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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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Tre stelle al Taurasi
2003
di Riccardo Farchioni, nostro inviato Taurasi
- Un clima continentale e una altitudine dei vigneti che varia dai
500 ai 700 metri sul livello del mare; vendemmie che non si concludono
prima della prima settimana di novembre; vini che ci si sta convincendo
sempre di più a far uscire dopo quattro, se non dopo cinque anni,
con tutto ciò che ne consegue in termini di gestione di una azienda
vinicola. Nell'identikit che questi dati vanno a tracciare a fatica si
riconoscebbe una realtà meridionale dove, si pensa normalmente,
la generosità del clima fornisce vini rapidamente pronti e ricchi
di calda e mediterranea sostanza. E invece proprio di sud si sta parlando,
del comprensorio del Taurasi, il regno dell'aglianico nella avellinese
Irpinia, dove però per molti versi si respira aria più nordica. Ed
effettivamente, l'impressione che la utilissima anche se un po' frenetica
"full immersion" nel territorio generosamente organizzata dallo
staff di Anteprima Taurasi (svoltasi dall'1 al 3 dicembre occupando
per la prima volta gli ambienti del restaurato Castello che fu di proprietà
di Carlo Gesualdo da Venosa) è stata che i viticoltori di
questa parte della Campania abbiano ben presente che vino si trovino per
le mani. Un vino che non consente trucchi o scorciatoie, di cui ci si
deve fare carico riservandogli il rispetto che merita, essendo consapevoli
delle responsabilità verso una bottiglia che può dare il
meglio di sé dopo anni, come succede solo ai migliori. L'impressione
è stata effettivamente che da queste parti abbiano parecchio osservato
e che abbiano ben metabolizzato quello che è successo, in termini
di generose proiezioni in avanti e relativi inciampi, alle comunità
di produttori di altri vini importanti. Vini che richiedono
la cura di vitigni altrettanto difficili, lavoro duro in campagna, gestione
complessa della cantina. Vini con i quali ci si deve dunque confrontare
e che sono, per intenderci, il Barolo e il Brunello. E, per non lasciare
nulla di sottinteso, nella gestione della cantina è compreso naturalmente
l'annoso problema dell'uso del legno giusto, delle cui soluzioni e sintesi
raggiunte altrove si è fatto tesoro. C'è
però una differenza: mentre per altri territori i moti di rinnovamento
si sono svolti quando sembrava opportuno cercare una convergenza con gusti
considerati più "aggiornati", il progresso qualitativo
del Taurasi è arrivato (o sta arrivando) nel momento in cui si
è capito che le differenze sono importanti, non solo ideologicamente
ma anche per pure motivazioni di mercato, e dunque va cercata, o ricercata,
la tipicità seppure (se si vuole) aggiornata e rivista. Questo
fa sì che sia emersa una grande attenzione ed apertura nei confronti
della biodiversità clonale naturalmente presente nelle campagne,
e verso ricerche sempre più efficaci che individuino e selezionino
lieviti "casalinghi" che rispettino adeguatamente le peculiarità
del territorio. "La
prima vera Anteprima Taurasi sarà quella dell'anno prossimo",
così guarda già avanti Paolo De Cristofaro che ha
tenuto energicamente le fila di questo evento così come più
in generale tiene le fila della Campania vitivinicola presso "i piani
alti" della critica enologica. Guardare avanti senza buttare però
una annata come la 2003 che anche a Taurasi è stata difficilissima
a causa di caldo e siccità, ma che ha avuto un "bonus"
grazie proprio all'altezza dei suoi vigneti capaci così di preservare
più che altrove perlomeno la freschezza dei profumi e una discreta
freschezza di beva. Tanto da far superare alla vendemmia l'esame della
commissione formata dagli inviati della stampa specializzata che le hanno
assegnato le tre stelle, classificando quindi di un'annata come buona.Nelle immagini: il Castello di Taurasi; la campagna presso Venticano; un momento della degustazione dei campioni in anteprima; un momento del confronto fra produttori e i giornalisti della stampa specializzata 16 dicembre 2006 |
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