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Campania felix

 

 


Questi fantasmi...
di Fabio Cimmino

Qualche tempo fa, su una rivista di costume, apparve un articolo su alcuni celeberrimi vini della mia regione che, rubando il titolo alla bellissima commedia di Eduardo De Filippo, poneva l'accento, più che sulla loro ineccepibile qualità, sulla loro irreperibilità sul mercato. Si tratta di vini che vengono considerati dei veri e propri mostri sacri della produzione enologica campana, pluripremiati dalle guide ed osannati dalla critica internazionale. Le cose, da allora, non sono, poi, così cambiate.

Scorrendo, infatti, i risultati delle guide 2004, in uscita in questi giorni, i nomi sono, più o meno, rimasti gli stessi così come è rimasta la stessa la difficoltà di reperimento di queste bottiglie, sia all'interno che all'esterno dei confini regionali. La cosa strana, per non dire grottesca, è che spesso i prezzi risultano molto più gonfiati qui in Campania che fuori (fenomeno tra l'altro già rilevato per altri vini importanti ed in altre zone come ad esempio Montalcino)!

Comunque vada se sarete tanto "fortunati" dall'imbattervi in una di queste rare etichette è meglio che siate pronti a dilapidare il vostro patrimonio e svuotare il portafoglio perchè i prezzi sono, da tempo, già arrivati alle stelle.

Nonostante sia stato combattuto, nello scrivere questo pezzo, da un sentimento contradditorio, rappresentato da un lato dalla consapevolezza che continuando a parlarne non avrei fatto altro che contribuire ad alimentarne il mito e dall'altro dal voler, comunque, fornire delle indicazioni ai lettori, ho deciso alla fine di parlarvi comunque di questi vini, per cercare di orientare quantomeno, con una migliore e maggiore informazione, chi desiderasse provare, a tutti i "costi" (..è proprio il caso di dirlo!) qualcuna di queste bottiglie, volendo evitare brutte sorprese!

Terra di Lavoro 2001
Cominciamo con il più rappresentativo di questi "fantasmi"... Vino prodotto dalla famiglia Bartoli Galdieri proprietaria, sin dalla metà dell'800, di vasti appezzamenti di terreno nei comuni di Conca della Campania, Galluccio e Sessa Aurunca, in quella che fino ai primi decenni del '900 era, appunto, conosciuta come la provincia di Terra di Lavoro e che corrisponde all'odierna provincia di Caserta. A partire dal 1991 i discendenti dei fondatori hanno trasformato l'attività agricola, sia dal punto di vista imprenditoriale che produttivo, convertendosi decisamente verso una produzione più moderna. Decisiva in tal senso la scelta di portare l'enologo Riccardo Cotarella a collaborare con l'azienda. L'obbiettivo dichiarato è stato, fin dall'inizio, quello di sfruttare le enormi potenzialità dei terreni vulcanici di Roccamonfina, dove sono stati impiantati l'aglianico ed il piedirosso. A dir il vero, forse per il tipo di impostazione suggerita dall'enologo, il vino poco rispecchia le caratteristiche varietali di questi due vitigni autoctoni. Senza nulla togliere alla bontà di questo prodotto, infatti, si ha l'impressione, alla degustazione, di trovarsi più di fronte ad un grandissimo merlot, stile Pomerol, che ad uno scorbutico ed imprevedibile vitigno come invece è, e deve essere, l'aglianico!

Raramente è possibile percepire in un vino una tale concentrazione di frutto. Il profumo ricorda la confettura di mora arricchita di sfumature minerali e dolci spezie orientali. In bocca il frutto diventa quasi una polpa masticabile. Un vino figlio, sicuramente, del calore del sole del sud, come dimostrano l'intensita degli aromi e l'incredibile potenza alcolica. Un vino che non nasconde la sua natura tannica ma preferisce esprimerla attraverso una trama fitta, dolce e levigata. Un vino che nonostante cotanta struttura riesce a mantenersi, comunque, perfettamente godibile, evitando eccessive pesantezze. Prezzo "onesto" in enoteca: € 50/60. Ma in realtà oscilla su livelli di prezzo notevolmente superiori, circa € 100 e può arrivare, anche, a molto, molto di più! (10.000 bottiglie prodotte e distribuite direttamente solo su prenotazione).

Montevetrano 2001
L'Azienda Agricola Montevetrano è collocata ai piedi del castello omonimo, una rocca di struttura medievale ma di origini romane. L'attività agricola della tenuta ha radici antiche. La produzione è stata indirizzata verso il settore enologico solo in tempi più recenti, verso la fine degli anni '80, quando Silvia Imparato, fotografa professionista, decise di iniziare ad occuparsene attivamente ed in prima persona. Il suo desiderio era quello di produrre un grande vino stile Bordeux ed a questo scopo decise di rivolgersi all'enologo-amico Riccardo Cotarella. Pertanto, da subito, si puntò a produrre (e dichiarare) cabernet e merlot prevedendo solo un piccolo saldo di uve aglianico. L'azienda, oggi, si sta orientando e sviluppando verso una maggiore utilizzazione di terreno a vigneti. Si prevede di arrivare a 11 ettari e 50.000 bottiglie entro il 2008. Già da quest'anno i risultati in termini di visibilità si iniziano a vedere ed il Montevetrano è sempre meno un fantasma...

Il colore cupo ed impenetrabile del vino lascia, immediatamente, presagire una grande ricchezza di estratto. Così come per il Terra di Lavoro, ritroviamo una eccezionale concentrazione di frutto, tannini vellutati e una incredibile persistenza aromatica. Con il Montevetrano, però, Silvia preferisce non ostentare né sfoderare i muscoli e, piuttosto, puntare sulla leggiadria e la finezza. Al naso si percepisce la confettura di mora intrisa di note balsamiche di menta ed eucalipto. Si percepiscono ricordi di spezie tra cui spicca la vaniglia. Al palato entra morbido e avvolgente, disponendosi in perfetta coerenza con quanto avvertito all'olfatto e bilanciato, sul finale, da una buona acidità che sostiene ed invoglia la beva. Un vino che riesce a coniugare un indescrivibile potenza con altrettanta suadente eleganza.
Prezzo approssimativo € 50/60 in enoteca (bottiglie prodotte circa 20.000).

Taurasi Vigna Macchia dei Goti 1999
Dopo la provincia di Caserta e quella di Salerno eccoci finalmente nel cuore dell'Irpinia, in provincia di Avellino, "capitale" enologica della Campania. Proprio a Taurasi, antico borgo irpino che costituisce il baricentro della zona di produzione della Docg omonima, più precisamente in località Contrada Sala, sorge l'azienda agricola di Antonio Caggiano. Antonio, anche lui appassionato di fotografia e viticoltura, possiede vigneti fin dagli anni '60. L'avventura aziendale ha inizio, però, un po' per gioco e un po' per scommessa, solamente negli anni '90, con la costruzione della bellissima ed imperdibile cantina. Obbiettivo: non solo recuperare gli originali profumi e sapori, ormai dimenticati, del vino di Taurasi, ma anche creare un piccolo museo di cultura contadina. Tutto ciò è stato reso possibile coniugando moderni criteri tecnici con antico gusto estetico: grandi massi in pietra come pareti, archi e soffitti a volta, antiche fontane in pietra lavorata e nicchie decorate con scene vendemmiali e numerosi oggetti della civiltà contadina, collocati nella roccia. Il Vigna Macchia dei Goti '99 è un Taurasi moderno nell'interpretazione ma che affonda le sue radici nella tipicità della tradizione. Pur mostrando, infatti, un frutto polposo, morbido e fragrante non rinuncia ai tannini esuberanti e caratteristici dell'aglianico di queste zone. Da anni ai vertici della sua categoria è, tra i vini di cui vi sto parlando, il meno introvabile ed il più accessibile anche dal punto di vista della spesa. Prezzo in enoteca € 35/40 (bottiglie prodotte 20.000 circa).

Bue Apis 2000
Situata alle pendici del monte Taburno, nella provincia di Benevento, in località Foglianise, a 350 metri s.l.m., la Cantina del Taburno, proprietà del Consorzio Agrario di Benevento, ha iniziato la sua attività nel 1982. La cantina si estende su una superficie di ben 17.000 metri quadrati, dei quali 4.408 sono coperti. Possiede una bottaia, ricavata al di sotto di una collina, dove la temperatura rimane sempre costante. La ricerca della qualità è stata portata avanti da tutti i soci, con grande costanza e immensi sforzi, attraverso un graduale cammino. Le uve, per la maggior parte varietà autoctone, provengono da 500 ettari di terreni collinari, argillosi e calcareo-marnosi. Il clima, con i suoi inverni miti, la regolare distribuzione delle pioggie tra ottobre e marzo e le estati calde e asciutte, completa questo quadro, estremamente favorevole, per la viticoltura di qualità. Il Bue Apis riprende nello stile la grandissima concentrazione del Terra di Lavoro portandola fino all'estremo. Si presenta all'occhio una massa nera di una densità e fittezza unica. Lo stesso schema segue all'olfatto dove risulta chiuso, monolitico, poco disponibile a concedersi. Immobile si avverte il frutto polposo, la confettura di frutti di bosco a bacca nera, le note speziate ed i sentori balsamici. In bocca, i tannini fermi, vigorosi e masticabili danno vita ad un vero blockbuster enologico. Bue di nome e di fatto, per gli amanti del genere. Prezzo approssimativo in enoteca € 40 (bottiglie prodotte 11.000 circa).

Vorrei congedarmi con la speranza che per il futuro si possa assistere ad un continuo incremento dei volumi di produzione di queste bottiglie così da poter, contemporaneamente, limitare l'aumento indiscriminato dei prezzi, evitando speculazioni di sorta, e dare la possibilità a tutti di poter godere o, anche solo, sperimentare tutte le diverse e particolari espressioni del vino campano.

Campania felix a tutti

29 ottobre 2003

   

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