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Le radici del Sud Vincontro 2004: il primo e il terzo appuntamento Novità campane 2004! Prima e seconda parte Il sud di Silvano Formigli Il Fiano di Avellino "affronta" i riesling tedeschi! Villa Matilde tra tradizione e modernità La Calabria del vino Al via le nuove DOCG campane Quei fantasmi... Professione vino Vinalia a Guardia Sanframondi Tunisia I grandi di Francia incontrano l'Irpinia Scopriamo i vini del ... Miracolo siciliano, prima e seconda parte Agricoltura biodinamica: Vignobles de la Coulèe de Serrant La riscossa dei vini pugliesi: il Salento e gli altri Aglianico RE La terra del Mito L'antico Sannio I grandi vini della Terra di Lavoro Ischia e Capri: i vini delle isole Campania felix
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Devo ammettere e riconoscere la mia grande ignoranza nei confronti di una regione come la Calabria, ad un tiro di schioppo dalla mia Napoli, da cui è raggiungibile in sole poche ore di macchina. Mi vergogno, quasi, ad aver trascorso molte delle mie vacanze estive all'estero senza avre mai approfondito meglio la conoscenza di un territorio tanto vicino quanto ricco di bellezze naturali. Una regione per tre quarti bagnata da uno splendido mare verde cristallino, che al solo pensiero vien voglia di raggiungerlo e di tuffarsi dentro, e caratterizzata, allo stesso tempo, al suo centro da un cuore, montuoso, aspro ed affascinante rappresentato dalla Sila, parco naturale oggi lentamente riscoperto. Di contro basterebbe ascoltare Isoradio per cambiare idea, rassegnarsi e rinunciare, e per rendersi conto delle precarie condizioni di viabilità della Napoli-Salerno-Reggio Calabria, eterno cantiere di lavori e di conseguenti code interminabili. Non è però una scusa valida per l'atteggiamento superficiale che mi accorgo di aver avuto, da quando è iniziata la mia avventura "giornalistica" nel fantastico mondo del vino, anche nei riguardi della produzione enoica, affatto trascurabile e dalle enormi potenzialità, di questa regione. E' vero di Calabria del vino si sente parlare sempre troppo poco. A torto e ragione. Se è vero, infatti, che fino a pochi anni fa si contavano sulle dita di una mano le aziende ed i vini degni di menzione, è anche vero che il patrimonio ampelografico di cui la Calabria dispone è vastissimo ed interessantissimo e sicuramente nei prossimi anni ne vedremo, anzi ne berremo, di belle da questa regione. I produttori che stanno uscendo, seppur lentamente, dall'anonimato si moltiplicano di giorno in giorno e, con essi, le etichette di qualità disponibili sul mercato. Purtroppo si tratta un patrimonio tanto ricco quanto inesplorato ed ancora poco conosciuto e valorizzato. Solo da poco, per esempio, e solo per citarne un caso tra i più eclatanti, ci si è accorti dei risultati incredibili che può dare un vitigno semisconosciuto come il Mantonico bianco. D'altra parte non bisogna dimenticare la storia e che l'antico nome con cui era conosciuta la Calabria, esteso poi a tutta l'Italia, era "Enotria", cioe' "terra dove si coltiva la vite alta da terra". Le tavole di Eraclea, risalenti al 300 a.C., ci danno un'idea ben chiara del valore che già allora avevano i vigneti calabresi. Pensate un appezzamento di terra coltivata a vite valeva sei volte un campo coltivato a cereali... La stessa ed attuale Cirò Marina, da cui, oggi, prende nome la più importante (almeno quanto a visibilità e fama) delle denominazioni di origine della regione, sorge nei pressi di quella che fu l'antica colonia greca di Cremissa, già allora sede di un imponente tempio dedicato a Bacco. Cremissa era a sua volta situata tra altre due città greche: Sibari e Crotone. Sibari, in particolare, era a quel tempo il fulcro del commercio del vino e pare, addirittura, che per facilitarne il carico sulle navi fossero stati costruiti dei veri e propri "enodotti", realizzati con tubi in terracotta, dentro i quali il vino defluiva dalle colline circostanti direttamente ai punti di imbarco, evitando in tal modo più gravose operazioni di trasporto. Il Cirò, appunto, è proprio originario dei territori collinari di questo tratto della costa ionica che comprende Cirò, Cirò Marina, Melissa e Crucoli. Tuttora viene prodotto con quelle stesse uve che, al tempo della civiltà greca, servivano a preparare il prezioso "Cremissa". Questo vino veniva offerto in dono agli atleti che tornavano vittoriosi dalle Olimpiadi ed in onore di questa antica tradizione, in tempi più recenti, il Cirò è stato offerto sulle tavole di tutti gli atleti che hanno preso parte alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, come vino ufficiale della manifestazione. Le tre aziende leader della regione sono ancora adesso la storica Librandi e, le emergenti (anche se, ormai, consolidate realtà) Fattoria San Francesco e Odoardi. Come già per il passato non scenderò nel dettaglio delle annate per la descrizione di vini che voglio segnalarvi. Si tratta di vini che in questi ultimi anni ho avuto modo di degustare in più occasioni e pur nella specificità del millesimo li ritengo abbastanza affidabili a prescindere. Sono sicuro mi perdonerete questa lieve mancanza.
Non resta che congedarmi con la promessa di dedicarmi in questo 2004 con maggiore attenzione anche ai vini di questa altra bella regione del nostro meridione. Calabria felix a tutti 17 gennaio 2004
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