Rassegna stampa
18 Novembre - 1 Dicembre
 
 

Rassegna 11-17/11

Rassegna 4-10/11

Rassegna 28/10-3/11

Rassegna 21-27/10

Rassegna 14-20/10

Rassegna 7-13/10

Rassegna 30/9-6/10

Rassegna 23-29/9

Rassegna 16-22/9

Rassegna 9-15/9

Rassegna 2-8/9

Rassegna 22-28/7

Rassegna 15-21/7

Rassegna 8-14/7

Rassegna 27/5-2/6

Rassegna 20-26/5

Rassegna 13-19/5

Rassegna 6-12/5

Rassegna 29/4-6/5

Rassegna 22-28/4

Rassegna 15-21/4

Rassegna 8-14/4

Rassegna 1-7/4

Rassegna 25-31/3

Rassegna 18-24/3

Rassegna 11-17/3

Rassegna 4-10/3

Rassegna 25/2-3/3

Rassegna 18-24/2

Rassegna 11-17/2

Rassegna 4-10/2

Rassegna 28/1-3/2

Rassegna 21-27/1

Rassegna 14-20/1

Rassegna 7-13/1

Rassegna 31/12-6/1

I titoli


Il primo catasto vitivinicolo per l'Europa è in Franciacorta

BRESCIA - Ora si conosce proprio tutto, fino all'ultimo acino. La provincia di Brescia è la prima in Italia a presentare il catasto vitivinicolo, pressupposto fondamentale per poter giungere all'appuntamento con le quote vitivinicole dell'Unione Europea nel migliore dei modi.
"Il lavoro è stato tanto - spiega Giampaolo Mantelli, assessore provinciale all'agricoltura - ma ora la soddisfazione è grande. Non solo perchè è stato fatto tutto entro i termini previsti dalla legge. Il quadro che esce dal catasto vitinicolo bresciano è quello di un settore in totale espansione e, soprattutto, proteso verso una qualità sempre più ampia".
In cima alla piramide quantitativa del vino bresciano figura, naturalmente, il Franciacorta Docg, prodotto su una superficie vitata di 1016 ettari . Segue, a ruota, il Garda Classico, con 867 ettari. Basta un'occhiata all'impennata del numero delle aziende per capire che si tratta di un comparto assolutamente florido: nel 1970 le aziende bresciane che si dedicavano alla produzione del vino erano 470, ora sono 1836.
"Una crescita esponenziale — ha detto Mantelli — che corrisponde alla nuova destinazione del comparto con la vocazione alla certificazione, alla tipicità e peculiarità".
Mario Pari


(Il Giorno, 21/11/2001)


Degustare il vino: il segreto è il bicchiere. L'incontro con un esperto americano


CASTAGNETO - Fare il vino è difficile ed è stato detto in tanti convegni, ma in questi giorni è stato appurato che anche berlo non è facile. Un grande critico enogastronomico americano, il professor Burton Anderson, ha dimostrato l'importanza dei bicchieri nella degustazioone dei vini con prove pratiche su qualità di vini: Sauvignon, Bordeaux, Pinot e Le Volte con quattro diversi tipi di bicchieri di una famosa ditta boema, la Riedel, forniti dalla ditta Scappini di Donoratico. Dalla degustazione è stato constatato che le dimensioni e la forma dei calici influiscono sulla percezione degli aromi e del gusto esaltandone le qualità. I vecchi agricoltori, quelli che facevano il vino quaranta, cinquant'anni fa e quei pochi ancora attaccati al vecchio modo di vinificare, sono sinceramente sbalorditi dalla nuova arte di fare il vino, quello buono famoso, che si vende a cinquanta, cento e più mila lire la bottiglia. Non pensavano nemmeno, né capivano tanto di cloni, di vitigni, di profilo enolico, di contenuto zuccherino, di rapporti vite-terreno e di altre mille diavolerie che la scienza moderna e gli studi di tecnici ed enologi hanno inventato.
Giuliano Giuliani

(La Nazione, 21/11/2001)

Nel 2000 vendute 36 milioni di bottiglie. Veronafiere riproduce a Tokyo il modello Vinitaly. Vino in Giappone, corsa all’ultimo bicchiere


Carlo Alberto Delaini
VERONA Il vino di qualità italiano punta al sorpasso sui cugini francesi in Giappone. In dieci anni ha incrementato la propria fetta di mercato del 17%, passando dai 5 ai 22 punti percentuali sul totale, lasciandosi alle spalle la Germania, che la precedeva con l’11% ed ora è al 5%, e puntando al primato transalpino che nel medesimo periodo ha registrato un calo dal 55 al 44%. In volume il vino italiano ha raggiunto i 36 milioni di bottiglie per un valore di 20 miliardi di lire. L’interesse dei consumatori nipponici sta aumentando decisamente anche verso i prodotti tipici e l’olio d’oliva extravergine. Così, Veronafiere esporta il proprio know how acquisito in quasi quarant’anni di organizzazione di Vinitaly e in dieci di Sol, organizzando a Tokyo, nell’ambito delle manifestazioni Italia in Giappone 2001, la prima edizione di «Vino e Olio. Italian Wine and Foode Festival». «Si tratta di un evento particolarmente innovativo che si inquadra nella ampia strategia di internazionalizzazione portata avanti negli ultimi anni da Veronafiere, forte di una rete di 48 delegati nei cinque continenti, a supporto della propria utenza espositiva - dice il commissario straordinario di Veronafiere, Pierluigi Bolla -. L’obiettivo è quello di creare un’immagine promozionale unica del made in Italy agroalimentare, in primis nell’area del Far East, dove abbiamo già maturato una significativa esperienza, ed entro breve anche in Sud America e nell’Est Europa». Alla rassegna partecipano circa un centinaio di aziende, istituzioni regionali, tra cui Veneto, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, consorzi, associazioni di categoria del mondo del vino e dell’olio italiano, fra cui l’Unaprol con Oliveti d’Italia. «Le potenzialità di mercato per i prodotti alimentari italiani in Giappone sono elevate ed in crescita - evidenzia Giampaolo Chiappini Carpena, trade commissioner dell’Ice di Tokyo - basti pensare che essi rappresentano oltre il 15% delle nostre prime 16 voci di esportazione in loco». Nel primo semestre del 2001 il settore agroalimentare del nostro paese ha fatturato qui circa 40 miliardi di lire segnando un incremento del 15% sul pari periodo dello scorso anno. Cresce anche il gradimento dei consumatori locali: la quota di mercato acquisita ha infatti raggiunto il 14,7% di quella globale.

(La Stampa, 25/11/2001)

Dai prezzi miti ai vini mitici

Sergio Miravalle
CHE cos’è il mito per un vino? Bella domanda, risposta difficile, forse impossibile, certamente soggettiva e personalissima. Ma di questi tempi molto attuale. Sono i «vini mito» che fanno notizia e occupano i titoli dei giornali e le rubriche tv. Li scelgono i personaggi famosi (non per niente ogni manifestazione enologica sborsa, e a volte anche parecchio, per i suoi testimonial). Ci sono vini ammirati se appaiono nei pranzi ufficiali ed evocati se non ci sono (e poi magari si scopre che c’erano: che dire del barolo bevuto dal presidente Ciampi in visita in Piemonte?). Al mito contribuiscono anche l’incrociarsi delle classifiche pubblicate sulle varie guide con punteggi, bicchieri, stelle e icone varie. Divertente far paragoni e annotare come palati e nasi dei degustatori professionisti spesso diano giudizi che differiscano in maniera netta e a volte invece si ritrovano su questo o quel nome. Ma quali sono i parametri del mito? Molti produttori provano a mettere in prima linea il listino e di conseguenza lo fanno anche i venditori e tutta la catena commerciale. Dice il saggio:«Non ci sono vini cari e vini a buon prezzo, ma soltanto vini che si vendono e vini che non si vendono» ovvero, è il mercato che decide. Sarà poi sempre vero? A Costigliole alla rassegna sul «fenomeno barbera» tra le duecento e passa bottiglie in degustazione c’erano una barbera d’Asti «Vigna Moresca» a 6500 lire e una barbera del Monferrato superiore «Cima» dei fratelli Accornero di Vignale a 75 mila: una forbice di prezzo clamorosa. Certo la storia di quei vini e l’impegno dei rispettivi produttori è diverso, ma il consumatore normale ha tutti gli strumenti per valutarne la differenza? E che dire dei «muti» scaffali dei supermercati dove sono allineate una accanto all’altra centinaia di bottiglie che «parlano» solo con l’etichetta, più o meno chiara e accattivante, e con il prezzo? Eppure vino e mito sono indissolubilmente abbinati. Lo predicano Carlo e Antonella Bocchino: sabato concluderanno con il «mitico» Heinz Winkler, tedesco, la prima edizione della rassegna «Le grandi tavole del mondo» che ha visto passare dalle magiche cantine Contratto di Canelli grandi chef con cene da duecento mila e oltre (sessanta posti, subito esauriti). E si sta preparando una nuova sfilata per il 2002 che ospiterà altri leggendari artefici della tavola imbandita. E sempre alla Contratto dal 14 al 16 dicembre ecco l’incontro tra stelle Michelin e i «3 bicchieri» Slow Food. La possibilità unica di degustare il top dell’enologia piemontese secondo la guida dei Vini d’Italia abbinata ai piatti dei ristoranti più stellati (biglietto d’ingresso per tutte le degustazioni a 35 mila lire) E in questo fine settimana ecco che arriva l’«Alessandria Top Wine», all’ex convento di San Francesco, i vini superpromossi dell’Alessandrino abbinati alla mostra dell’acquafortista Cino Bozzetti. Vino e arte vanno d’accordo. Lo prongono sabato anche a Gattinara: le foto di Jill Mathis con un bicchiere di Gattinara ‘97 di Nervi. Clic e cin cin.


(La Stampa, 29/11/2001)

Le Cantine Antinori rimarranno a San Casciano.

Le prestigiose Cantine Antinori rimarranno a San Casciano. Non lasciano, anzi raddoppiano: nelle nuove installazioni che verranno costruite tra Bargino e Fornace si concentreranno attività della maggiore "firma" del vino che oggi sono svolte altrove. Al posto degli attuali stabilimenti del Bardella, tramite necessari passaggi tecnici che richiederanno tempo, troveranno posto una zona residenziale e probabilmente strutture ricettive. Il "sì" per l'inizio di tutta l'operazione è giunto mercoledì sera dal consiglio comunale: disco verde votato all'unanimità. Al Bargino, le nuove cantine saranno in parte interrate e per il resto "camuffate", per non danneggiare il profilo paesaggistico. In aggiunta, la strada fra Cassia e gli stabilimenti verrà studiata in modo da indirizzare i mezzi pesanti solo allo svincolo autostradale del Pontenuovo: così, l'abitato del Bargino non sarà attraversato dai Tir. Previsto un notevole aumento per i livelli occupazionali della media Valdipesa.
Andrea Ciappi

(La Nazione, 1/12/2001)

Incontro a Bruxelles col responsabile del settore vino dell'Unione. Moscato verso gli estirpi?

CANELLI «Una trasferta interessante», Giovanni Satragno, presidente della «Produttori di Moscato d’Asti associati» definisce così l’incontro avuto a mercoledì, a Bruxelles, con Maurizio Chiappone, nicese, funzionario a capo dell’ufficio vini dell’Unione Europea, uno degli «eurocrati» più attenti ed esperti. Con Satragno era volato in Belgio anche il direttore di Assomoscato, Angelo Dezzani. Motivo del summit raccogliere informazioni sulla possibilità di accedere agli aiuti Ue per proporre, nelle aree meno vocate, l’estirpo dei vigneti di moscato. L’attuale superficie iscritta alla docg è di circa 9 mila ettari nel territorio dei 52 Comuni tra le province di Cuneo, Alessandria e Asti. «Con l’aiuto di Chiappone - riferisce Satragno - abbiamo analizzato l’ipotesi di ottenere tra i 12 e i 16 milioni di lire ad ettaro come indennizzo all’estirpo. Una somma che personalmente ritengo insufficiente. Bisognerebbe arrivare ad almeno 15 mila e 500 euro, pari ad una trentina di milioni ad ettaro». E per reperire aiuti e fondi da aggiungere agli incentivi Ue il presidente Assomoscato annuncia l’intenzione di chiedere un incontro con il ministro per le Politiche Agricole Alemanno, che l’altro ieri a Parma durante il summit sull'agroalimentare è stato avvicinato da Giovanna Balestrino (avvocatoi nicese tra i sindaci dell’Assomoscato) e altri dirigenti del sodalizio. Lo scopo degli eventuali estirpi è di ridurre la produzione e gravare meno sui costi delle eccedenze. «Vogliamo sanare il nostro comparto puntando alla qualità anche con rese più basse di uva». E proprio di rese e variazioni al disciplinare si parlerà in un paio di riunioni della commissione paritetica sul moscato (formata da industriali, Assomoscato, Consorzio e Regione) previste per martedì e giovedì all’assessorato regionale all’Agricoltura, retto da Ugo Cavallera. [fi. l.]


(La Stampa, 1/12/2001)

Questa mattina saranno presentati i progetti della Cassa di Risparmio di Asti a favore del mondo agricolo. «Meglio le botti dei Bot», parola di banca

MEGLIO le botti o i Bot? Non è soltanto un gioco di parole, ma una scelta strategica, anche dal punto di vista finanziario, soprattutto in territori che hanno ritrovato nel vino un volano economico e culturale. All’interrogativo risponderà un incontro-dibattito, in programma stamane, con inizio alle 9,30 nel Salone della Cassa di risparmio di Asti di piazza Libertà, 23, nella sede centrale della banca. Un momento per raccogliere idee e proposte concrete. Sarà l’occasione per i massimi dirigenti della banca astigiana di illustare un triplo e innovativo progetto a favore dell’agricoltura di qualità. TRE MARCHI. Con i marchi «Vigneto doc», «Agri dop» e «Agri bio» la C.R. Asti lancia un programma di finanziamento agevolato a favore delle imprese agricole e agro-industriali. E’ un piano complesso che vanta una disponibilità di 100 milioni di euro, pari a circa 200 miliardi di lire. «Vigneto doc» vuole affiancare l’imprenditore vitivinicolo che crede nello sviluppo della propria azienda e offrirgli una serie di opportunità. Tra i principali finanziamenti sono previsti prestiti trentennali a tassi agevolati per l’acquisto di vigneti, aiuti per la realizzazione di impianti di lavorazione e trasformazione delle uve e dei vini, per l’apertura di strutture di vendita in azienda; interventi sui costi di formazione del personale sia in cantina che nei vigneti, sulle spese per la partecipazione a fiere e rassegne in Italia e all’estero e la promozione pubblicitaria. www.catabanuta.com L’imprenditore che aderisce a «Vigneto doc» avrà anche la possibilità di essere inserito in «www.catanabuta.com» il portale di e-commerce enologico realizzato dalla Cassa di risparmio di Asti e che offre ai navigatori della rete la possibilità di acquisti reali in una cantina virtuale. Tra le attività finanziabili c’è anche una voce molto significativa e per certi versi «rivoluzionaria»: sono i costi ristrutturazione o demolozione con successiva ricostruzione delle cantine. In pratica la C.R. Asti finanzierà la «rottamazione» di capannoni e altre strutture enologiche realizzate quando la sensibilità paesaggista era molto diversa da quella attuale. E’ una scelta che considera il valore ambientale di una costruzione e sottolinea come un territorio più bello e meno deturpato abbia maggiori capacità di attirare il turismo enologico, fonte riconosciuta di introiti per l’intera filiera economica. E’ una scelta inedita che va intesa come un grande opportunità di rinnovamento. Nella stessa logica si muovono i progetti di finanziamento di «Agri dop» destinati a chi produce prodotti tipici riconosciuti, dai formaggi ai salumi ai dolci, e «Agribio» che punta su chi opera nel crescente comparto dell’agricoltura biologica. SERVIZI E CONSULENZE I tre progetti saranno arricchi da una serie di servizi di consulenza, assistenza tecnica e assicurativa che li rendono veri «alleati» degli operatori. Sono previsti servizi di consulenza e informazione: dalle condizioni meteorologiche alla consulenza telefonica medico-veterinaria all’analisi dei terreni con valutazione agronomica di laboratori convenzionati. Tra le novità anche la nascita interna alla banca di un «Borsino del vigneto e dei terreni vocati» con possibilità di inserire richieste di vendita o acquisti. PER I RISPARMIATORI «Vigneto doc» si rivolge anche ai risparmiatori. E’ infatti anche il titolo di una obbligazione molto interessante per tutti coloro che intendono contribuire, investendo una quota dei loro risparmi, a finanziare i progetti a favore dell’agricoltura di qualità. La C.R. Asti ha previsto un tasso del 3% netto alla prima cedola. La Cassa di Risparmio di Asti rispetta così lo slogan: «Siamo orgogliosi di essere la banca della nostra terra» e conferma in una momento delicato per l’intero sistema creditizio il forte legame con il Piemonte del vino che sarà seguito da vicino da una equipe di tecnici e consulenti specializzati della Cassa. A conferma dell’importanza di questi temi e della proposta che parete da Asti al convegno di sabato hanno assicurato la loro presenza il presidente della Regione Enzo Ghigo, i presidenti della Provincia di Asti Roberto Marmo e della Camera di commercio Aldo Pia e il sindaco Luigi Florio, che è anche vicepresidente nazionale delle Città del Vino. Sono stati chiamati a dire la loro anche produttori astigiani e monferrini, testimoni concreti del rapporto tra sistema finanziario e agricoltura: Piero Bava di Cocconato, Michele Chiarlo di Calamandrana, Alessandra Colonna di Vignale, Giorgio Rivetti di Castagnole Lanze, Domenico Ravizza di Rosignano, Mario Scrimaglio di Nizza. Interverrà anche il «grappaiolo» Gianfranco Berta di Nizza. Le conclusioni sono affidate al sottosegretario alle Finanze on. Maria Teresa Armosino. Tutti coloro che parteciperanno all’incontro di oggi riceveranno in omaggio una cartella con i poster dedicati ai vitigni astigiani realizzati da Giancarlo Ferraris per conto della Cassa.Gli interventi saranno coordinati da Sergio Miravalle de «La Stampa».


(La Stampa, 1/12/2001)
 

 

Prima pagina | L'articolo | L'appunto al vino | Rassegna | In dettaglio | Sottoscrivi | Collaboriamo