Singapore Airlines,
in volo con i grandi vini
di Andrea Gabbrielli
C'è
sempre qualcosa di nuovo da imparare. Sapevo che la Singapore Airlines
(SIA) era una delle migliori linee aeree del mondo e che aveva una particolare
attenzione al vino, ma che a bordo dei suoi voli si consumassero 2.000.000
(due milioni) di bottiglie all'anno, mi ha molto stupito. Sono venuto
a conoscenza di questa notizia durante il Singapore Airlines Wine
Event 2007 che si è svolto agli inizi di febbraio nella piccola
città/stato asiatica, sede della compagnia. Se per la gastronomia
di bordo è operativo sin dal 1998 un International Culinary Panel
coordinato da Hermann Freidanck e composto da cuochi di vari paesi (una
lista di 9 grandi chefs tra cui il francese Georges Blanc, l'australiano
Matthew Moran, l'americano Alfred Portale, l'inglese Gordon Ramsey,
l'hongonkino Yeung Koon Yat, ecc.) che predispone piatti e ricette per
le tre classi di volo, per il vino l'attenzione non è minore.
La
SIA infatti ha riunito tre pezzi da novanta quali il britannico Steven
Spurrier, fondatore a Parigi dell'Academie du Vin e organizzatore
della "disfida di Parigi", degustazione nella quale per la
prima volta i cabernet del Nuovo Mondo si affermarono sui blasonati
château bordolesi; Michael Hill Smith, il primo Master
of Wine australiano e noto produttore titolare della Shaw&Smith,
una quotata winery delle Adelaide Hills in South Australia e l'americana
Karen MacNeil, presidente del Professional Wine Studies Program
del Culinary Institute of America, autrice del volume The Wine Bible
e coproprietaria della Fife Vineyards in Napa Valley. I tre consulenti
periodicamente si incontrano per effettuare una degustazione cieca dei
campioni di vino provenienti da tutto il mondo e poi decidono quali
inserire nella lista di bordo. I parametri sono quelli consueti (colore,
profumo, sapore) l'unica attenzione particolare viene riservata al gusto
in quanto il basso tenore di umidità dell'aria in cabina influisce
sia sul naso ma più che altro sulle papille gustative, accentuando
la sensazione tattili dei tannini. Non a caso nel centro aziendale c'è
un salone che può essere pressurizzato come in volo, riproducendo
le condizioni di bordo dove, se occorre, i tre consulenti possono effettuare
le degustazioni. A seconda della rotta, la carta offre in First Class,
Champagne Dom Perignon e Krug Grand Cuvée una selezione di vini
provenienti da Francia, Italia (era presente il maremmano Tenuta Belguardo
dei Mazzei), Germania, Australia, Nuova Zelanda e Portogallo. In Business
Class i vini tranquilli hanno la stessa provenienza della First con
l'aggiunta del South Africa mentre lo Champagne è solo - si fa
per dire - Piper Heidsieck 1999.
In Economy, infine, la scelta è tra vini bianchi e rossi francesi
e qualche australiano. In First la percentuale di vino consumata è
pari all'8%, in Business è il 31% mentre il 61% è appannaggio
dell'Economy. Il personale di bordo, durante il training formativo,
viene addestrato con dei corsi base sul vino a vari livelli di apprendimento
oppure partecipa a seminari di approfondimento, curati anche dai tre
esperti, sulle zone e le differenti caratteristriche dei vini. Steven,
Michael e Karen conoscono in maniera più o meno approfondita
il vino italiano ma sono dei bravi degustatori con una visione aperta
al vino in tutta la sua diversità di espressione. Certo, se la
cultura di Stephen è profondamente permeata dal vino francese,
quella di Michael e Karen ha solide radici nel Nuovo Mondo e la carta
in qualche modo ne risente. Comunque ce ne fossero di compagnie che
dedicano così tanta attenzione al vino e alla gastronomia. Singapore
Airlines, proprio bravi.
Nella foto: Steve Spurrier
21 marzo 2007