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Il Fiano di Avellino "affronta" i riesling tedeschi!

di Fabio Cimmino

Lo scontro epico ha avuto luogo, nel giorno di San Valentino, in quel di Rastignano, piccolo borgo ad una manciata di chilometri da Bologna, in un ristorante-rivelazione del posto, "Il Minestraio". Il titolare del ristorante, solitamente chiuso a pranzo (ad eccezione della domenica), ha addirittura deciso di tenere aperto appositamente il locale per ospitare la degustazione, mettendo a disposizione degli intervenuti, oltre che se stesso, l'arte sopraffina culinaria del suo chef per poter accompagnare, degnamente, i vini...

Un breve ma doverosa premessa merita, invece, un chiarimento sul chi fossero gli intervenuti alla degustazione. Si trattava di quello che in gergo viene definito un "off-line": le persone che partecipano ad un forum su internet decidono di tanto in tanto di non limitare il proprio scambio di opinioni alla rete ma di incontrarsi "dal vivo" per confrontarsi e affrontare, nello specifico, particolari tematiche di interesse. Nel caso specifico si sono ritrovato allo stesso tavolo: "semplici" appassionati, giornalisti di settore e collaboratori di guide, anche blasonate. Da tempo sul forum in questione si auspicava un incontro di questo tipo per poter fare una, quanto più possibile ampia, panoramica sui riesling tedeschi.

Tema del pranzo-degustazione sarebbe dovuto essere, come poi è stato, "...mineralità questa sconosciuta!", tanto per gradire. Approfittando dei voli a basso costo si è unito all'allegra brigata, con tanto di bottiglie al seguito, anche, nientepopòdimeno, un amico tedesco, Charlie che, a dir il vero, ha avuto modo di apprezzare più che i vini (che, per buona parte, già conosceva bene), soprattutto, i piatti d'alta cucina previsti per l'evento-degustazione. L'intenzione era quella di confrontare i prodotti più significativi della produzione germanica con alcuni campioni della produzione nostrana, essenzialmente altoatesina, austriaca e francese.

Per chi non lo sapesse, il riesling tedesco (renano, nda) è considerato da tutti i veri grandi eno-appassionati un bianco inarrivabile sia per le sue spiccate caratteristiche di mineralità che di longevità. Io, naturalmente, non aspettavo miglior occasione per poter, invece, sottoporre al palato esigente degli amanti di questo vino-vitigno il campione dell'enologia campana, quel Fiano di Avellino considerato, ormai unanimamente, dalla critica nostrana ed internazionale, il vitigno a bacca bianca più promettente ed importante non solo del nostro meridione ma di tutto il panorama enoico italiota.

Ho scelto per lanciare la sfida i tre prodotti che ritengo attualmente i migliori in circolazione: Vigna della Congregazione di Villa Diamante, Colli di Lapio di Romano Clelia e il Fiano di Avellino di Guido Marsella, tutti dell'annata 2002. Già "il Benvenuto", consumato in attesa dei ritardatari e di chi non sarebbe poi venuto, ha dato la possibilità ai partecipanti di tarare il palato e di organizzare le diverse batterie che avrebbero seguito. Una sorta di anteprima che ha visto, comunque, per protagonisti alcuni vini interessanti tra i quali voglio segnalare: Tergeno 2001, blend di Albana e Chardonnay, da uve botrytizzate, dal gusto secco ed originale (apprezzabile anche nel prezzo contenuto sotto i 10 €uro) di Fattoria Zerbina; Pierre Gimonnet 1998, champagne millesimato dal naso di frutta matura ed il palato intriso di gesso e calcare, un ottimo prodotto di fattura artigianale ed, infine,un grande (il primo, come già avrete immaginato, di una interminabile serie!) riesling il Kallfelz Merler Stephansberg Spatlese 1997, dalla fine mineralità al naso, con tipici sentori di petrolio, ardesia e la bocca, solo, leggermente, più scontata (..ma a 10 €uro, un vero affare!). Sottotono gli altri due riesling l'altoatesino Falkstein, versione 2002, e l'austriaco Manterlhof Tiefenthal, un po' meglio, entrambi segnati da un finale spigoloso acido-amaro.

Dopo questo assaggio introduttivo e preparatorio ci siamo, finalmente, accomodati alla tavola per cominciare la sessione di degustazione vera e propria. Gli antipasti consistenti in una buonissima "terrina di anatra con sformato di verza", una commovente "crema di fagioli cannellini con gambero avvolto nel lardo di cinta senese e chips di pane" ed un ottimo speck dell'Alto Adige hanno dato inizio alla "battaglia" che ha visto, subito, sfidarsi nella prima batteria Colli di Lapio di Romano Clelia con Niedrst Alto Adige Riesling 2002, ancora un altoatesino il Terlaner Riesling 1985 (avete letto bene millenovecentottantacinque), due tedeschi, Laible Trocken Baden-Ortenau 2002 e Forster Ungehewer Pfalz Spatlese Trocken 1997 ed infine un austriaco il Riesling Vom Ried Herstell Durnstein in Der Wachau 1976 (continuate a leggere e capire bene millenovecentosettantasei!!!).

Quest'ultimo con 86/100, da me definito "una spada che trafigge la gola", si è classificato al secondo posto di questa batteria insieme all'altro riesling d'antan, in batteria, quello della Cantina di Terlano, mentre al primo posto staccato ad 89/100 ha prevalso il riesling della Pfalz di Forster. Romano Clelia si è dovuto accontentare, si fa per dire, solo della quarta posizione, ad 84/100. La seconda batteria, giudicata la migliore del pomeriggio, ha visto nei calici tutti vini tedeschi, ritenuti "fuori concorso", trattandosi di una selezione ricavata tra i migliori in circolazione e difficilmente "attaccabile". Batteria che si è, infatti, rivelata nell'insieme da 85/90 centesimi ed oltre, servita con due strepitosi primi piatti: "cappelletti farciti di ricotta di pecora su salsa di broccoletti" e "maccheroni al pettine in mousse di mortadella al profumo di noce moscata"...

Si sono avvicendati nel bicchiere Donnhof Nahe Kabinett Norheimer 1997 (92/100, anche se per me un tantino sopravvalutato e segnato da più di "un'appena, solo accennata", punta di botrytis), Robert Weil Weingut, Rheingau, Kiedrich Grafenberg 2001 (89/100), Laible Spatlese Trocken Durbacher Plauerlain 2002 (89/100), Okonomierat Rebholz, Pfalz, Birkweiler Kastanichbeff (90/100), quest'ultimo per me il migliore della batteria e, dunque, della giornata, ed, in ultimo, Frank Kustler Rheingau 1999 Riesling Auslese trocken Hochheimer Kirchenstuck (85/100), dalla progressione lenta e contraddittoria ma, soprattutto, dal prezzo tutt'altro che amatoriale di 50 euro. Dopo questa "pausa" di riflessione si è tornati in pista con una nuova batteria di sfidanti tra cui il Fiano di Villa Diamante, il Riesling 2002 di Castel Juval (Alto Adige per chi non lo sapesse), Herzog Rieslaner, esperimento, a mio parere poco felice, da uve ibride, riesling più sylvaner, l'austriaco Novemberlese Brande Exklusiv Riesling 2001, non entusiasmante, sempre dalla Germania, Franz Kunstler, Rheingau, 2001, kabinett, Hocheinemer Halle, ed, infine,un francese, l'alsaziano Clois Saint-Theobald, Rangen de Than Grand Cru, campione di mineralità al palato ma dal naso sconcertante e nell'insieme un po' fuori contesto. Vincitore della batteria Kunstkler (89/100) seguito questa volta però dall'accoppiata tutta italiana Juval-Villa Diamante (rispettivamente 85/100 e 86/100). Ultima batteria, interessantissima, per la presenza oltre che del Fiano di Marsella per l'inaspettata sorpresa di un Trebbiano 1995 di Edoardo Valentini.

Il "filetto di maiale lardellato con pancetta di maiale" e l'incredibile "cosciotto di maiale con spinaci spadellati" non potevano chiedere di meglio. A fargli buona compagnia i tedeschi A.Christman Idig 2001 Pfalz Konigsbach Spatlese Trocken, molto buono ma non emozionante (85/90), il francese Brenot con lo Chassagne Montrachet 1994 Les Remilly, uno dei peggiori, in assoluto, di tutto il pomeriggio (s.v. bottiglia sfortunata?) e, a chiudere, un altro francese, di nuovo Alsazia, di nuovo Grand Cru, Rangen de Than 2000, stavolta Clos Saint-Urbain di Zind-Umbrecht, un tantino troppo "dolce".

L'affermazione di Valentini e Marsella non è sembrata mai essere in discussione. La personalità ineguagliabile del primo e l'eleganza del secondo non hanno avuto problemi a colpire anche l'ospite tedesco ignaro di quanta bontà e qualità le nostre uve siano in grado di offrire. Quinta ed ultima batteria, infine, per accompagnare il dessert: la crostata di mele. La batteria meno riuscita visto i vini secondo me da un lato poco adatti e dall'altro ridimensionati da cotanto ben di Dio che li aveva preceduti. Riesling Rehinold Haant 2002, secondo me più da aperitivo che da fine pasto, Elfenhof Rusterbeernauslese Pinot Grigio Austria 1988, buono ma nulla di trascendentale, Gewurtztraminer du pays di Vaud Bernard Ravet, dalla Svizzera (...ci mancava!!!), assolutamente ingiudicabile, un altro austriaco il Ried Loibenberg Riesling Smaragd ed un Eiswein tedesco, classici sia per l'interpretazione che nella tipologia, molto buoni ma ancora una volta poco coinvolgenti. Erano ormai le 18.30, ben 6 ore dopo l'inizio di quel nostro incontro, che già titolare e chef del ristorante si apprestavano ad organizzare la cena di San Valentino...

Mi congedo chiedendo scusa a tutti per refusi, soprattutti nella trascrizione dei nomi, per le note di degustazione a tratti approssimative e talvolta contraddittorie, ma ho cercato di fare del mio meglio per riassumere un pomeriggio indimenticabile ma allo stesso tempo molto "impegnativo"... Rimango, inoltre, a disposizione di chiunque abbia voglia di conoscere o approfondire la materia: prezzi, reperibilità in Italia e quant'altro vi interessi sui riesling tedeschi e non...

"CAMPANIEN" FELIX A TUTTI

5 marzo 2004

 

   

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