acquabuona.com - italian wine e-zine
Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
La Tuscia dei castelli: un esaltante viaggio nella storia dove arte ed enogastronomia si incontrano

di Tiziana del Frate

“Le donne, i cavalieri, le armi, gli amori, le cortesie, le audaci imprese io canto…” riecheggiano ancora oggi del tutto attuali i versi dell’Ariosto per chi intraprenda un viaggio alla scoperta dei castelli della Tuscia. Manieri e fortezze raccontano di secoli lontani, di fatti storici epocali, di intrighi e misfatti, di affascinanti vicende di principi e principesse…Bagnaia, Vignanello, Soriano nel Cimino, Bracciano, Caprarola e tanti altri centri minori erano un tempo, insieme a Roma, al centro della gestione del potere ed ospitavano le regali dimore di numerosi principi della chiesa onorati del titolo per il solo fatto di essere parenti stretti dei pontefici romani. Disseminati lungo le province di Viterbo e Roma, palazzi e castelli si materializzano all’improvviso fra le vie dei tanti piccoli comuni tutt’ora semi rurali, attori protagonisti di un turismo di qualità, dove, lontano dalle masse, i capolavori della storia vengono offerti al visitatore insieme alle tradizioni enogastronomiche più genuine e gustose.

Nella Tuscia più di ogni altro luogo è forse Bagnaia a decantare i fasti della civiltà rinascimentale. Qui, a ridosso dell’antica città papale Viterbo, si erge incantevole e maestosa Villa Lante realizzata nella seconda metà del cinquecento quasi sicuramente su progetto del Vignola. Dimora dei porporati Riario, Gambara e Montalto, quest’ultimo nipote di Papa Sisto V nominato cardinale a soli quattordici anni, la villa prende il nome dalla famiglia Lante della Rovere che l'ha abitata dal 1656 al 1933. Estesa su una superficie di 22 ettari, la residenza è famosa per il giardino all’italiana e per il vasto all’interno del quale il cardinale Riario, nipote di papa Sisto IV della Rovere, vi fece costruire una riserva venatoria con un sontuoso casino di caccia. Da notare che quello stesso casino è oggi un ottimo ristorante che propone piatti tipici della cucina locale. Riaperto dopo un restauro durato oltre vent'anni, il Casino di Caccia è diretto da Cleofe e Zefferino Pasquini, ristoratori noti ed apprezzati che già conducono con successo il ristorante Villa Gambara sempre a Bagnaia. Tra i piatti tipici che si possono degustare qui citiamo l’acquacotta (tradizionale zuppa di verdure), la scafata di fave, le zuppe con fagioli, ceci e castagne, la pasta straccia, porchetta al forno con fegatelli e finocchio selvatico, l’agnello a scottadito, abbacchio e pagliata al forno, cinghiale a bujone, lepre in salmì, coniglio brodettato e svariate ricette a base di pesce dei vicini laghi di Bolsena e Vico.

Gusto a parte, l’attrazione principale resta comunque il "giardino all'italiana", realizzato secondo il razionalismo del tempo che afferma il dominio dell’uomo sulla natura plasmandola secondo norme architettoniche definite, come per esempio la totale mancanza di fiori e la presenza di forme geometriche. Il giardino ha negli anni passati addirittura destato l’interesse del Principe Carlo d’Inghilterra che ha soggiornato più volte a Villa Lante insieme a gruppi di studenti britannici della facoltà di architettura. Di notevole suggestione sono poi le numerose fontane in peperino, ricche di statue ed infiniti fantasiosi giochi d’acqua, che si susseguono (sono 12 quelle più importanti) nel verde rigoglioso incantando il visitatore con il loro splendore.

Ma sono sicuramente i Farnese e gli Orsini le dinastie che maggiormente hanno caratterizzato il territorio. Legati agli Orsini sono i castelli di Bomarzo, Soriano nel Cimino, Vasanello, Vignanello (oggi Ruspoli), Bracciano (oggi Odescalchi) e Nerola, mentre ai Farnese si debbono il palazzo di Caprarola, le rocche di Carbognano, Gradoli e Capodimonte e palazzo Farnese di Viterbo, oltre alla sontuosa residenza romana attualmente sede dell’ambasciata di Francia. I destini delle due casate, oggi entrambe estinte, si intrecciano più volte, come nel caso dei matrimoni fra Giulia Farnese, giovanissima amante di papa Borgia Alessandro VI, e Orsino Orsini Signore di Vasanello avvenuto nel 1489, oppure quello fra Angelo Farnese e Lella Orsini e quello avvenuto fra un’altra Giulia Farnese con Vicino Orsini signore di Bomarzo nel 1544. Singolare il fatto che, mentre la prima Giulia Farnese, detta “la bella”, sembra detestasse il consorte Orsini, il legame che univa invece la seconda Giulia Farnese al suo legittimo sposo fosse così forte tanto che alla morte di lei, Vicino Orsini fece costruire il Sacro Bosco ai piedi del castello di Bomarzo, un poetico giardino allegorico interamente a lei dedicato.

Fra i tanti manieri della regione, alcuni trasformati in resort di lusso altri, di proprietà dello stato, riconvertiti in musei, merita senz’altro menzione il castello Orsini di Vasanello al centro di un importante progetto di valorizzazione portato avanti dalla proprietaria, Marchesa Elena Misciatelli, insieme all’amministrazione comunale. La piccola fortezza trecentesca rivive ogni anno gli antichi splendori durante le “Giornate Medievali”, quando Vasanello per tre giorni torna ad essere l’antico dominio di Bassanello e tutti possono entrare ad ammirare le fastose stanze ed i saloni della rocca. La festosa ricostruzione storica coinvolge l’intero paese e, insieme agli sposi Giulia Farnese e Orsino Orsini, impegnati a ricevere gli ospiti e a presiedere i numerosi banchetti, troviamo musici in costume che si esibiscono con liuti, ghironde, chitarre, organetti e virginali ed i “cuntastorie” che declamano in versi le antiche cronache di Bassanello. Fanno poi da cornice all’evento duelli, giochi medievali goliardici e tornei di abilità cavalleresca insieme alla rievocazione delle botteghe dei maestri artigiani che presentano la lavorazione del cuoio, della ceramica e dei tessuti. Momento clou della manifestazione è la rievocazione storica del corteo nuziale in costume, dove a festeggiare il matrimonio di Orsino Orsini e Giulia Farnese, concorrono cantori, danzatori medievali, giocolieri e mangiafuoco. L’evento si conclude infine celebrando l’arte culinaria del tempo grazie al banchetto nuziale a base di ricette tradizionali e piatti tipici ed alle tante taverne del centro storico dove vengono servite zuppe, faglioli e cacciagione. La visita al castello di Vasanello può essere poi occasione sia raggiungere la vicina Vignanello dove vengono prodotti ottimi vini doc bianchi e rossi e rosati, sia per degustare i dolci tipici con le nocciole, coltivazione tradizionale della zona. I rossi di Vignanello, ottimi con carni rosse, formaggi stagionati e grigliate, si ricavano dai vitigni Sangiovese, Ciliegiolo e ad altri vitigni locali in percentuale non superiore al 20%. Vengono prodotti anche in versione Riserva che prevede due anni minimi d'invecchiamento e gradazione alcolica non inferiore ai 12 gradi. I bianchi, ottimi per piatti a base di pesce di lago, sono ottenuti dalle varietà Trebbiano giallo, Trebbiano toscano, Malvasia bianca di Candia e Malvasia del Chianti, oltre ad altri vitigni a bacca bianca per il 10%. Questi presentano profumi delicati e fruttati ed hanno gradazione minima di 10,5 gradi, mentre sono denominati Superiore se la gradazione alcolica supera gli 11,5 gradi.

L’ultima tappa del nostro viaggio è l’imponente castello Orsini-Odescalchi di Bracciano, magnificamente conservato ed oggi trasformato in un interessante museo aperto tutto l’anno. Affacciata sul lago, la costruzione quattrocentesca a pianta pentagonale capolavoro di architettura militare e civile, accoglie il visitatore con un percorso guidato di diciassette sale con arredi originali, alle quali va aggiunta la ricca armeria, la chiesa, il granaio, il giardino segreto e le torri. Da sempre noto per i suoi ospiti illustri, da Papa Sisto IV e Carlo VIII nel quindicesimo sec. e Marco Colonna reduce dalla vittoria di Lepanto nel sedicesimo sec. a Re Umberto I nel secolo scorso per arrivare al più recente matrimonio Ramazzotti Hunziker, il maniero è diventato museo per volontà di dal Principe Don Livio IV Odescalchi ed è aperto al pubblico dal 1956. La visita, della durata di quasi due ore, è un affascinante viaggio nella storia medievale e rinascimentale durante il quale la guida, girando per i saloni decorati con affreschi ed arredi originali dell'epoca, non mancherà di coinvolgere il visitatore con racconti storici ed aneddoti.

Per pranzo gli amanti della buona tavola non si faranno poi sfuggire i piatti tipici della cucina locale incentrata sul pesce di lago: coregone, persico reale, luccio ed anguilla principalmente. Tagliolini alla tinca, linguine al coregone, risotto al persico e gnocchi con zucca e persico sono i primi piatti più gustosi. Per quanto riguarda i secondi le proposte variano dalle grigliate agli arrosti (buonissimo il coregone arrosto), dalle fritture di lattarini ed ai filetti dorati di persico.

Infine, prima di partire, è d’obbligo una sosta nella vicina Oriolo Romano dove ha sede il cinquecentesco Palazzo Altieri dove è conservata, unica al mondo, una completa serie di ritratti di pontefici, la cosiddetta Galleria dei Papi.

Nelle immagini:
Bagnaia
Il Castello Orsini di Vasanello
L'orco dei Giardini di Bomarzo
Il Castello Orsini-Odescalchi di Bracciano

Immagini tratte da:

www.bagnaia.vt.it
www.mondimedievali.net
www.bomarzo.net
www.mazzano.com

16 gennaio 2006

 
 
prima pagina | la parola all'agronomo | l'appunto al vino | l'articolo | in azienda | in dettaglio | en passant | affari di gola
presa diretta | mbud | rassegna | la cucina | appunti di viaggio | assaggiati per voi | visioni da sud | sottoscrivi | scrivici