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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Cronache, ricordi, assaggi, anticipazioni. Parlare di vino siciliano a Pechino
di Andrea Gabbrielli

Ai primi di novembre ho fatto parte di una delegazione siciliana che è andata a Beijing per testare il mercato cinese e capire come impostare il lavoro nel modo più efficace in quel paese. Il Progetto Cina, così è stato denominato, fa parte di una convenzione ICE/Regione Sicilia ed è stato organizzato da Ines Aronadio, direttore dell’Ice di Palermo, da Antonino Laspina, direttore dell’Ice di Beijing, con la collaborazione dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura e da Assovini Sicilia.

La manifestazione si è articolata con un seminario di presentazione del settore enogastronomico siciliano, curato da chi scrive, a cui sono seguite due degustazioni guidate di vino e di olio, tenute rispettivamente da Giuseppe Longo dell’area sviluppo di Assovini Sicilia e da Gino Celletti, esperto del settore oleario In via preliminare va detto che grazie al lavoro svolto dall’ICE Sapori di Sicilia è stato un grande successo sia per numero che per qualità dei partecipanti. Successo verificato anche successivamente grazie ai commenti molto favorevoli che sono stati espressi.

La manifestazione vera e propria, cioè il seminario e le due degustazioni guidate, hanno soddisfatto molte curiosità e altrettanto ne hanno suscitate perché l’approccio proposto – la storia e la millenaria cultura materiale siciliana hanno dei legami profondi e duraturi ed è per questo che il vino e l’olio prodotti su questa terra hanno dei caratteri di unicità – ha dato una chiave di lettura originale della realtà produttiva della Regione. Com’era facile immaginare, la Sicilia, come del resto qualsiasi altra regione italiana, è pressoché sconosciuta come territorio produttivo mentre è sicuramente più nota per le sue bellezze naturali o anche per la sue millenarie vicende storico-artistiche. In questo senso la mostra “Continente Sicilia, 5000 anni di storia” tenuta appena qualche mese fa (29 Aprile-29 giugno 2006) nel prestigioso National Museum of China, con grande successo di pubblico e larga eco sui media cinesi, ha fatto da apripista. I 130 partecipanti al seminario tra cui buyers, food&beverages managers, ristoratori, giornalisti, ecc. hanno partecipato alle degustazioni di vino (40 etichette) e di olio con estrema attenzione e professionalità.

Ciò a mio giudizio dimostra come il clima di grandissimo interesse che si è creato e che ha accompagnato l’intera giornata si deve molto a questa impostazione “didattica” . Infatti non è stata solo offerta una semplice degustazione tout court ma è stato offerto un servizio che li ha aiutati a comprendere più da vicino la realtà produttiva della regione. Come nota a margine penso sia da menzionare la decisa preferenza espressa per i vini rossi in generale e specialmente per quelli tendenzialmente più freschi e fruttati (frappato e Cerasuolo di Vittoria), il Nero d’Avola quando particolarmente equilibrato ma anche per il Passito di Pantelleria l’indice di gradimento è stato alto.

Per l’Olio Extravergine potrebbero valere le considerazioni fatte per il vino. Durante le giornate di permanenza a Pechino in quasi tutti i ristoranti che abbiamo visitato (per lo più di fascia medio/medio-alta) il vino era presente anche se si trattava nella maggior parte dei casi di vino francese con una presenza italiana e siciliana in tono assai minore. Il mercato è “aperto” alle novità ma la mia netta impressione è che oggi risulti vincente chi è in grado non solo di offrire prodotti di buona qualità ma soprattutto servizi, formazione e adeguato know-how (corsi di degustazione, corsi di cultura del vino, corsi di cucina, ecc.) e per questo sono stati avviati dei contatti con imprenditori locali che lasciano, per altro in tempi molto brevi, ben sperare per il prossimo futuro.

La Cina e le opportunità di mercato

“ Grazie alla straordinaria crescita economica degli ultimi anni, la classe media urbana cinese, che attualmente è costituita da circa 120 milioni di individui, tra cinque anni ne conterà circa 150 milioni. All’aumentare del benessere si prevede una diversificazione ed una sempre maggiore occidentalizzazione dei gusti dei cinesi, anche relativamente ai prodotti agricoli. L’incremento della domanda di “western-style food” può quindi rappresentare una importante opportunità per la produzione agricola italiana, e in particolare per quella siciliana. Tra i prodotti del settore agroalimentare che presentano ottime probabilità di successo nel mercato cinese figurano senz’altro il vino, l’olio di oliva, i formaggi, la pasta, i sughi e le conserve oltre al caffè e ai prodotti dolciari.

Olio di Oliva

Negli ultimi anni, l’esportazione dell’olio d’oliva verso la Cina è cresciuta ad un tasso medio annuale del 50%. Se la tendenza troverà conferma, come si ritiene, nel 2008 verranno esportate verso il Paese più di 6000 tonnellate di olio d’oliva. Si stima, infatti, che questo sia un mercato in forte espansione e che la richiesta di olio di oliva aumenterà rapidamente nel prossimo futuro.

Vino

Per quanto riguarda il vino nel 1998, l’import ha raggiunto la cifra record di circa 50 milioni di litri (una quantità otto volte superiore rispetto al 1996 e ben 66 volte superiore rispetto al 1995). Nel 2000, le importazioni sono diminuite a 32 milioni di litri, ma nel 2005 hanno registrato un nuovo record, raggiungendo i 54 milioni di litri. L’Italia rappresenta il quarto paese esportatore di vino nel mercato cinese, dopo il Cile, la Spagna e la Francia. Quest’ultima detiene la leadership qualitativa mentre i primi due dominano le forniture di vino sfuso. Può oggi affermarsi che il mercato del vino, in Cina, inizia a strutturarsi e a dotarsi di alcuni mezzi promozionali, come le fiere, che sono essenziali per trainare le potenzialità.

La stampa specializzata, gli enologi, le degustazioni hanno poi fornito complementari supporti all’espansione del mercato. L’inserimento del vino nelle abitudini alimentari cinesi, infatti, costituisce un processo non immediato, nel quale l’aspetto educativo riveste grande importanza “.

(I brani sono tratti dalla Nota economica congiunturale della Cina 2006 a cura dall’ufficio Ice di Beijing).

23 dicembre 2006
 
 
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