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Raboso Piave, Casatella
Trevigiana e tanti Studenti. Un simpatico 3 x 2 sulle
rive del Piave
Le
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un anno dopo
Ma quanti cavalli ha questo
vino?
Anteprima2003:
nel primo test dellannata 2002 nasce lAssociazione
Grandi Cru della Costa Toscana
Vino
in Villa: la piacevolezza del Prosecco in un contesto
magico
"ARTICOLONOVE"
lultima magia del "Big Luciano" della Grappa
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il vino, beviamo lacqua
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Successo
di Enolia, festa dell'olio d'oliva
Si è
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Come il
diavolo e l'acquasanta
47:
"Barolo" che parla!
All’Antico
Uliveto č di scena il Cabreo
Sorì
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la presentazione delle nuove
annate e le
prime impressioni
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Gaja in Polonia: puntualizzazione
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Novità di gusto: Obsession
Symphony 2001 Ironstone Vineyard
Presentato a Milano il libro "Milano
tutta da gustare"
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La "Brigata di cucina" e il fritto
Note
di Novello
Angelo
Gaja in Polonia! Quando in trasferta non si gioca
come in casa...
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Vino senz'anima
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le conferme e le novità
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tris d'assi da ricomporre
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Wine Festival di Merano 2002:
il Festival di quest'anno e quelli
della Toscana
Quell'amor di bollicine
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Pittori "aboliti"
e agnelli "nostrani"
Fiocco rosa, anzi corallo
"Al Museo con Acinello"
Prego, vuol ballare
con me?
Grandine!
In archivio


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Angelo
Gaja in Polonia! Quando in trasferta non si gioca come in casa...
di Mario Crosta
A
fine novembre, quando mi hanno telefonato la buona notizia, quasi non
credevo ai miei occhi. Chi? Proprio lui! Angelo Gaja domani è a
Cracovia, allhotel Pod Roza, per presentare i suoi vini. Questalbergo
è notissimo in tutto il mondo ed Acquabuona gli ha già dedicato
un articolo a proposito di una bottiglia di Sassicaia 1997 venduta nel
suo ristorante, sulla tavola, allonestissimo prezzo di 108 €,
ma in quel Paese del Baltico è anche unistituzione. Da più
di trecento anni ospita i più ricchi e famosi personaggi della
cultura, dello spettacolo, della diplomazia, statisti, finanzieri, insomma
gente che di vino perlomeno ha unidea molto precisa nonché
una pratica di degustazione sicuramente al di sopra della media, per via
delle occasioni mondane e della disponibilità di portafoglio.
A curarne gli approvvigionamenti di vino è lamico Michal
Janczyk, già campione polacco dei sommeliers, che è stato
anche a Reims al trofeo Ruinart (dove si incoronano i campioni europei
di questa indispensabile professione) ed è un giovane molto preparato,
con il quale ho avuto occasione anche di collaborare alla mescita di 190
bottiglie di una trentina di vini diversi per 190 persone in un grande
hotel di Varsavia. Questo mondo dellEuropa centro-orientale si schiude
come un uovo al nostro vino, forse il pulcino non si regge ancora bene
sulle zampette, ma di certo la qualità non manca, come sa bene
il cuoco Alfredo Ciocchetti, toscano, che alla guida del ristorante di
quellhotel ha fatto alta scuola ed è da poco rientrato in
patria (auguri!).
Così ho telefonato subito allIstituto per il Commercio con
lEstero, dove il responsabile della sezione agroalimentare e vini
è il Dott. Angelo Vinci, siciliano, buon naso con Baroli e Barbareschi,
per chiedergli se voleva venire anche lui da Varsavia per questo importante
avvenimento, saremmo stati certamente gli unici italiani ad accogliere
e festeggiare il nostro produttore pù famoso allestero. Ma
Angelo mi ha risposto che cera già stata unaltra presentazione
anche a Varsavia, cui lICE non aveva potuto fare la massima pubblicità
perchè non era stata neanche avvisata dagli organizzatori polacchi
e senza un loro specifico invito non se la sentiva nemmeno di accompagnarmi
a Cracovia. Era come se mi fosse cascato il mondo intorno. Una degustazione
dei vini di Angelo Gaja organizzata così male, perchè poi
è stato fatto tutto in fretta e furia, quasi alloscuro dei
più importanti intenditori di vino polacchi e delle istituzioni
italiane presenti in Polonia, non me la sarei aspettata.
Cera da immaginarselo, perchè si sa come alcuni importatori
organizzano queste cose: con il bilanciere del farmacista, per risparmiare
bottiglie di vino, con la mentalità tipica degli avari più
che dei commercianti, i quali invece ben sanno che ogni investimento promozionale
azzeccato può fruttare moltissimo. Dispiace soltanto che a farne
le spese sia stato proprio Angelo Gaja, capitato male, come si dice, ma
forse non del tutto alloscuro, come mi ha fatto notare proprio uno
dei più giovani agenti del suo importatore. Ho compreso la sofferenza
di Angelo Gaja negli ultimi anni, di fronte alle stupidità della
moda oggi imperante, che pretende vini dal nome altisonante e al di fuori
della tradizione, tutti fotocopie caberneggianti o merlotteggianti con
purgatorio in barrique. Le istituzioni, ma anche gli enti e molti amici,
lo hanno lasciato troppo spesso solo, finché ha deciso di dare
al mercato quel che il mercato voleva, Barbareschi ciao e bevetevi il
Langhe Nebbiolo fatto su vostra misura. E ancora una volta devo constatare
che anche nella sua promozione allestero, di cui Varsavia e Cracovia
sono soltanto due testimonianze, si è ritrovato mal consigliato
e soprattutto solo. Una serie di vini secondo me non tutti adatti ad un
mercato completamente nuovo e senza cultura del vino, distribuiti col
contagocce e, cosa più grave, in assenza di quelle qualificate
degustazioni verticali dannate storiche, senza le quali gli eccellenti
vini dellalbese non possono essere capiti fino in fondo da chi è
abituato invece ai vini spenti della California e a quelli dopati dellAustralia,
oppure ai grandi cru del bordolese che non vengono immessi sul mercato
se non sono prima maturati ed arrotondati a puntino.
I Baroli ed i Barbareschi troppo giovani, benché di annate eccezionali
come le ultime, non sono piaciuti come ci si sarebbe aspettati da questo
pubblico molto critico con i vini che pizzicano la lingua o che sfrigolano
in bocca (così dicono i polacchi dei vini che agli italiani piacciono
di più). Di fronte a gente curiosa di veder decantare le bottiglie
più prestigiose, di scoprire i segreti del tempo in quei vini osannati
dai giornalisti, di capire perchè i famosi culattoni (i vini di
culatta, cioe di bottiglia aperta e non consumata per
intero, ritappata con una parte del vino contenuto e destinata ad unaltra
occasione) sono ancora più buoni, di essere istruita sui tempi
di apertura delle bottiglie certo più necessari ai grandi vini
di Gaja che non agli abituali vini bulgari, non cera quel pizzico
di genio che contraddistingue in vigna, in cantina ed in tavola il nostro
amato Piemonte e la sua illustre bandiera venuta a rappresentarlo.
Si è trattato di una delle tante promozioni (non le chiamo neanche
più degustazioni perchè ne sono lopposto) di uno dei
tanti vini che passano dalla Polonia, tutta unaltra cosa del grande
successo di pubblico e di réclame invece riservato una settimana
prima e nello stesso identico posto al secondo California Dreaming Festival,
che era stato organizzato con tutti i criteri e con tutte le attenzioni
possibili nei riguardi dei vini.
Determinante lintervento della sezione agricola dellAmbasciata
Americana e dei sommeliers dei produttori stranieri, quella manifestazione
è stata benedetta dalla presenza di almeno duecento persone altamente
rappresentative dei mondi culturale, commerciale e finanziario, di enotecari,
giornalisti, ristoratori, vignaioli, consumatori e legislatori, televisione
compresa.
La delusione invece qui è stata forte, per questo mi sono permesso
di scrivere ad Acquabuona per raccomandare a tutti gli altri Angelo Gaja
del nostro Paese di non lasciarsi prendere la mano dai loro importatori
locali, in qualsiasi parte del mondo vadano, perchè non rendono
un buon servizio né ai propri vini nè allimmagine
del vino italiano allestero. Sono già bistrattati da una
concorrenza molto agguerrita, che ha solide cognizioni in materia come
quella francese, ma vengono addirittura sabotati soprattutto dallincompetenza
e dal qualunquismo di certi loro agenti, specialmente quando questi hanno
lesclusiva per cinque anni e come tutti i ragazzi che per la prima
volta usano un cacciavite girano il mondo autorizzandosi a riparare i
televisori.
I vini che si venderanno sul mercato sono certamente quelli più
economici, ma per far vendere quelli ci deve prima essere unopinione
entusiasta da parte del mondo che conta sui migliori vini della stessa
casa e ad Est il passaparola è il mezzo più convincente,
perchè la pubblicità diretta del vino in televisione, al
cinema, sulla stampa, sui cartelli stradali e nelle locandine è
vietata. Perciò, almeno per questi vini eccezionali, si dovrebbe
affidare lorganizzazione delle degustazioni a gente che se ne intende,
a veri sommeliers, ai nostri funzionari ICE sul posto, in collaborazione
certamente con limportatore a meno che questi, per un malaugurato
senso di autosufficienza non ritenga di rinunciarvi, come può essere
successo proprio in questo caso, col naso allinsù.
Non dovrebbe succedere neanche con i vini di largo consumo e buona qualità,
figuriamoci con quelli certamente di livello superiore e riconosciuti
come eccezionali.
Le bottiglie speciali devono giungere molto tempo prima e poter riposare,
specialmente le più vecchie, quelle che fanno più impressione
e che da sole trascinano tutto il resto, e si devono aprire secondo esperienza
e non secondo necessità, alcune anche qualche giorno prima, con
rispetto assoluto delle eventualmente necessarie decantazioni e delle
temperature di servizio, ma anche della gestualità, che non è
un rito. I bicchieri non devono mai essere risparmiati, ma cambiati e
perfettamente puliti ad ogni assaggio, e via con tutte le altre attenzioni
che avrebbero invece contraddistinto una degustazione di vini di questo
tipo davanti ai più severi giudici del nostro Paese. Occorre avere
più rispetto anche dei nuovi clienti nei nuovi mercati e usare
queste occasioni per fare scuola a tutti, perchè il cliente soddisfatto
ritorna e non torna mai da solo, ma con una schiera di nuovi clienti.
Ma vedo già la fotografia del Sassicaia 1999 sul catalogo dello
stesso importatore, peraltro uno dei migliori (una ditta commercialmente
seria, cosa assai rara da queste parti) e mi chiedo se anche questa volta
mi inviteranno ad uccidere un bambino così come hanno
fatto con i vini di Gaja davanti a pochi, per fortuna, testimoni. Con
tutta la tradizione e la cultura che il nostro Paese ha nel suo mondo
del vino, osannato allestero anche da chi non ne conosce nemmeno
una virgola e perciò si aspetta, e mi pare giusto, che gliene portiamo
simpaticamente e rispettosamente un po, non si può più
giocare con gli stessi metodi di vendita del vino di una volta né
pretendere che la fama raggiunta sia già un tappeto rosso sotto
la scaletta dellaereo.
Un nostro intraprendente produttore di Chianti divenne famoso nel Far
West perchè non perdeva mai una diligenza, ma povero il vino che
trasportava! Per fortuna era un Chianti fatto con la pratica del governo,
ma oggi non ne fanno quasi più e i vini sono sicuramente molto
più delicati, richiedono quelle attenzioni che sono mancate, per
esempio, a Varsavia ed a Cracovia, ma spero che sia stato per lultima
volta.
(11/12/2002)
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