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2-8 Dicembre |
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I titoli
Barolo. Il convegno nel castello: sollecitata la modifica del disciplinare. Sperimentazione e ricerca. Barolo, i «mattoni» del successo Giuseppina Fiori BAROLO Nel castello che fu dimora della marchesa Falletti, prima «testimonial» del barolo alla Corte dei Savoia, si sono ritrovati ieri autorità istituzionali, operatori, giornalisti e produttori per discutere del passato e del futuro del grande vino. Loccasione è stata offerta dallEnoteca regionale, presieduta da Luigi Cabutto, che ha promosso lincontro in occasione dei 20 anni di docg del barolo (o meglio 21 anni comè stato sottolineato, considerando che il riconoscimento risale al 1980). Il giornalista de «La Stampa» Luigi Sugliano, coordinatore dellincontro, ha esordito: «Un produttore mi ha raccontato che ventanni fa andava in Germania a vendere con fatica un po di barolo. Gli stessi tedeschi fanno la fila davanti alla sua cantina per acquistare le bottiglie. I ventanni della docg sono stati i mattoni di un successo, di un laboratorio di idee e tentativi, forse con qualche errore». Luci e ombre, successi e preoccupazioni sono venute fuori nel dibattito appassionato degli uomini del vino. Giacomo Oddero, uno dei promotori delle doc, ha detto: «Si volevano eliminare le frodi in commercio che serpeggiavano sulle nostre colline. Dopo ventanni di onorato servizio, le denominazioni importanti devono essere riviste, eliminando pratiche inutili e legando ancor più il vino al territorio». La modifica del disciplinare è stata richiesta più volte ed è stato sollecitato il riconoscimento delle «sottozone». Il presidente del Consorzio di tutela, Giovanni Minetti, ha ricordato le tappe del barolo dal 1873, quando allesposizione di Vienna raccolse una messe di medaglie doro, al 1966 quando giunse il riconoscimento doc, alla «garantita» del 1980. «Il mito del barolo - ha detto Minetti - è esploso nel 1992, anno della scoperta del vino da parte del mercato americano». Parlando dei problemi ha detto: «Ben vengano gli incentivi per lammodernamento degli impianti, ma forse è ancora più urgente trovare risorse per la sperimentazione, la ricerca, la promozione commerciale, la formazione del personale per la vigna e la cantina, quasi introvabile». Gianluigi Biestro, direttore dei Vignaioli piemontesi, ha ricordato che l80% del barolo viene esportato e si è soffermato sugli aspetti legislativi con richieste agli assessori regionale e provinciale allAgricoltura, Ugo Cavallera ed Emilio Lombardi, che hanno assicurato il loro impegno. Le preoccupazioni espresse in più interventi hanno riguardato laumento delle vigne a barolo (+ 8% tra il 1996 e il 2000) a volte impiantate anche in zone poco adatte, la necessità di mantenere lequilibrio tra produzione e mercato, di salvaguardare lambiente. Parlando di turismo del vino è stato detto che oggi vale 3 mila miliardi di lire, coinvolgendo 8 milioni di enoturisti: salirà a 5 mila miliardi con 1 milione di persone nel 2003. Sono intervenuti Pier Domenico Garrone (presidente Enoteca regionale del Piemonte), Vittorio Manganelli (Slow Food), Giuseppe Balestra (Camera di commercio), il sindaco di Barolo Fulvio Mazzocchi, Daniele Manzone ed Elio Archimede. Il convegno è proseguito nel pomeriggio con una tavola rotonda alla quale ha partecipato, tra gli altri, il giornalista de «La Stampa» Vanni Cornero; moderatore Massimo Corrado (Go Wine). (La Stampa, 2/12/2001) Nella
patria del celebre vino il punto su nuove prospettive, qualita e
rapporto con il territorio. Compie ventanni
la «Docg» Barolo
Gianni Stornello AROLO Ventanni di Docg sono una ricorrenza importante. E lo sono probabilmente di più per il Barolo, un grande vino che ha avuto un ruolo trainante per la affermazione dellenologia italiana nel mondo. Il percorso verso la qualità, lo sviluppo sociale ed economico dei territori del vino, l'affermazione del turismo del vino sono oggi temi ampiamente condivisi nel nostro paese. A maggior ragione nella Langa del Barolo, che ha assistito in questi anni ad una crescita importante, destinata ad incidere nella società locale come nella storia di queste terre. Le ragioni del successo, i problemi oggi sul tappeto, le nuove sfide mondiali, il rapporto del vino con il territorio, il vitigno nebbiolo e i vitigni internazionali, le prospettive dell'enoturismo, sono i temi che hanno spinto l'Enoteca Regionale del Barolo a cogliere l'occasione di una ricorrenza, per dedicare una giornata alla riflessione e al dibattito, con limportante contributo dellassociazione «Go wine». Questo è avvenuto ieri, al Castello di Barolo. «In una attività sempre più vivace e densa di appuntamenti - spiega il professor Luigi Cabutto, Presidente dell'Enoteca - ci è parso opportuno radunare intorno ad un tavolo istituzioni, giornalisti, produttori e fare alcune riflessioni sul cammino sinora percorso e sugli obbiettivi a cui guardare». I segnali di una stasi nella vendita e nel consumo di vino sono evidenti: già il fatto che si siano susseguite sette annate di notevole livello qualitativo, ma anche di produzione pressoché piena viene indicato come una delle cause per l'intasamento del mercato. I prezzi fanno poi il resto, insomma una situazione di costante qualità, ma con poche differenze tra un anno e l'altro, sembra avere creato un «appiattimento in alto»,che ha portato con se, paradossalmente, i medesimi problemi di una sequenza troppo lunga di annate critiche. Ma c'è altro: qualcuno comincia a puntare il dito verso i nuovi impianti, realizzati negli ultimi anni. I dati degli albi vigneti sono molto espliciti: tra il 1996 ed il 2000 le vigne destinate alla produzione del barolo sono cresciute di cento ettari (oltre l'8% in più ) e la produzione si è incrementata di circa due milioni di bottiglie. E' vero che questi numeri, rapportati ai mercati mondiali , possono essere poca cosa, ma è bene ricordare che gli equilibri di mercato dei prodotti di qualità come questo vino sono estremamente vulnerabili. Il settore avrebbe la possibilità di intervenire con strumenti di autogestione e autocontrollo che i produttori possono mettere in atto per contenere gli effetti di una situazione di mercato che rischia di degenerare. La legge n°164 affida infatti ai produttori , attraverso i consorzi di tutela , la possibilità di contenere le rese per ettaro non solo in seguito a situazioni climatiche sfavorevoli , ma anche quando c'è bisogno di riequilibrare il mercato. «Se davvero la situazione è così allarmante - conclude Cabutto - i produttori dovrebbero ben sapere che cosa fare o porsi nell'atteggiamento di farsi ben consigliare». (La Stampa, 2/12/2001)
Carbonia. Il vino e la vite:
l'itinerario dei valori. Un percorso alla scoperta dei piccoli produttori
che vinificano ancora con i sistemi tradizionali
NARCAO. Alla scoperta dei Noè sardi. Il vino e la vite al centro di un singolare itinerario che ha l'obiettivo di attirare turismo di qualità nel sud-ovest sardo. I dettagli dell'iniziativa sono stati messi a punto ieri mattina nel corso di una tavola rotonda alla quale hanno partecipato i rappresentanti dei Comuni del territorio, scuole, associazioni culturali e l'Esit. Il lancio del progetto, battezzato "Itinerario dei valori", è stato curato dal consorzio turistico L'Altra Sardegna e dal comune di Narcao. C'è un senso di sfida, qualcosa di romantico e di misterioso, in questo desiderio di rivalutare l'antica tradizione del vino fatto in casa. "Su binu de propriedadi", come sino ad oggi dicono i vecchi viticoltori del Sulcis. Sembra quasi un modo per sopravvivere ad una triste fase storica, nella quale il consumo del vino è in calo. Ci voleva quindi tutta la tenacia di un piccolo gruppo di persone per riscoprire e valorizzare in chiave turistica un'arte quasi scomparsa, attraverso la bacchetta magica della fantasia, capace di far materializzare i sogni e, con essi, le imprese impossibili. Se Diogene cercava l'uomo con la lanterna, gli organizzatori di questa iniziativa hanno usato lo stesso mezzo per individuare i "Noè sardi". Così grazie alla collaborazione di comuni ed associazioni è stata fatta una prima mappa di coloro che fanno ancora il vino in casa. Non sono moltissimi e spesso la produzione si limita a pochi ettolitri del prezioso nettare. Di qui l'esigenza di individuare queste piccole cantine familiari, assaggiare il vino, annotarne le caratteristiche e verificare non solo la qualità del prodotto ma anche l'idoneità dei locali ad ospitare i turisti. Non tutto ciò che è tradizione infatti è bello o igienicamente a posto. Indispensabile dunque verificare tutto prima di dare il via a questa nuova invenzione: "L'itinerario dei valori". Un percorso cioè attraverso gli itinerari paesaggistici, i musei, i siti archeologici, le botteghe artigianali, i frantoi, i caseifici. E ancora: gli agrumeti, le cantine sociali, i ristoranti etnici e, appunto, le cantine familiari per assaggiare gratuitamente un buon bicchiere di vino, "di quello fatto in casa". La serietà dell'iniziativa è dimostrata dall'ormai imminente "educational", un brutto termine anglosassone per indicare una fase promozionale alla presenza della stampa nazionale specializzata. Dal prossimo mese gruppi di giornalisti saranno ospitati per una settimana nel sud-ovest sardo dove potranno verificare tutte le caratteristiche dell'Itinerario dei valori. In occasione delle festività pasquali del 2002 saranno così offerti i primi pacchetti vacanza, soprattutto ai turisti individuali. Sono già pronti migliaia di cataloghi, pubblicazioni, inserti a colori, che verranno distribuiti negli aeroporti nazionali e in tutti i porti dell'isola. Sarà determinante la collaborazione di alcuni istituti scolastici: Duca degli Abruzzi, di Elmas; Alberghiero, di Pula; Ipsia e Alberghiero, di Iglesias: i quali saranno impegnati nel lavoro di promozione e offriranno, sin da ora, ai giovani interessati l'opportunità di seguire dei corsi di enologia e di viticoltura. In parallelo sta per partire anche Cimbalia, una vetrina per l'artigianato e le attività produttive minori del sud ovest sardo. (La Nuova Sardegna, 3/12/2001) Più di dieci milioni per il Sassicaia '85. Prima asta dei vini della casa Christie's CECINA —
Come un Van Gogh, un Picasso o un Caravaggio anche i vini italiani, sempre
più apprezzati sui mercati e sulle tavole di tutto il mondo vanno
all'asta nel nostro paese ottenendo prezzi e valutazioni degni di
un'opera d'arte, complice una delle «maison d'aste per eccellenza»,
la britannica Christie's. (La Nazione, 5/12/2001) Caldarola. La via del vino e del ciauscolo. «Un progetto ambizioso nel maceratese per attirare i turisti dalle città balneari» di MAURIZIO VERDENELLI (Il Messaggero, 6/12/2001) Il vino sulle strade del mare: un'iniziativa per valorizzare le produzioni elbane. PORTOFERRAIO
- In nome del dio Bacco e del dio Nettuno, per riscoprire e valorizzare
le produzioni vitivinicole dell'Elba e più in generale delle
isole. La Provincia di Livorno in collaborazione con vari Enti ha organizzato
per la terza volta «Le strade del vino, le vie del mare», iniziativa
dedicata «alla salvaguardia, al mantenimento, all'ampliamento dei
vigneti e al miglioramento e incremento della produzione enologica»
delle isole piccole e grandi d'Italia e anche di alcune europee,
spiegano da Palazzo Granducale. I vini isolani - e quelli elbani in
particolare - costituiscono una nicchia di mercato di pregio che merita
di essere difesa e ulteriormente rafforzata. Senza dimenticare che il
«doc» è anche elemento fondamentale di quella branca dell'industria
delle vacanze che va sotto il nome di turismo enogastronomico e della
quale la Toscana intera è regina indiscussa.
Appuntamento dunque sabato e domenica prossimi nel museo di Arte e Minerali del Parco Minerario a Rio Marina, il cosidetto «Burò», appena restaurato e inaugurato. L'inizio è sabato alle 12,30 con la visita all'Eremo di Santa Caterina e dell'Orto dei Semplici. Nel pomeriggio si terrà un dibattito al quale sarà presente il sindaco di Rio Marina senatore Francesco Bosi. L'incontro servirà a individuare proposte per la salvaguardia, il mantenimento e l'ampliamento dei vigneti sulle isole. Domenica alle 9,30 un convegno («La viticoltura delle isole minori italiane») al quale parteciperanno tra gli altri il presidente della Provincia Claudio Frontera e il rappresentante del ministro per l'agricoltura onorevole Giovanni Alemanno. Tra i soggetti che hanno collaborato con la Provincia all'allestimento dell'iniziativa ci sono il Ministero per le politiche agricole, la Regione Toscana e l'Ente Parco Arcipelago. di Maria Angela Nocchi (La Nazione, 6/12/2001) |
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