acquabuona.com - italian wine e-zine
Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Mendoza: la rivoluzione del vino argentino
di Franco Santini

Poco tempo fa ho avuto la fortuna di trascorrere più di un mese in Argentina. Un’esperienza bellissima. Luoghi, cose, persone, hanno impresso nella mia mente ricordi indelebili, che ancor oggi conservano il potere di appagare la mia costante “ansia da giramondo”. Nel pianificare questa lunga avventura, avevo previsto come tappa obbligata Mendoza, capitale di una delle più importanti regioni vitivinicole del sudamerica.

Avevo già sentito parlare dei progressi del vino argentino, e mi era anche capitato di assaggiare qualche buon Malbec, abbinato ad una succulenta bistecca. Ma, prima del mio “incontro ravvicinato” con la terra del tango, non avrei mai immaginato di trovare oltreoceano una realtà vitivinicola così dinamica e evoluta.

Pur essendo il quinto produttore del pianeta (dopo Italia, Francia, Spagna e Stati Uniti), e vantando una lunga tradizione (che risale agli ultimi decenni dell’Ottocento, quando i grandi flussi immigratori dall’Europa portarono in sudamerica migliaia di contadini italiani e francesi), ancor oggi, quando si parla di grandi vini, pochissimi prendono in considerazione l’Argentina. Eppure, vendemmia dopo vendemmia, emerge sempre più chiaro l’enorme potenziale di questo territorio, e la sua capacità di sfornare prodotti di valore assoluto, in grado di ben figurare al cospetto dei “giganti” del panoramo vinicolo internazionale.

Come ha avuto modo di dire Michel Rolland - il grandissimo enologo francese che da quelle parti (e non solo lì…) è venerato come una divinità - <<il potenziale e le possibilità di sviluppo della vitivinicoltura in Argentina sono assolutamente sbalorditivi […] Se esiste al mondo un posto dove si racchiude la perfetta sinergia tra clima, suolo, costi di produzione, risorse umane, e, soprattutto, assenza di vincoli per la creatività e una burocrazia minimalista (che non rappresenti un ostacolo ad un sano sviluppo di una produzione vinicola innovativa e fuori dall’ordinario), beh, questo posto è senza dubbio l’Argentina!>>

Negli ultimi anni, infatti, un deciso cambio di mentalità da parte dei produttori più intraprendenti e coraggiosi sta rapidamente cancellando il cliché che dipinge lo stato argentino come la patria di vini mediocri e a buon mercato.
Avendo sempre avuto un consumo interno tra i più elevati al mondo (ancor oggi gli argentini bevono il 90% del vino che producono), per lungo tempo il paese non si è mai interessato al mercato internazionale. Se tutto il vino prodotto si vendeva “in casa”, perché affannarsi alla ricerca di nuovi e difficili mercati?

Poi, 5-6 anni fa, la tremenda crisi economica: i consumi interni hanno subito una forte contrazione, e molte aziende hanno dovuto chiudere o si sono fortemente ridimensionate. A quel punto, nella corsa alla conquista di fette di mercato all’estero il ritardo rispetto alle realtà concorrenti del “nuovo mondo enologico” era enorme. Paesi come il Cile, l’Australia, o il Sudafrica, da anni proponevano sul mercato mondiale i propri vini: esteticamente attraenti, tecnicamente impeccabili, dal gusto modaiolo, e soprattutto con un gran rapporto qualità/prezzo.

I vini argentini, invece, erano semplicemente troppo cattivi per entrare in un mercato tanto competitivo! Ma i produttori più lungimiranti e tenaci - grazie anche ad investimenti e consulenze qualificate dall’estero (Francia e Italia su tutti) - si sono rimboccati le maniche, e con enormi sforzi hanno iniziato a recuperare il tempo perduto. Oggi, girando per le cantine di Mendoza, i segni di quest’inversione di rotta sono evidenti: enologi e consulenti di fama mondiale, tecnologie all’avanguardia (la maggior parte di fabbricazione italiana, c’è da esserne fieri!), processi e tecniche eseguite con rigore assoluto, pulizia maniacale, personale gentile e competente, enoturisti che arrivano da tutto il mondo.

Certo, la strada da fare è ancora lunga: tanti sono i produttori che continuano a sommergere il mercato con sovraproduzioni di pessima qualità. Ma i primi riconoscimenti nei più importanti concorsi internazionali hanno portato grande entusiasmo, dimostrando che la possibilità di produrre grandi vini a prezzi molto vantaggiosi (grazie anche alla svalutazione del pesos) può essere il vero punto di forza di questo paese.

Varrebbe la pena parlare in dettaglio dei buonissimi prodotti assaggiati, della grande varietà di vitigni (soprattutto rossi: Merlot, Sirah, Cabernet, Tempranillo, Bonarda) che curati nel modo giusto trovano qui le condizioni per esprimersi a grandissimo livello, della cortesia e professionalità delle persone incontrate.

Mi limito, però, a fare solo un nome: Malbec. Questo vitigno a bacca rossa, di origine francese, dal nome con sonorità dolce e affascinante, ha trovato in Argentina la culla ideale. I campioni che abbiamo provato hanno mostrato una finezza, un’eleganza, una soavità incredibile. I migliori Malbec, con il loro caratteristico aroma di prugna, di ciliegia sotto spirito, di marmellata di frutta rossa, e le note dolci e tostate dovute all’interazione tra vino e sapiente uso del legno, sono di valore assoluto. Certo, mi è capitato di assaggiare anche Malbec orribili: scarni, spigolosi, squilibrati. Ma se capitate in un’enoteca o un ristorante ben fornito, non esitate: un filetto di carne argentina accompagnato da un buon Malbec appagherà tutti i vostri sensi!

Qui di seguito troverete i riferimenti (mi limito al sito internet, e ai nomi dei vini che mi è sembrato opportuno segnalare, a prescindere dall’annata, indicando solo il segmento di mercato di riferimento) di alcune delle migliori cantine della regione di Mendoza: l’elenco, ovviamente, è lungi dall’essere esaustivo. Queste sono quelle che ricordo con maggior piacere. Produttori seri, con un grande amore verso la propria terra, e i cui vini sono da annoverare tra i migliori dell’intera sudamerica. Buon viaggio!

Familia Zuccardi
www.familiazuccardi.com
Da provare: in fascia alta, la linea Q (Malbec o Tempranillo); fascia media, il Santa Julia Reserva Cabernet Sauvignon

Bodega La Rural
www.bodegalarural.com.ar
Da provare: in fascia alta, il Felipe Rutini (blend di Merlot e Cabernet Sauv,con una piccola aggiunta di Malbec e Sirah); in fascia media, la linea Rutini (il Malbec, ma anche il Merlot e lo Chardonnay)
N.B.-Da visitare in cantina il Museo del Vino più antico e importante del sudamerica

Lurton
www.jflurton.com
Da provare: in fascia media, il Gran Lurton Cabernet Sauvignon

Nieto Senetiner
www.nietosenetiner.com.ar
Da provare: in fascia alta, la linea Cadus (il Malbec, eccezionale, e il Sirah); in fascia media, da provare la Bonarda e la linea Don Nicanor (il Malbec, su tutti)

O. Fournier
www.ofournier.com
Da provare: in fascia alta, la linea Acrux e Bcrux (blend di Tempranillo, Malbec e Merlot)

Terrazas de los Andes
www.terrazasdelosandes.com
Da provare: in fascia alta, Afincado Malbec; in fascia media, la linea Terrazas Reserva

Trapiche
www.trapiche.com.ar
Da provare: in fascia alta il Medalla (un Cabernet Sauvignon, con l’aggiunta di Malbec e Merlot); in fascia media, la linea Broquel

Le foto sono dell'autore


20 giugno 2006
 
 
prima pagina | la parola all'agronomo | l'appunto al vino | l'articolo | in azienda | in dettaglio | en passant | affari di gola
presa diretta | mbud | rassegna | la cucina | appunti di viaggio | assaggiati per voi | visioni da sud | sottoscrivi | scrivici