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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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A Naturalmente Vino
un movimento nuovo che sa d'antico
Crediamo
che ai molti visitatori della nostra ultima manifestazione Naturalmente
Vino (a proposito, grazie! È stata una nuova grande soddisfazione!)
siano venute in mente (come è successo a noi che l'abbiamo organizzata)
molte domande a proposito dei vini naturali, e del movimento che li ha
come protagonisti. E tra queste domande la più frequente riguarda
il punto di partenza: cosa dobbiamo intendere per vino naturale? Passati
più volte al tavolo di Paradiso di Manfredi, due ettari
a Montalcino, ad ogni riferimento sui concetti di biologico o biodinamico
ci siamo sempre sentiti rispondere noi facciamo vini naturali:
la naturalità è una caratteristica insita del vino, bisogna
solo accompagnarla e difenderla. Questo porta ad una definizione
di naturalità come negazione: nessun agente chimico ausiliario,
no a lieviti che non siano rigorosamente quelli presenti in vigna, e pochi
atteggiamenti filosofeggianti. La naturalità si salda
con la tradizione, è il ritrovamento delle radici e delle antiche
consuetudini, e i suoi confini si confondono con la tipicità. Aziende
come Paradiso di Manfredi, nella loro apparente incosapevolezza, sono
daltra parte un laboratorio per chi invece tenta di costruire attorno
alla naturalità una vera e propria filosofia. Poi
cè il vino naturale come prodotto di agricoltura biologica
o biodinamica, che possiedono definizioni piuttosto precise. Il biologico
è sostanzialmente assenza di chimica in campagna e lieviti naturali,
il biodinamico è molto di più, ed è allestremo
opposto della definizione minimale di naturalità data prima. È
"nuova filosofia di vita, è apertura della mente, è
nuovo modo di vedere il mondo." Stefano Bellotti, presidente
di Renaissance Italia e proprietario della Cascina degli Ulivi
di Novi Lugure è stato molto chiaro in questo senso nel suo intervento
alla tavola rotonda del lunedì mattina. Il punto centrale è
che la terra è un libro su cui il sole scrive le sue parole. Ogni
modificazione della terra ne altera e snatura i risultati. Quindi niente
concimi (neanche quelli chimici) perché alterano il metabolismo.
Ma soprattutto nessuna modifica alla struttura della terra, niente diserbanti
(si vendemmia fra i fiori e con lerba ad altezza duomo) niente
pressature che confondono "la parole del libro" di cui sopra,
mentre oggi la terra è ridotta sostanzialmente ad un pavimento.
Poi le procedure, e qui il filo si perde un po. Il contributo concettuale
principale allagricoltura biodinamica è stato dato dallaustriaco
Rudolf Steiner, che ha elaborato una serie di sostanze naturali
dette preparati in grado non di concimare ma di creare lhumus
specifico del terroir in cui sono inseriti. Le procedure spesso sconfinano
nel rituale, come nel caso del preparato realizzato con letame di vacca
che viene inserito in un corno e interrato per essere poi riestratto tempo
dopo.Ma accanto alla camponente più alternativa, si trovano anche aziende perfettamente integrate ed accettate dal sistema di critica enologica che si è sviluppato dagli anni ottanta in poi. Lesempio più emblematico è Castello dei Rampolla, una delle aziende chiantigiane dal successo più folgorante, che coltiva secondo i dettami biodinamici la vigna da cui trae lAlceo, il suo vino di punta, e lintenzione è quella di applicarli anche agli altri vigneti. Insomma tante visioni, diverse associazioni di produttori e qualche polemica fra di loro. Ma è innegabile che questo sia un movimento da seguire, perché contagioso e in espansione, e perché mostra una nuova faccia della realtà-vino, ponendo in discussione molti valori finora indiscussi e mettendo in campo nuovi colori, profumi, sapori. Forse nuovi, forse antichi. Nella seconda immagine: i titolari dell'azienda Paradiso di Manfredi 18 maggio 2007 |
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