua casa. La tenuta l’aveva acquistato nel 1971. Era un signore alto e snello che mi aveva accolto con gentilezza e anche un po’ di curiosità. Ma era tutta la famiglia che mi piaceva - anche se ogni volta che mi invitavano a pranzo mi mettevano all’ingrasso- non solo perché erano molto ospitali ma perché erano veri e simpatici: si stava proprio bene a chiacchierare di vino di fronte al camino. Sempre nel 1989 ho assaggiato il Brunello di Montalcino Riserva 1981 a cui il signor Giovanni teneva moltissimo. Era giustamente orgoglioso di quel vino di cui scrissi sulla Guida Vini d’Italia ” un vino molto interessante….dal sapore elegante e corposo. Un’ulteriore prova dell’ottimo livello raggiunto da questo piccolo ma bravissimo produttore”. Poi nell’edizione 1993 diedi la notizia della prematura scomparsa di Giovanni con un commento sulle conseguenze in azienda, suggerito da una circostanziata ma fuorviante lettera di S.F., di cui poi mi sono dispiaciuto. Nuovamente degustato qualche anno fa il Brunello Riserva 1981 del signor Giovanni non ha affatto sfigurato: è ancora bello vispo e non ha perso nulla del suo fascino.

Tra le tante cene che ho fatto a casa di Giacomo una in particolare non la dimenticherò mai. Doveva essere luglio del 1995. Era un’estate caldissima e anche di notte il caldo non dava tregua. Qualche mese prima – in pieno inverno- avevamo parlato di fare un pranzo a base di ocio. Poi il tempo e gli impegni avevano fatto rimandare l’incontro sino all’estate. Poi Giacomo mi chiamò e mi disse che sua madre, cuoca sopraffina, aveva rotto gli indugi e aveva preparato il tradizionale piatto della battitura (trebbiatura) a base di ocio. A questo punto non si poteva più rimandare. Per sfruttare il più possibile il fresco della sera era stato apparecchiato un lungo tavolo proprio accanto alla porta della cantina sia per comodità – visto che il vino si spillava direttamente dalle botti - ma anche per sfruttare quel po’ d’aria più fredda che ne usciva fuori. Non so quanto caldo facesse ma non ci siamo risparmiati nulla: crostini con i fegatini, collo ripieno, pasta asciutta col sugo dell’arrosto e naturalmente arrosto di ocio innaffiato come se piovesse, da Rosso e Brunello di varie annate in maturazione. Fu una roba pantagruelica e altamente alcolica che solo grazie all’età più giovane e alla gagliardia dell’appetito, fu possibile terminare. Alla fine mi ricordo che non ero io solo ad avere i bargigli rossi come quelli dei galli. Poi il caldo boia e una notte difficile con l’ocio che si agitava nei miei visceri, resero indimenticabile quella serata. Ma che divertimento però. Una serata bellissima che ancora oggi ricordo con immutato piacere.

È di questi giorni la notizia che il Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2001 di Casanova di Neri ha conquistato il titolo di miglior vino della Top 100 di The Wine Spectator. Un bellissimo successo di Giacomo Neri che nasce da lontano. Il signor Giovanni ne sarebbe stato davvero contento. Però, sono convinto, non si sarebbe dimenticato di riproporre la sua Riserva 1981. Ed avrebbe fatto bene. Ciao, Giacomo.

6 dicembre 2006

 
 
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