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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Piccoli passi naturali

di Luca Bonci

Quasi una riunione di amici quella tenutasi lo scorso 26 gennaio nelle belle sale dell'Istituto Cavanis di Camaiore, in provincia di Lucca. Una dozzina di vignaioli e un buon numero tra appassionati, ristoratori, enotecari. Donne e uomini del vino uniti dalla comune tensione verso una rinascita in chiave naturale del mondo rurale, o dalla curiosità di capire meglio da cosa questa tensione muove. Riunione di amici non tanto per le piccole dimensioni dell'evento, che anzi raccoglieva un buon numero di persone, ma proprio per l'aria cordiale e priva di formalità che si respirava, assaggiando, chiaccherando, osservando alcuni filmati che descrivevano i metodi di vinificazione o nuove, orientaleggianti, tecniche di assaggio.

I vignaioli, una dozzina, erano gli aderenti a Renaissance des Appellations Italia, associazione che si rifà ai dettami biodinamici e all'esempio di Nicolas Joly, al momento presieduta da Stefano Bellotti di Cascina degli Ulivi. Tra loro molte le aziende Toscane, per ragioni di vicinanza territoriale, e molte, e diverse, le storie e le filosofie. Se infatti tutti i presenti aderivano senza dubbio al manifesto dell'associazione, vergato a mano su un cartello all'ingresso della sala, diverso è il grado di coinvolgimento teorico con la dottrina steineriana (alla base dell'agricoltura biodinamica). Da un'adesione pragmatica, di chi vede i risultati della cura del vigneto e del vino nel proprio prodotto, e non si addentra più di tanto in giustificazioni teoretiche a chi, viceversa, parte da una adesione ideologica e la riversa nelle pratiche di vigna e cantina. Se alcune aziende sono arrivate alla naturalità sull'onda crescente di questi ultimi anni, altre hanno alle spalle un cammino pluridecennale di spontanea ricerca, iniziato magari senza neppure sapere che da qualche altra parte del mondo c'era chi seguiva la stessa strada a partire da elucubrazioni teoriche ben più corpose.

Comunque sia, per chi il vino lo apprezza sopratutto come prodotto della terra e dell'uomo, dove come uomo si intenda non l'astratto homo tecnologicus, trasformatore della natura, ma l'uomo nelle singole personificazioni, con le manie, i pregi e i difetti che caratterizzano ognuno di noi; per questi, dicevamo, e così anche per noi, l'incontro è stato stimolante e istruttivo, perché alla capacità di racconto di ogni vino abbiamo in ogni caso trovate associate capacità simili nelle donne e negli uomini che quei vini ci presentavano.

Ad ascoltare questi racconti, oltre a noi de L'AcquaBuona, c'erano tanti che conosciamo per aver da tempo frequentato gli stessi ambienti. C'era Massimo Pardini, mente organizzatrice e da tempo rappresentante di aziende biodinamiche, c'era Andrea Balzani, nuovo delegato AIS Versilia, c'era la responsabile di Slow Food Versilia, condotta appena fondata, c'erano ristoratori ed enotecari, a dimostrare la curiosità verso questo nuovo mondo ma anche la considerazione da parte delle associazioni storiche dell'enogastronomia, da principio forse un po' restie, come sempre accade verso qualcosa che non si conosce.

6 febbraio 2007

 

 
 
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