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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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Mendoza: la rivoluzione
del vino argentino
di Franco Santini Poco
tempo fa ho avuto la fortuna di trascorrere più di un mese in Argentina.
Unesperienza bellissima. Luoghi, cose, persone, hanno impresso nella
mia mente ricordi indelebili, che ancor oggi conservano il potere di appagare
la mia costante ansia da giramondo. Nel pianificare questa
lunga avventura, avevo previsto come tappa obbligata Mendoza, capitale
di una delle più importanti regioni vitivinicole del sudamerica. Avevo
già sentito parlare dei progressi del vino argentino, e mi era
anche capitato di assaggiare qualche buon Malbec, abbinato ad una succulenta
bistecca. Ma, prima del mio incontro ravvicinato con la terra
del tango, non avrei mai immaginato di trovare oltreoceano una realtà
vitivinicola così dinamica e evoluta. Pur essendo il quinto produttore del pianeta (dopo Italia, Francia, Spagna e Stati Uniti), e vantando una lunga tradizione (che risale agli ultimi decenni dellOttocento, quando i grandi flussi immigratori dallEuropa portarono in sudamerica migliaia di contadini italiani e francesi), ancor oggi, quando si parla di grandi vini, pochissimi prendono in considerazione lArgentina. Eppure, vendemmia dopo vendemmia, emerge sempre più chiaro lenorme potenziale di questo territorio, e la sua capacità di sfornare prodotti di valore assoluto, in grado di ben figurare al cospetto dei giganti del panoramo vinicolo internazionale. Come
ha avuto modo di dire Michel Rolland - il grandissimo enologo francese
che da quelle parti (e non solo lì
) è venerato come
una divinità - <<il potenziale e le possibilità di
sviluppo della vitivinicoltura in Argentina sono assolutamente sbalorditivi
[
] Se esiste al mondo un posto dove si racchiude la perfetta sinergia
tra clima, suolo, costi di produzione, risorse umane, e, soprattutto,
assenza di vincoli per la creatività e una burocrazia minimalista
(che non rappresenti un ostacolo ad un sano sviluppo di una produzione
vinicola innovativa e fuori dallordinario), beh, questo posto è
senza dubbio lArgentina!>> Negli
ultimi anni, infatti, un deciso cambio di mentalità da parte dei
produttori più intraprendenti e coraggiosi sta rapidamente cancellando
il cliché che dipinge lo stato argentino come la patria di vini
mediocri e a buon mercato. Avendo sempre avuto un consumo interno tra i più elevati al mondo (ancor oggi gli argentini bevono il 90% del vino che producono), per lungo tempo il paese non si è mai interessato al mercato internazionale. Se tutto il vino prodotto si vendeva in casa, perché affannarsi alla ricerca di nuovi e difficili mercati? Poi,
5-6 anni fa, la tremenda crisi economica: i consumi interni hanno subito
una forte contrazione, e molte aziende hanno dovuto chiudere o si sono
fortemente ridimensionate. A quel punto, nella corsa alla conquista di
fette di mercato allestero il ritardo rispetto alle realtà
concorrenti del nuovo mondo enologico era enorme. Paesi come
il Cile, lAustralia, o il Sudafrica, da anni proponevano sul mercato
mondiale i propri vini: esteticamente attraenti, tecnicamente impeccabili,
dal gusto modaiolo, e soprattutto con un gran rapporto qualità/prezzo.
I vini argentini, invece, erano semplicemente troppo cattivi per entrare in un mercato tanto competitivo! Ma i produttori più lungimiranti e tenaci - grazie anche ad investimenti e consulenze qualificate dallestero (Francia e Italia su tutti) - si sono rimboccati le maniche, e con enormi sforzi hanno iniziato a recuperare il tempo perduto. Oggi, girando per le cantine di Mendoza, i segni di questinversione di rotta sono evidenti: enologi e consulenti di fama mondiale, tecnologie allavanguardia (la maggior parte di fabbricazione italiana, cè da esserne fieri!), processi e tecniche eseguite con rigore assoluto, pulizia maniacale, personale gentile e competente, enoturisti che arrivano da tutto il mondo. Certo,
la strada da fare è ancora lunga: tanti sono i produttori che continuano
a sommergere il mercato con sovraproduzioni di pessima qualità.
Ma i primi riconoscimenti nei più importanti concorsi internazionali
hanno portato grande entusiasmo, dimostrando che la possibilità
di produrre grandi vini a prezzi molto vantaggiosi (grazie anche alla
svalutazione del pesos) può essere il vero punto di forza di questo
paese. Varrebbe la pena parlare in dettaglio dei buonissimi prodotti assaggiati, della grande varietà di vitigni (soprattutto rossi: Merlot, Sirah, Cabernet, Tempranillo, Bonarda) che curati nel modo giusto trovano qui le condizioni per esprimersi a grandissimo livello, della cortesia e professionalità delle persone incontrate. Mi limito, però, a fare solo un nome: Malbec. Questo vitigno a bacca rossa, di origine francese, dal nome con sonorità dolce e affascinante, ha trovato in Argentina la culla ideale. I campioni che abbiamo provato hanno mostrato una finezza, uneleganza, una soavità incredibile. I migliori Malbec, con il loro caratteristico aroma di prugna, di ciliegia sotto spirito, di marmellata di frutta rossa, e le note dolci e tostate dovute allinterazione tra vino e sapiente uso del legno, sono di valore assoluto. Certo, mi è capitato di assaggiare anche Malbec orribili: scarni, spigolosi, squilibrati. Ma se capitate in unenoteca o un ristorante ben fornito, non esitate: un filetto di carne argentina accompagnato da un buon Malbec appagherà tutti i vostri sensi! Qui
di seguito troverete i riferimenti (mi limito al sito internet, e ai nomi
dei vini che mi è sembrato opportuno segnalare, a prescindere dallannata,
indicando solo il segmento di mercato di riferimento) di alcune delle
migliori cantine della regione di Mendoza: lelenco, ovviamente,
è lungi dallessere esaustivo. Queste sono quelle che ricordo
con maggior piacere. Produttori seri, con un grande amore verso la propria
terra, e i cui vini sono da annoverare tra i migliori dellintera
sudamerica. Buon viaggio!Familia Zuccardi www.familiazuccardi.com Da provare: in fascia alta, la linea Q (Malbec o Tempranillo); fascia media, il Santa Julia Reserva Cabernet Sauvignon Bodega La Rural www.bodegalarural.com.ar Da provare: in fascia alta, il Felipe Rutini (blend di Merlot e Cabernet Sauv,con una piccola aggiunta di Malbec e Sirah); in fascia media, la linea Rutini (il Malbec, ma anche il Merlot e lo Chardonnay) N.B.-Da visitare in cantina il Museo del Vino più antico e importante del sudamerica Lurton www.jflurton.com Da provare: in fascia media, il Gran Lurton Cabernet Sauvignon Nieto Senetiner www.nietosenetiner.com.ar Da provare: in fascia alta, la linea Cadus (il Malbec, eccezionale, e il Sirah); in fascia media, da provare la Bonarda e la linea Don Nicanor (il Malbec, su tutti) O. Fournier www.ofournier.com Da provare: in fascia alta, la linea Acrux e Bcrux (blend di Tempranillo, Malbec e Merlot) Terrazas de los Andes www.terrazasdelosandes.com Da provare: in fascia alta, Afincado Malbec; in fascia media, la linea Terrazas Reserva Trapiche www.trapiche.com.ar Da provare: in fascia alta il Medalla (un Cabernet Sauvignon, con laggiunta di Malbec e Merlot); in fascia media, la linea Broquel Le foto sono dell'autore 20 giugno 2006 |
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