|
Le
radici del Sud
Vincontro 2004: il primo
e il terzo appuntamento
Novità campane 2004! Prima
e seconda parte
Il sud di
Silvano Formigli
Il
Fiano di Avellino "affronta" i riesling tedeschi!
Villa
Matilde tra tradizione e modernità
La Calabria
del vino
Al via le nuove
DOCG campane
Quei
fantasmi...
Professione
vino
Vinalia a
Guardia Sanframondi
Tunisia
I grandi di Francia
incontrano l'Irpinia
Scopriamo i vini
del ... Miracolo siciliano, prima
e seconda parte
Agricoltura biodinamica: Vignobles
de la Coulèe de Serrant
La riscossa dei vini pugliesi:
il Salento e gli altri
Aglianico RE
La
terra del Mito
L'antico
Sannio
I
grandi vini della Terra di Lavoro
Ischia
e Capri: i vini delle isole
Campania
felix
|
|
Questi fantasmi...
di Fabio Cimmino
Qualche tempo fa, su una rivista di costume, apparve un articolo su alcuni
celeberrimi vini della mia regione che, rubando il titolo alla bellissima
commedia di Eduardo De Filippo, poneva l'accento, più che sulla
loro ineccepibile qualità, sulla loro irreperibilità sul
mercato. Si tratta di vini che vengono considerati dei veri e propri mostri
sacri della produzione enologica campana, pluripremiati dalle guide ed
osannati dalla critica internazionale. Le cose, da allora, non sono, poi,
così cambiate.
Scorrendo, infatti, i risultati delle guide 2004, in uscita in questi
giorni, i nomi sono, più o meno, rimasti gli stessi così
come è rimasta la stessa la difficoltà di reperimento di
queste bottiglie, sia all'interno che all'esterno dei confini regionali.
La cosa strana, per non dire grottesca, è che spesso i prezzi risultano
molto più gonfiati qui in Campania che fuori (fenomeno tra l'altro
già rilevato per altri vini importanti ed in altre zone come ad
esempio Montalcino)!
Comunque vada se sarete tanto "fortunati" dall'imbattervi in
una di queste rare etichette è meglio che siate pronti a dilapidare
il vostro patrimonio e svuotare il portafoglio perchè i prezzi
sono, da tempo, già arrivati alle stelle.
Nonostante sia stato combattuto, nello scrivere questo pezzo, da un sentimento
contradditorio, rappresentato da un lato dalla consapevolezza che continuando
a parlarne non avrei fatto altro che contribuire ad alimentarne il mito
e dall'altro dal voler, comunque, fornire delle indicazioni ai lettori,
ho deciso alla fine di parlarvi comunque di questi vini, per cercare di
orientare quantomeno, con una migliore e maggiore informazione, chi desiderasse
provare, a tutti i "costi" (..è proprio il caso di dirlo!)
qualcuna di queste bottiglie, volendo evitare brutte sorprese!
Terra di Lavoro 2001
Cominciamo con il più rappresentativo di questi "fantasmi"...
Vino prodotto dalla famiglia Bartoli Galdieri proprietaria, sin
dalla metà dell'800, di vasti appezzamenti di terreno nei comuni
di Conca della Campania, Galluccio e Sessa Aurunca, in quella che fino
ai primi decenni del '900 era, appunto, conosciuta come la provincia di
Terra di Lavoro e che corrisponde all'odierna provincia di Caserta. A
partire dal 1991 i discendenti dei fondatori hanno trasformato l'attività
agricola, sia dal punto di vista imprenditoriale che produttivo, convertendosi
decisamente verso una produzione più moderna. Decisiva in tal senso
la scelta di portare l'enologo Riccardo Cotarella a collaborare
con l'azienda. L'obbiettivo dichiarato è stato, fin dall'inizio,
quello di sfruttare le enormi potenzialità dei terreni vulcanici
di Roccamonfina, dove sono stati impiantati l'aglianico ed il piedirosso.
A dir il vero, forse per il tipo di impostazione suggerita dall'enologo,
il vino poco rispecchia le caratteristiche varietali di questi due vitigni
autoctoni. Senza nulla togliere alla bontà di questo prodotto,
infatti, si ha l'impressione, alla degustazione, di trovarsi più
di fronte ad un grandissimo merlot, stile Pomerol, che ad uno scorbutico
ed imprevedibile vitigno come invece è, e deve essere, l'aglianico!
Raramente è possibile percepire in un vino una tale concentrazione
di frutto. Il profumo ricorda la confettura di mora arricchita di sfumature
minerali e dolci spezie orientali. In bocca il frutto diventa quasi una
polpa masticabile. Un vino figlio, sicuramente, del calore del sole del
sud, come dimostrano l'intensita degli aromi e l'incredibile potenza alcolica.
Un vino che non nasconde la sua natura tannica ma preferisce esprimerla
attraverso una trama fitta, dolce e levigata. Un vino che nonostante cotanta
struttura riesce a mantenersi, comunque, perfettamente godibile, evitando
eccessive pesantezze. Prezzo "onesto" in enoteca: € 50/60.
Ma in realtà oscilla su livelli di prezzo notevolmente superiori,
circa € 100 e può arrivare, anche, a molto, molto di più!
(10.000 bottiglie prodotte e distribuite direttamente solo su prenotazione).
Montevetrano 2001
L'Azienda Agricola Montevetrano è collocata ai piedi del
castello omonimo, una rocca di struttura medievale ma di origini romane.
L'attività agricola della tenuta ha radici antiche. La produzione
è stata indirizzata verso il settore enologico solo in tempi più
recenti, verso la fine degli anni '80, quando Silvia Imparato,
fotografa professionista, decise di iniziare ad occuparsene attivamente
ed in prima persona. Il suo desiderio era quello di produrre un grande
vino stile Bordeux ed a questo scopo decise di rivolgersi all'enologo-amico
Riccardo Cotarella. Pertanto, da subito, si puntò a produrre
(e dichiarare) cabernet e merlot prevedendo solo un piccolo saldo di uve
aglianico. L'azienda, oggi, si sta orientando e sviluppando verso una
maggiore utilizzazione di terreno a vigneti. Si prevede di arrivare a
11 ettari e 50.000 bottiglie entro il 2008. Già da quest'anno i
risultati in termini di visibilità si iniziano a vedere ed il Montevetrano
è sempre meno un fantasma...
Il colore cupo ed impenetrabile del vino lascia, immediatamente, presagire
una grande ricchezza di estratto. Così come per il Terra di Lavoro,
ritroviamo una eccezionale concentrazione di frutto, tannini vellutati
e una incredibile persistenza aromatica. Con il Montevetrano, però,
Silvia preferisce non ostentare né sfoderare i muscoli e, piuttosto,
puntare sulla leggiadria e la finezza. Al naso si percepisce la confettura
di mora intrisa di note balsamiche di menta ed eucalipto. Si percepiscono
ricordi di spezie tra cui spicca la vaniglia. Al palato entra morbido
e avvolgente, disponendosi in perfetta coerenza con quanto avvertito all'olfatto
e bilanciato, sul finale, da una buona acidità che sostiene ed
invoglia la beva. Un vino che riesce a coniugare un indescrivibile potenza
con altrettanta suadente eleganza.
Prezzo approssimativo € 50/60 in enoteca (bottiglie prodotte circa
20.000).
Taurasi Vigna Macchia dei Goti 1999
Dopo la provincia di Caserta e quella di Salerno eccoci finalmente nel
cuore dell'Irpinia, in provincia di Avellino, "capitale" enologica
della Campania. Proprio a Taurasi, antico borgo irpino che costituisce
il baricentro della zona di produzione della Docg omonima, più
precisamente in località Contrada Sala, sorge l'azienda agricola
di Antonio Caggiano. Antonio, anche lui appassionato di fotografia
e viticoltura, possiede vigneti fin dagli anni '60. L'avventura aziendale
ha inizio, però, un po' per gioco e un po' per scommessa, solamente
negli anni '90, con la costruzione della bellissima ed imperdibile cantina.
Obbiettivo: non solo recuperare gli originali profumi e sapori, ormai
dimenticati, del vino di Taurasi, ma anche creare un piccolo museo di
cultura contadina. Tutto ciò è stato reso possibile coniugando
moderni criteri tecnici con antico gusto estetico: grandi massi in pietra
come pareti, archi e soffitti a volta, antiche fontane in pietra lavorata
e nicchie decorate con scene vendemmiali e numerosi oggetti della civiltà
contadina, collocati nella roccia. Il Vigna Macchia dei Goti '99 è
un Taurasi moderno nell'interpretazione ma che affonda le sue radici nella
tipicità della tradizione. Pur mostrando, infatti, un frutto polposo,
morbido e fragrante non rinuncia ai tannini esuberanti e caratteristici
dell'aglianico di queste zone. Da anni ai vertici della sua categoria
è, tra i vini di cui vi sto parlando, il meno introvabile ed il
più accessibile anche dal punto di vista della spesa. Prezzo in
enoteca € 35/40 (bottiglie prodotte 20.000 circa).
Bue Apis 2000
Situata alle pendici del monte Taburno, nella provincia di Benevento,
in località Foglianise, a 350 metri s.l.m., la Cantina del Taburno,
proprietà del Consorzio Agrario di Benevento, ha iniziato la sua
attività nel 1982. La cantina si estende su una superficie di ben
17.000 metri quadrati, dei quali 4.408 sono coperti. Possiede una bottaia,
ricavata al di sotto di una collina, dove la temperatura rimane sempre
costante. La ricerca della qualità è stata portata avanti
da tutti i soci, con grande costanza e immensi sforzi, attraverso un graduale
cammino. Le uve, per la maggior parte varietà autoctone, provengono
da 500 ettari di terreni collinari, argillosi e calcareo-marnosi. Il clima,
con i suoi inverni miti, la regolare distribuzione delle pioggie tra ottobre
e marzo e le estati calde e asciutte, completa questo quadro, estremamente
favorevole, per la viticoltura di qualità. Il Bue Apis riprende
nello stile la grandissima concentrazione del Terra di Lavoro portandola
fino all'estremo. Si presenta all'occhio una massa nera di una densità
e fittezza unica. Lo stesso schema segue all'olfatto dove risulta chiuso,
monolitico, poco disponibile a concedersi. Immobile si avverte il frutto
polposo, la confettura di frutti di bosco a bacca nera, le note speziate
ed i sentori balsamici. In bocca, i tannini fermi, vigorosi e masticabili
danno vita ad un vero blockbuster enologico. Bue di nome e di fatto, per
gli amanti del genere. Prezzo approssimativo in enoteca € 40 (bottiglie
prodotte 11.000 circa).
Vorrei congedarmi con la speranza che per il futuro si possa assistere
ad un continuo incremento dei volumi di produzione di queste bottiglie
così da poter, contemporaneamente, limitare l'aumento indiscriminato
dei prezzi, evitando speculazioni di sorta, e dare la possibilità
a tutti di poter godere o, anche solo, sperimentare tutte le diverse e
particolari espressioni del vino campano.
Campania felix a tutti
29 ottobre 2003
|