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Campania felix

 

 


Novità campane 2004!
di Fabio Cimmino

Il sempre più ricco (ed affollato!) panorama produttivo campano ha visto di
recente l'affacciarsi sul mercato di nuove interessanti realtà, su cui ritengo meritevole attirare l'attenzione di tutti voi amanti del vino. Cercherò di presentarle, un poco alla volta, con imparzialità e precisione (... cosa della quale spesso manco e che mi viene giustamente rimproverata!) con tutte le informazioni del caso, in modo da poter rappresentare un valido punto di riferimento sia per gli addetti ai lavori che per i semplici appassionati.

Tra le aree dove c'è da segnalare più fermento è sicuramente ai primissimi posti il Casertano (...terra di lavoro per intenderci!). La fertile zona racchiusa tra la pianura campana e i primi contrafforti del massiccio del Matese ha avuto da sempre un intensa frequentazione, grazie alla felice posizione di crocevia delle strade che, provenienti dalla costa dall'ager Campanus, si insinuano nel cuore del Sannio beneventano. La buona esposizione collinare e la mitezza del clima hanno favorito in ogni epoca tutte le attività agricole ma, in particolar modo, la coltivazione della vite e dell'olivo.

Proprio su una delle colline di Caiazzo sorge l'azienda Masseria Piccirillo, precisamente a Santi Giovanni e Paolo, un paesetto piccolo, caratteristico per la presenza di "masserie" isolate, circondate, neanche a dirlo, da vigneti ed uliveti. L'alternarsi delle stagioni crea su questi piccoli fazzoletti di terreno un incantevole avvicendarsi di miriadi di colori. Masseria Piccirillo (tel/fax 0823 862886) dispone, allo stato attuale, di un ettaro e mezzo di vigneti impiantati con cultivar locali quali pallagrello nero, pallagrello bianco, casavecchia, aglianico ed una piccola parcella a cabernet Sauvignon.

I terreni, rigorosamente esposti a sud, sono di natura argillosa, soleggiati e ventilati, e ad un'altitudine di 200 metri s.l.m. Carmine Piccirillo ha iniziato l'attività nel 1992. Il Pallagrello Bianco Solare 2002 profuma di macchia mediterranea. Si avvertono sentori floreali di ginestra e biancospino. Si affiancano ad essi ricordi fruttati di pompelmo e ananas. In bocca si evidenzia un profilo agrumato di buona intensità acida. Il Pallagrello Nero 2002 è un vino piacevolmente fruttato con profumi che ricordano il melograno e il gelso. Spiccano al naso, altresì, le note speziate mutuate dall'affinamento di tre mesi in barrique. Non posso esimermi da un plauso ai ridotti tempi di permanenza in legno. Al palato, nonostante già da ora denoti una buona morbidezza, il tannino, saldo e rigoroso, non potrà che giovarsi di un ulteriore periodo di invecchiamento in vetro. L'Aglianico 2002 è un vino di più immediata comprensione e fruibilità, che richiama profumi di confettura di ribes e fragoline. Sfumature speziate aggiungono un tocco di complessità ed una maggiore persistenza. In bocca entra morbido e vellutato senza, comunque, rinunciare ad essere vino dal forte temperamento. Il Calaia è invece "l'intruso" della situazione. Nonostante l'impiego di uve foreste rappresenta, sicuramente, il vino di punta dell'azienda. E' ottenuto da un blend di uve aglianico, non proprio il vitigno più tipico in zona, e cabernet sauvignon, vitigno internazionale per vocazione ed antonomasia. Dicevo dell'aglianico non proprio uva di riferimento della zona ed infatti ad eccezione del Terra di Lavoro di Fontana Galardi, di cui, tra l'altro questo vino ricorda non poco l'impianto gustativo, sono da considerarsi autoctoni per eccellenza da queste parti più il pallagrello ed il casavecchia. Ma torniamo al vino: al naso il frutto rosso carnoso dell'aglianico si combina alle note balsamiche del cabernet. Il breve periodo di affinamento in rovere nuovo completa il quadro d'insieme regalando una notevole ricchezza di toni speziati. In bocca entra pieno e sicuro mostrando notevole strutttura, ferma ed austera.

Rimaniamo in terra di lavoro per assaggiare i vini di Anna Della Porta delle Cantine di Hesperia (tel/fax 0823863075). L'azienda produce ben 6 etichette. Coda di volpe, greco, falanghina e pallagrelllo bianco sono i vitigni impiegati per i quattro bianchi, tutti IGT Terre del Volturno, mentre pallagrello nero e casavecchia sono protagonisti per i rossi, sempre ad Indicazione Geografica Tipica. La famiglia Della Porta è insediata da tempo immemorabile nel cuore delle colline caiatine. La svolta decisiva si deve ad Anna, la figlia di Giuseppe. Dopo aver, infatti, studiato enologia a Pisa ha deciso di non limitarsi più semplicemente a coltivare il proprio vigneto, che fino a quel momento conferiva le uve a terzi ma, sulla scia del successo dei locali vitigni autoctoni, di vinificare ed imbottigliare da sè. Il greco Ebur 2003 è un bianco senza pretese ma corretto. Alla vista si presenta color giallo paglierino piuttosto scarico. E' poco persistente al naso, dove si riconosce l'albicocca. Piuttosto diluito in bocca dove un finale corto lo penalizza alquanto. Molto meglio la coda di volpe Opi 2003 dai netti sentori di mela e di pera. In bocca, dove mostra buon equlibrio, è lungo, sapido, dal finale leggermente amarognolo. Ho apprezzato anche In Volo 2003, un blend di coda di volpe, falanghina e pallagrello che si intuisce essere vino più costruito, dalle maturazioni più spinte, alla ricerca del colpo ad effetto pur senza trovarlo e finendo con l'essere a tratti un vino dalla beva un pò pesante. Per quanto riguarda invece l'anteprima del Pallagrello 2003 non mi sento di esprimere un giudizio definitivo visto il suo precoce imbottigliamento.

Infine, ed è proprio il caso di dire dulcis in fundo, in barba ai vari passiti di falanghina, fiano, greco, asprinio ed aglianico che proliferano da queste parti, con risultati altalenanti, voglio segnalarvi l'insolito Zingarella ottenuto dall'uva con cui è, probabilmente, più naturale lavorare in questa direzione, il moscato. Parlo, nello specifico, del Moscato di Baselice, un produzione che, per quanto strano possa suonare, risulta legata alla storia e alle tradizioni del luogo, paesino della provincia di Benevento, prodotto da Masseria Parisi (0824/966465). Si tratta di vigne piantate a contro spalliera, con densità di 5000 ceppi per ettaro, su terreni calcareo-argillosi a 600 metri s.l.m., esposizione sud, sud-est. L'appassimento dura per circa tre mesi su arelle in locali coperti e arieggiati, giusta dose di legno per sostenere la fermentazione e l'affinamento, poi la pazienza di aspettare ancora quattro mesi in bottiglia ed ecco una delle grandi novità del Vinitaly che si è appena concluso. I profumi sono quelli tipici aromatici della varietà moscato, qui reinterpretati con particolare intensità e persistenza. In bocca mostra l'eleganza e la morbidezza del frutto con una discreta spada di acidità a tenere gli zuccheri in equilibrio senza stancare. Ma non finisce qui. Con il Pozzilo, passito da uva di Troia in purezza, uva localmente chiamata "sommariello", i fratelli Parisi sperano di poter recuperare i fasti di una zona e di una storica produzione ormai quasi dimenticata. In bocca al lupo!

Campania felix a tutti!

6 maggio 2004

 

   

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