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18 Novembre - 1 Dicembre |
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I titoli
Il primo catasto vitivinicolo per l'Europa è in Franciacorta BRESCIA - Ora si conosce proprio tutto, fino all'ultimo acino. La provincia di Brescia è la prima in Italia a presentare il catasto vitivinicolo, pressupposto fondamentale per poter giungere all'appuntamento con le quote vitivinicole dell'Unione Europea nel migliore dei modi. "Il lavoro è stato tanto - spiega Giampaolo Mantelli, assessore provinciale all'agricoltura - ma ora la soddisfazione è grande. Non solo perchè è stato fatto tutto entro i termini previsti dalla legge. Il quadro che esce dal catasto vitinicolo bresciano è quello di un settore in totale espansione e, soprattutto, proteso verso una qualità sempre più ampia". In cima alla piramide quantitativa del vino bresciano figura, naturalmente, il Franciacorta Docg, prodotto su una superficie vitata di 1016 ettari . Segue, a ruota, il Garda Classico, con 867 ettari. Basta un'occhiata all'impennata del numero delle aziende per capire che si tratta di un comparto assolutamente florido: nel 1970 le aziende bresciane che si dedicavano alla produzione del vino erano 470, ora sono 1836. "Una crescita esponenziale — ha detto Mantelli — che corrisponde alla nuova destinazione del comparto con la vocazione alla certificazione, alla tipicità e peculiarità". Mario Pari (Il Giorno, 21/11/2001) Degustare
il vino: il segreto è il bicchiere. L'incontro con un esperto
americano
CASTAGNETO - Fare il vino è difficile ed è stato detto in tanti convegni, ma in questi giorni è stato appurato che anche berlo non è facile. Un grande critico enogastronomico americano, il professor Burton Anderson, ha dimostrato l'importanza dei bicchieri nella degustazioone dei vini con prove pratiche su qualità di vini: Sauvignon, Bordeaux, Pinot e Le Volte con quattro diversi tipi di bicchieri di una famosa ditta boema, la Riedel, forniti dalla ditta Scappini di Donoratico. Dalla degustazione è stato constatato che le dimensioni e la forma dei calici influiscono sulla percezione degli aromi e del gusto esaltandone le qualità. I vecchi agricoltori, quelli che facevano il vino quaranta, cinquant'anni fa e quei pochi ancora attaccati al vecchio modo di vinificare, sono sinceramente sbalorditi dalla nuova arte di fare il vino, quello buono famoso, che si vende a cinquanta, cento e più mila lire la bottiglia. Non pensavano nemmeno, né capivano tanto di cloni, di vitigni, di profilo enolico, di contenuto zuccherino, di rapporti vite-terreno e di altre mille diavolerie che la scienza moderna e gli studi di tecnici ed enologi hanno inventato. Giuliano Giuliani (La Nazione, 21/11/2001) Nel
2000 vendute 36 milioni di bottiglie. Veronafiere riproduce a Tokyo il
modello Vinitaly. Vino in Giappone, corsa allultimo
bicchiere
Carlo Alberto Delaini VERONA Il vino di qualità italiano punta al sorpasso sui cugini francesi in Giappone. In dieci anni ha incrementato la propria fetta di mercato del 17%, passando dai 5 ai 22 punti percentuali sul totale, lasciandosi alle spalle la Germania, che la precedeva con l11% ed ora è al 5%, e puntando al primato transalpino che nel medesimo periodo ha registrato un calo dal 55 al 44%. In volume il vino italiano ha raggiunto i 36 milioni di bottiglie per un valore di 20 miliardi di lire. Linteresse dei consumatori nipponici sta aumentando decisamente anche verso i prodotti tipici e lolio doliva extravergine. Così, Veronafiere esporta il proprio know how acquisito in quasi quarantanni di organizzazione di Vinitaly e in dieci di Sol, organizzando a Tokyo, nellambito delle manifestazioni Italia in Giappone 2001, la prima edizione di «Vino e Olio. Italian Wine and Foode Festival». «Si tratta di un evento particolarmente innovativo che si inquadra nella ampia strategia di internazionalizzazione portata avanti negli ultimi anni da Veronafiere, forte di una rete di 48 delegati nei cinque continenti, a supporto della propria utenza espositiva - dice il commissario straordinario di Veronafiere, Pierluigi Bolla -. Lobiettivo è quello di creare unimmagine promozionale unica del made in Italy agroalimentare, in primis nellarea del Far East, dove abbiamo già maturato una significativa esperienza, ed entro breve anche in Sud America e nellEst Europa». Alla rassegna partecipano circa un centinaio di aziende, istituzioni regionali, tra cui Veneto, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, consorzi, associazioni di categoria del mondo del vino e dellolio italiano, fra cui lUnaprol con Oliveti dItalia. «Le potenzialità di mercato per i prodotti alimentari italiani in Giappone sono elevate ed in crescita - evidenzia Giampaolo Chiappini Carpena, trade commissioner dellIce di Tokyo - basti pensare che essi rappresentano oltre il 15% delle nostre prime 16 voci di esportazione in loco». Nel primo semestre del 2001 il settore agroalimentare del nostro paese ha fatturato qui circa 40 miliardi di lire segnando un incremento del 15% sul pari periodo dello scorso anno. Cresce anche il gradimento dei consumatori locali: la quota di mercato acquisita ha infatti raggiunto il 14,7% di quella globale. (La Stampa, 25/11/2001) Dai prezzi miti ai vini mitici Sergio Miravalle (La Stampa, 29/11/2001) Le
Cantine Antinori rimarranno a San Casciano.
Le prestigiose Cantine Antinori rimarranno a San Casciano. Non lasciano, anzi raddoppiano: nelle nuove installazioni che verranno costruite tra Bargino e Fornace si concentreranno attività della maggiore "firma" del vino che oggi sono svolte altrove. Al posto degli attuali stabilimenti del Bardella, tramite necessari passaggi tecnici che richiederanno tempo, troveranno posto una zona residenziale e probabilmente strutture ricettive. Il "sì" per l'inizio di tutta l'operazione è giunto mercoledì sera dal consiglio comunale: disco verde votato all'unanimità. Al Bargino, le nuove cantine saranno in parte interrate e per il resto "camuffate", per non danneggiare il profilo paesaggistico. In aggiunta, la strada fra Cassia e gli stabilimenti verrà studiata in modo da indirizzare i mezzi pesanti solo allo svincolo autostradale del Pontenuovo: così, l'abitato del Bargino non sarà attraversato dai Tir. Previsto un notevole aumento per i livelli occupazionali della media Valdipesa. Andrea Ciappi (La Nazione, 1/12/2001) Incontro a Bruxelles col responsabile del settore vino dell'Unione. Moscato verso gli estirpi? CANELLI «Una trasferta interessante», Giovanni Satragno, presidente della «Produttori di Moscato dAsti associati» definisce così lincontro avuto a mercoledì, a Bruxelles, con Maurizio Chiappone, nicese, funzionario a capo dellufficio vini dellUnione Europea, uno degli «eurocrati» più attenti ed esperti. Con Satragno era volato in Belgio anche il direttore di Assomoscato, Angelo Dezzani. Motivo del summit raccogliere informazioni sulla possibilità di accedere agli aiuti Ue per proporre, nelle aree meno vocate, lestirpo dei vigneti di moscato. Lattuale superficie iscritta alla docg è di circa 9 mila ettari nel territorio dei 52 Comuni tra le province di Cuneo, Alessandria e Asti. «Con laiuto di Chiappone - riferisce Satragno - abbiamo analizzato lipotesi di ottenere tra i 12 e i 16 milioni di lire ad ettaro come indennizzo allestirpo. Una somma che personalmente ritengo insufficiente. Bisognerebbe arrivare ad almeno 15 mila e 500 euro, pari ad una trentina di milioni ad ettaro». E per reperire aiuti e fondi da aggiungere agli incentivi Ue il presidente Assomoscato annuncia lintenzione di chiedere un incontro con il ministro per le Politiche Agricole Alemanno, che laltro ieri a Parma durante il summit sull'agroalimentare è stato avvicinato da Giovanna Balestrino (avvocatoi nicese tra i sindaci dellAssomoscato) e altri dirigenti del sodalizio. Lo scopo degli eventuali estirpi è di ridurre la produzione e gravare meno sui costi delle eccedenze. «Vogliamo sanare il nostro comparto puntando alla qualità anche con rese più basse di uva». E proprio di rese e variazioni al disciplinare si parlerà in un paio di riunioni della commissione paritetica sul moscato (formata da industriali, Assomoscato, Consorzio e Regione) previste per martedì e giovedì allassessorato regionale allAgricoltura, retto da Ugo Cavallera. [fi. l.] (La Stampa, 1/12/2001) Questa mattina saranno presentati i progetti della Cassa di Risparmio di Asti a favore del mondo agricolo. «Meglio le botti dei Bot», parola di banca MEGLIO le botti o i Bot? Non è soltanto un gioco di parole, ma una scelta strategica, anche dal punto di vista finanziario, soprattutto in territori che hanno ritrovato nel vino un volano economico e culturale. Allinterrogativo risponderà un incontro-dibattito, in programma stamane, con inizio alle 9,30 nel Salone della Cassa di risparmio di Asti di piazza Libertà, 23, nella sede centrale della banca. Un momento per raccogliere idee e proposte concrete. Sarà loccasione per i massimi dirigenti della banca astigiana di illustare un triplo e innovativo progetto a favore dellagricoltura di qualità. TRE MARCHI. Con i marchi «Vigneto doc», «Agri dop» e «Agri bio» la C.R. Asti lancia un programma di finanziamento agevolato a favore delle imprese agricole e agro-industriali. E un piano complesso che vanta una disponibilità di 100 milioni di euro, pari a circa 200 miliardi di lire. «Vigneto doc» vuole affiancare limprenditore vitivinicolo che crede nello sviluppo della propria azienda e offrirgli una serie di opportunità. Tra i principali finanziamenti sono previsti prestiti trentennali a tassi agevolati per lacquisto di vigneti, aiuti per la realizzazione di impianti di lavorazione e trasformazione delle uve e dei vini, per lapertura di strutture di vendita in azienda; interventi sui costi di formazione del personale sia in cantina che nei vigneti, sulle spese per la partecipazione a fiere e rassegne in Italia e allestero e la promozione pubblicitaria. www.catabanuta.com Limprenditore che aderisce a «Vigneto doc» avrà anche la possibilità di essere inserito in «www.catanabuta.com» il portale di e-commerce enologico realizzato dalla Cassa di risparmio di Asti e che offre ai navigatori della rete la possibilità di acquisti reali in una cantina virtuale. Tra le attività finanziabili cè anche una voce molto significativa e per certi versi «rivoluzionaria»: sono i costi ristrutturazione o demolozione con successiva ricostruzione delle cantine. In pratica la C.R. Asti finanzierà la «rottamazione» di capannoni e altre strutture enologiche realizzate quando la sensibilità paesaggista era molto diversa da quella attuale. E una scelta che considera il valore ambientale di una costruzione e sottolinea come un territorio più bello e meno deturpato abbia maggiori capacità di attirare il turismo enologico, fonte riconosciuta di introiti per lintera filiera economica. E una scelta inedita che va intesa come un grande opportunità di rinnovamento. Nella stessa logica si muovono i progetti di finanziamento di «Agri dop» destinati a chi produce prodotti tipici riconosciuti, dai formaggi ai salumi ai dolci, e «Agribio» che punta su chi opera nel crescente comparto dellagricoltura biologica. SERVIZI E CONSULENZE I tre progetti saranno arricchi da una serie di servizi di consulenza, assistenza tecnica e assicurativa che li rendono veri «alleati» degli operatori. Sono previsti servizi di consulenza e informazione: dalle condizioni meteorologiche alla consulenza telefonica medico-veterinaria allanalisi dei terreni con valutazione agronomica di laboratori convenzionati. Tra le novità anche la nascita interna alla banca di un «Borsino del vigneto e dei terreni vocati» con possibilità di inserire richieste di vendita o acquisti. PER I RISPARMIATORI «Vigneto doc» si rivolge anche ai risparmiatori. E infatti anche il titolo di una obbligazione molto interessante per tutti coloro che intendono contribuire, investendo una quota dei loro risparmi, a finanziare i progetti a favore dellagricoltura di qualità. La C.R. Asti ha previsto un tasso del 3% netto alla prima cedola. La Cassa di Risparmio di Asti rispetta così lo slogan: «Siamo orgogliosi di essere la banca della nostra terra» e conferma in una momento delicato per lintero sistema creditizio il forte legame con il Piemonte del vino che sarà seguito da vicino da una equipe di tecnici e consulenti specializzati della Cassa. A conferma dellimportanza di questi temi e della proposta che parete da Asti al convegno di sabato hanno assicurato la loro presenza il presidente della Regione Enzo Ghigo, i presidenti della Provincia di Asti Roberto Marmo e della Camera di commercio Aldo Pia e il sindaco Luigi Florio, che è anche vicepresidente nazionale delle Città del Vino. Sono stati chiamati a dire la loro anche produttori astigiani e monferrini, testimoni concreti del rapporto tra sistema finanziario e agricoltura: Piero Bava di Cocconato, Michele Chiarlo di Calamandrana, Alessandra Colonna di Vignale, Giorgio Rivetti di Castagnole Lanze, Domenico Ravizza di Rosignano, Mario Scrimaglio di Nizza. Interverrà anche il «grappaiolo» Gianfranco Berta di Nizza. Le conclusioni sono affidate al sottosegretario alle Finanze on. Maria Teresa Armosino. Tutti coloro che parteciperanno allincontro di oggi riceveranno in omaggio una cartella con i poster dedicati ai vitigni astigiani realizzati da Giancarlo Ferraris per conto della Cassa.Gli interventi saranno coordinati da Sergio Miravalle de «La Stampa». (La Stampa, 1/12/2001) |
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