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Professione vino
di Fabio Cimmino

Martedì 23 settembre 2003 presso la Villa-castello di Fillippo De Vita, sulla splendida collina di Posillipo, in una delle zone più suggestive ed esclusive del capoluogo campano, ha avuto luogo la presentazione ufficiale di "Vinum in Media Turba" la rivista ufficiale dell'Associazione Culturale Professione Vino. Ho preso, in prima persona e molto volentieri, parte al progetto editoriale ed al lancio di questa nuova iniziativa. Si tratta, infatti, di un gruppo affiatato di giovani tra cui proprietari di ristoranti, enoteche, winebar o, comunque, titolari di attività legate al mondo dell'enogastronomia partenopeo, con il quale il feeling è stato immediato. Insieme da quasi due anni, questi giovani imprenditori (una volta tanto chiamiamoli con il proprio nome, se lo meritano!) hanno dato vita a questa dinamica associazione culturale che si propone "la ricerca, la conoscenza e la divulgazione del bere di qualità". Come molte iniziative di questo genere, iniziata quasi per gioco, si è poi man mano trasformata in qualcosa di molto più grande. Corsi di degustazione amatoriali, appuntamenti conviviali a tema, visite sul territorio ed in ultimo ("last but not least" come direbbero gli americani) la nascita di questo giornale inteso come utile ed indispensabile organo infomativo dell' attività associativa e non solo.

L'approccio vuole, però, nelle intenzioni di tutti gli associati rimanere informale ed amichevole. Basta conoscere il simpaticissimo Vincenzo Buttino, anima tuttofare dell'associazione o la preparatissima presidentessa Lina Esposito per rendersene subito conto! E' stata dura per Enzo e Lina superare lo scetticismo iniziale, sedare, talvolta, i malumori interni, per non parlare, poi, delle invidie e gelosie suscitate da chi all'esterno ha, invece, visto in loro un ennesimo concorrente o sfidante da eliminare... Così non non è stato e se pur tra mille difficoltà i due continuano ad andare avanti fieri ed orgogliosi del crescente successo incontrato dalla loro brillante iniziativa.

La serata ha avuto anche un suo momento conviviale, dove insieme ad alcuni piatti tipici della tradizione napoletana, tra cui una gustosissima frittata di cipolle ed un'immancabile pasta e fagioli è stato possibile degustare alcuni vini scelti dagli associati. Il tutto organizzato in veri e propri banchi d'assaggio. Eccovi dunque le note di degustazione relative a quelli che si sono rivelati i più interessanti vini campani.

Da quattro generazioni la famiglia De Vita si tramanda l'arte del vino, valorizzando due nobili vitigni autoctoni: la falanghina e il piedirosso, entrambi a denominazione di origine controllata Campi Flegrei. L'azienda si sviluppa sulla storica colina di Posillipo, tra i 400 e i 500 metri sul livello del mare, su terrazzamenti che si affacciano su un incantevole panorama. Tutta la produzione, la lavorazione e l'imbottigliamento vengono realizzati esclusivamente nel loro luogo d'origine. In realtà le difficoltà relative alla gestione eroica dei 4 ettari di vigneto si traducono in costi elevatissimi che non giustificherebbero la produzione di questi vini poco remunerativi. Il produttore mi ha, infatti, confidato che se non ci fosse l'attività principale legata all' organizzazione di banchetti per cerimonie sarebbe costretto ad interromperne la vinificazione.

La Falanghina Torre Ranieri 2002 ha colore paglierino con riflessi verdognoli, profumo delicato, gradevole e caratteristico di ginestra. Rispetto all'assaggio di qualche mese fa ho notato, però, la presenza di qualche fastidiosa, perchè insistente, nota di lieviti e crosta di pane. Può essere che si tratti solo di qualche bottiglia sfortunata o di un momento particolare che il vino sta attraversando. Il gusto è sapido, leggermente acidulo, entrambi caratteristiche tipiche della tipologia, comunque armonico. Il Piedirosso Torre Ranieri 2002 è stato, invece, per il primo anno prodotto in duplice versione acciaio e barrique. Il colore è rubino, più intenso nella versione passata in legno, tendente al granato con l'invecchiamento. Il suo profumo intenso ricorda la viola. Nella versione affinata in rovere la nota floreale si fa leggermente più complessa ed accattivante. Anche in bocca la versione barrique ha un altro passo, più ampio ed elegante. L'ho nettamente preferita a quella base, più bibita che vino, leggermente petillant e dal sapore pieno, asciutto e di buona alcolicità.

L'azienda irpina Terredora di Paolo presentava il Greco di Tufo 2002 e la Coda di Volpe pari annata. Il Greco di Tufo proviene da vigneti di proprietà. La vinificazione avviene con macerazione a freddo delle uve raccolte nella seconda/terza decade di ottobre. Alla fermentazione a temperatura controllata del mosto decantato a freddo, segue un accorto affinamento su fecce fini per qualche mese. Discreta complessità strutturale ed aromatica per questo vino dal colore giallo paglierino intenso. Ha eleganti profumi fruttati di mela, albicocca, pesca ed agrumi con lievi note vegetali. Pur morbida al palato, si apprezza per la spiccata acidità. In bocca rivela una buona persistenza che ricorda frutti maturi e sentori di mandorla amara. La Coda di Volpe IGT 2002 ha colore giallo paglierino e intensi profumi fruttati e floreali. In bocca ritornano sentori di agrumi e mela cotogna con qualche lieve accento selvatico.

Il Fiano di Avellino 2002 di Villa Raiano ha un colore giallo paglierino intenso. Al naso mostra eleganti profumi di frutti maturi e fiori, tra i quali sentori di pera, albicocca, agrumi. nocciola tostata, acacia e biancospino. In bocca si riscontra una buona corrispondenza aromatica, peccato solo per il finale un pò corto.

L'azienda Caputo 1890, di Teverola in provincia di Caserta, ha offerto tre dei suoi vini più rappresentativi. Il Fescine 2002 è un asprinio in purezza, un bianco energico di ben 12.5% di alcol, ottenuto da uve coltivate con il sistema classico dell' "alberata aversana". Al naso offre profumi di mela annurca e frutta esotica (banana ed ananas), non proprio quello che ci aspetteremmo da questo vitigno, notoriamente acido (da cui il nome asprinio) e poco incline all'espressività. In bocca rivela una buona freschezza ed una piacevole bevibilità. Il Clanius 2002 è invece un aglianico del Sannio dal colore rubino intenso e riflessi violacei. Ha profumi intensi fruttati con note varietali di amarena e sentori speziati. Entra morbido al palato dove ritornano piacevoli note di frutti rossi matuti. Non mi ha particolarmente entusiasmato, il vino di punta dell'azienda, Zicorrà. Si tratta di un aglianico Terre del Volturno IGT che porta il nomignolo di famiglia di Corrado Caputo, zio Corrado, così chiamato da tutti in paese perchè ultimo di tredici fratelli e che, non ancora nato, aveva già tredici nipoti. Un rosso sanguigno dal colore intenso e profondo ma che, sia al naso che in bocca, risulta penalizzato da eccessive note di tostatura da rovere e che solo il tempo potrà dire quanto potranno integrarsi nella struttura complessiva del vino.

Nel cuore dell'antico Sannio, in provincia di Benevento, la coltivazione della vite ha radici antichissime e nel comune di Ponte, sin dal 1910, la famiglia Ocone si è dedicata all'enologia con impegno crescente cercando di esaltare le caratteristiche e la tipicità dei vitigni autoctoni. La Falanghina ed il Piedirosso rimangono due vini di semplice fattura senza particolari ambizioni se non quella di accompagnare degnamente la tavola di tutti i giorni ad un prezzo ragionevole. La Falanghina del Taburno DOC è un vino di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Ha intensi profumi fruttati di mela verde ed agrumi. Fresca al palato, si apprezza per l'acidità ben equilibrata dalle altre componenti del vino. Il Piediosso del Taburno DOC ha colore rubino e profumi di piccoli frutti di bosco con qualche lieve venatura speziata. In bocca scorre semplice e beverino.

Anche per questa volta è tutto. In bocca al lupo, dunque, agli amici di Professione Vino e Campania felix a tutti!

5 ottobre 2003

 

   

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