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9-15 Dicembre |
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I titoli
Un primato dell'ultima vendemmia: sesta annata consecutiva di alta qualità. I vini piemontesi conquistano le enoteche. Sono tra i primi otto nelle scelte degli abitanti di venti regioni Gianni Stornello TORINO (La Stampa, 9/12/2001)
Conclusa la missione della Camera di commercio
nell’importante emporio alimentare statunitense. Operazione
vini del Collio a Miami
A Miami si beve il vino del Collio. Non è ancora una realtà ma si sta lavorando in tal senso. Infatti, si è conclusa nei giorni scorsi con notevole successo la nuova esperienza americana della Camera di commercio di Gorizia, che in collaborazione con i relativi Consorzi ha presentato all’«Americas food & Beverage & Confection show 2001» di Miami i prestigiosi vini doc del Collio e dell’Isonzo. La manifestazione di Miami è una fiera del settore alimentare all’interno della quale vi è un ampio spazio interamente dedicato ai vini e che si rivolge esclusivamente a operatori specializzati del settore quali importatori, grossisti, distributori, buyers, rappresentanti della ristorazione, giornalisti della stampa specializzata. La città di Miami in particolare funge da centro per le vendite e la distribuzione dei prodotti alimentari e bevande non soltanto sulla costa occidentale e nell’area interna degli Stati Uniti, che di per sè costituiscono già un mercato potenziale enorme, ma anche nell’intero Sud America. Infatti ben 2.000 distributori utilizzano i suoi porti e il 33 per cento di tutti gli scambi internazionali nell’emisfero occidentale è controllato attraverso questa città. Durante la festa vi è stata un afflusso notevole e costante di visitatori interessati ai vini del Collio e dell’Isonzo e numerosi sono stati i contatti commerciali avviati, il che fa ben sperare per il futuro di questi prodotti su quei mercati. La presenza della Camera di commercio all’importante manifestazione rientra in una politica promozionale iniziata nei primi mesi dell’anno con la partecipazione ad altre manifestazioni fieristiche analoghe a Chicago e San Francisco, con l’obiettivo di far conoscere e apprezzare i vini dell’Isontino su un mercato quale quello americano che si configura particolarmente interessante per le aziende vitivinicole della provincia ma dove peraltro non sono ancora molto presenti né conosciute. La Camera di commercio intende pertanto continuare a investire nella promozione sul mercato americano già dai primi mesi del nuovo anno, con la partecipazione alla «27.a Winter international fancy food» che si terrà a San Francisco a fine gennaio. (Il Piccolo di Trieste - 10/12/2001)
I vitigni occupavano all'Elba una superficie di 3mila
ettari, ora soltanto di 300: riduzione comune alle isole Vino, valore
economico e culturale. Ceppi di aleatico osservati speciali: avanzano
le patologie. I contributi dei docenti al convegno svoltosi a Rio Marina
di Alberto Giannoni RIO MARINA. Un tempo i vigneti occupavano all'Elba una superficie di 3mila ettari. Oggi 300. La drastica riduzione della terra destinata a viticoltura è un dato comune a tutte le piccole isole europee. Sono molte le caratteristiche che la viticoltura elbana divide con quella corsa, o con quella delle isole di Malta o Santorini. Le colture sono antichissime, risalgono al periodo dell'espansione greca sul Mediterraneo, e sono state realizzate in ambienti difficili, con la tecnica del terrazzamento. Sono le «viticolture eroiche», di cui si occupa dal 1996 il Comitato internazionale delle isole vitivinicole, che si è riunito a Rio Marina per le «Le strade del vino e le vie del mare». Obbiettivo del Comitato (costituitosi nel '96 a Pantelleria, di cui ora fa parte anche un'azienda elbana), è la riscoperta della specificità di queste colture e la promozione del loro valore economico, ma soprattutto culturale e ambientale. Un censimento tra le molte isole produttrici (solo in Italia sono 58) e una forma di collegamento merceologico di prodotti sempre più richiesti sul mercato (un marchio «Isole Minori») gli strumenti di cui ha parlato, a nome del comitato, Mario Fregoni, ordinario di Viticoltura all'Università di Piacenza. Ma se la qualità del vino elbano è indiscutibile, qualche preoccupazione in più desta la sua salute. Il professor Enrico Triolo, ordinario di Patologia vegetale all'università di Pisa, ha presentato i risultati di una ricerca condotta per conto dell'Agenzia regionale per lo sviluppo agricolo, sulla selezione sanitaria dell'Aleatico per il miglioramento della produzione. Dalla ricerca risulta che il 95% dei 57 ceppi di Aleatico esaminati in questi ultimi anni evidenzierebbe diverse forme patologiche. Piccole «malattie», che non avrebbero effetti immediati sulla qualità del prodotto, ma che a lungo andare potrebbero condizionare la «purezza» e la produttività delle viti. Si tratta di valori superiori a quelli riscontrati per altre uve toscane (che comunque hanno un'incidenza che varia dal 30% al 70%), valori critici che già da alcuni decenni si stavano manifestando e che possono dipendere da cause diverse. La limitazione della superficie delle colture, una scorretta percezione della qualità dei vini, per cui si percepivano come caratteristiche genetiche proprio i «sintomi» del malessere delle piante. Ma sui risultati ha influito certamente anche un affinamento delle capacità di diagnosi, tanto che gli esperti, e lo stesso professor Triolo, considerano lo studio come un fatto positivo, come un vantaggio acquisito nelle conoscenze necessarie a realizzare un prodotto sempre migliore. Tanto più che sono sicuramente incoraggianti gli effetti dei trattamenti terapeutici applicati (termoterapia, allargamento della base genetica). I risultati dello studio del professor Giancarlo Scalabrelli sugli aspetti economici e molecolari della selezione genetica dell'Aleatico elbano hanno rintracciato una sorta di parentela stretta con quello corso. Ha partecipato al convegno un delegato dell'Oiv, l'Ufficio Internazionale Viti e Vigne, il più importante organismo operante nel settore, che riunisce nella sua assemblea i rappresentati di 47 governi mondiali. (Il Tirreno - 10/12/2001) Scoppia la guerra tra le capitali del vino La geopolitica finisce anche nel bicchiere, e forse non è un gran bel segno. I fatti. Il presidente dell'Enoteca regionale del Piemonte, Garrone, lancia la candidatura di Torino come sede dell'Enoteca italiana. Ovviamente a Siena, sede da sempre dell'Enoteca italiana, non la prendono bene. Qualcuno pensa che è la solita disfida Toscana-Piemonte per tenere la scena dell'enologia italiana, e forse non sbaglia. Qualcun altro sospetta che il buon esito del Salone del vino al Lingotto (dove, fra l'altro, l'Enoteca italiana e quella piemontese erano tra gli sponsor) abbia fatto alzare un po' il gomito (politicamente parlando) a qualcuno. Insomma Torino reclama qualcosa: non bastano le prossime Olimpiadi invernali, la città subalpina ha avanzato la sua candidatura per la sede dell'Agenzia italiana sull'alimentazione (l'interfaccia di quella europea per cui è già candidata Parma), adesso vuole anche diventare capitale italiana del vino. La polemica monta: il presidente dell'Enoteca italiana, Flavio Tattarini, risponde per le rime. Interviene (ieri) il ministro: «Non ho nessuna intenzione di spostare la sede dell'Enoteca italiana da Siena». Un punto per Tattarini. Poi Alemanno prosegue: «Bisogna però ragionare per definire una rete di enoteche regionali che dipendano dalla sede nazionale». Come dire, l'attuale sistema non va, bisogna coordinare meglio attività e risorse. Il problema, ancora una volta, è quello della promozione, cruciale per un settore col vento in poppa come quello enologico. Al forum di Parma è emerso chiaramente che il nostro sistema agroalimentare è già di eccellenza, manca un «sistema Paese» che promuova adeguatamente il tutto ottimizzando sforzi e risorse ed evitando l'attuale bagarre con ministero, Regioni, Ice, consorzi, camere di commercio a pestarsi i piedi e a duplicare gli interventi. Bisognerebbe davvero «fare sistema», invece assistiamo ad una esplosione di anarchia dove tutti chiedono tutto e ci vuole il «manuale Cencelli» per compensare chi resta senza niente. Così Verona (altra candidata per l'Agenzia alimentare italiana) se perderà l'Authority italiana, viene indicata come sede nazionale per la promozione del vino. Ovviamente a Verona non stanno con le mani in mano ad aspettare questa «indicazione» e stanno già portando il Vinitaly in Cina e Giappone. Come dire: i privati corrono, il pubblico invece dibatte e litiga. Il nostro sistema delle enoteche regionali fa acqua da tutte le parti e va rilanciato (assieme ai privati), ma l'ultima cosa che ci possiamo permettere è la guerra fra le auto-proclamate capitali del vino. C'è un limite a tutto, anche al regionalismo. frassoldati@monrif.net di Lorenzo Frassoldati Firenze. E' singolare che l'obbiettivo di realizzare l'Enoteca d'Italia... FIRENZE «E' singolare che l'obiettivo di realizzare l'Enoteca d'Italia sia vissuto dalla Toscana come un problema e non come un'opportunità di rilancio». Così il presidente dell'Enoteca regionale del Piemonte, Pier Domenico Garrone, commenta la levata di scudi da parte di politici e amministratori toscani in difesa dell'Enoteca Italiana di Siena, in seguito alle dichiarazioni sue e del sottosegretario alle Politiche agricole, Teresio Delfino, sulla nascita di una nuova struttura promozionale per il sistema vitivinicolo italiano. Insomma, presidente Garrone, cosa sta accadendo? «L'Enoteca Italiana di Siena non è stata minacciata da nessuno. L'Italia del vino ha solo bisogno di una nuova rete tra le regioni del vino, coordinate in una realtà nazionale che è il progetto di Enoteca d'Italia che noi abbiamo proposto. Cosa ben diversa da ciò che già esiste. Non vogliamo che una discussione di campanile, che l'Enoteca del Piemonte non ha creato, ci faccia sfuggire anche l'opportunità di creare in Italia una enoteca d'Europa». Quindi lo scippo dell'Ente Vini da parte dei piemontesi è solo una deduzione? «Certamente, anzi ci ha sorpreso. Una reazione non istituzionale, che probabilmente nasconde difficoltà di natura politico locale che non conosco». Ma qual è il vostro progetto per una Enoteca d'Italia? «Coordinare le forze e le esigenze. Contribuire, unitamente alle altre enoteche regionali, a innovare l'attuale sistema di promozione e valorizzazione del vino italiano, creando una vera e propria 'nazionale' del vino». Che ruolo avrà l'Ente Vini senese nel progetto? «Come tutte le strutture dipendenti dalla propria regione troverà integrazione con le altre». Ma è una struttura finanziata anche dal Mipaf per la promozione del vino italiano nel mondo? «E' vero, ma ricevere i fondi del Mipaf non significa utilizzarli senza il contributo progettuale di altre realtà. L'Ente Vini ha sempre deciso in autonomia». Presidente, non sarà invece che all'attuale governo non piace la gestione dell'Enoteca Italiana? «L'unico partito a cui fa riferimento l'Italia del vino è il quello della vite». Allora vediamo il vostro progetto: Salone del vino a Torino, un film miliardario sul Barolo realizzato dalla Eagle Pictures. C'è molto Piemonte «C'è molta Italia! Noi siamo partiti coinvolgendo chiunque voglia puntare ad una struttura nazionale che funzioni. Al Salone del vino era partner anche l'Enoteca Italiana». di Roberto Rossi (La Nazione - 10/12/2001) ONU enologico senza USA E
se gli Stati Uniti decidessero di uscire dall'Onu. Una notizia clamorosa.
Ebbene nel mondo del vino è successo. (La Stampa - 13/12/2001) S. Colombano. Vigneti anti-flavescenza, aiuti dalla Regione S.COLOMBANO
— Il Consorzio volontario vino Doc «Rosso S.Colombano», il sodalizio
che raggruppa i vignaioli banini, ha ottenuto dalla Regione l'approvazione
di un progetto per la viticoltura in collina. In sostanza, le aziende
vitivinicole che adegueranno le impostazioni tecniche dei nuovi impianti
dei vigneti a quanto delineato nel progetto, potranno usufruire di contributi
a fondo perduto per circa 14 milioni per ettaro. Nel progetto sono contenute
importanti indicazioni sulle modalità di realizzazione di vigneti
moderni, adatti a produzioni di qualità. Ai contributi sono interessati
tutti i proprietari di vigneto, sia associati che non associati al consorzio.
Le domande per ottenere il contributo dovranno essere presentate, entro
il 31 dicembre, alla sede del Consorzio, in via Ricetto 3, a S.Colombano
al Lambro. Per ulteriori informazioni si consiglia di telefonare al
numero 0371/898830.
Come è noto, l'idea di rinnovare i vigneti viene sollecitata anche dalla necessità di combattere alla radice il nuovo flagello dei filari di vite: la flavescenza dorata. Gli esperti suggeriscono infattiil cambiamento dei vitigni in caso di attacco della terribile «peste», la cui caratteristica è quella di ridurre drasticamente la produzione e, nel tempo, di cancellare l'esistenza stessa del vitigno colpito. Per il Consorzio, si tratta di un provvedimento della massima valenza, teso a stimolare l'ingresso in collina di viti giovani, qualitativamente pregevoli e maggiormente resistenti alla flavescenza. L.A. (Il Giorno - 14/12/2001) Aziende
premiate in una manifestazione negli usa. Gli
oscar del vino biologico vanno a Bubbio e Agliano BUBBIO
Versa nel bicchiere il meglio del sole del sud di GIACOMO
A. DENTE (Il Messaggero - 15/12/2001)
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