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Sud Tiroler Montepulcianen? La Cantina Tollo a Merano
di Luca Bonci e Riccardo Farchioni

Sembrerà strano, ma un Consorzio di Tutela del Montepulciano d'Abruzzo non esiste ancora, o meglio è "in fase di definizione". Ma allora come si fa a portare avanti, dentro ma soprattutto fuori dalla regione d'origine, l'immagine di un vino che è uno dei più rappresentativi (anche all'estero) del nostro Paese, senza andare in ordine sparso ma dando l'idea di un substrato di produttori (di qualità) esistente nel tessuto regionale?

Una possibilità è che una azienda scelga di svolgere un ruolo di traino e coagulo per una selezione di realtà che siano accomunate dalla ricerca della qualità. Ed in occasione del Wine Festival di Merano questo ruolo trainante è stato rivestito dalla Cantina Tollo, capofila di un pool di otto soggetti che rappresentassero il vino abruzzese, che erano non a caso posizionati, nel corso della manifestazione, nello stesso spazio dei Consorzi del Vino del Valpolicella, del Brunello di Montalcino e del Vino di Montescudaio.

Certo, d'altra parte "piccolo è bello, nella botte piccola ci sta il vino buono"; ed è inutile negarlo, anche noi, quando ci troviamo ad incontrare il rappresentante di una azienda che conta in milioni le bottiglie prodotte, non ci aspettiamo granché. In effetti i dati della Cantina Tollo parlano chiaro: Cantina Tollo soc. coop. a.r.l., 1200 soci conferitori, 3500 ettari coltivati, 8.000 ettolitri di capacità della bottaia, oltre 16 milioni di bottiglie prodotte, un fatturato da capogiro.

Ma allora cosa dovrebbe fare un'azienda che di milioni di bottiglie ne fa più di 16, rinunciare a priori alla battaglia per un vino di qualità? Magari sfornare un vino di nicchia dimostrativo tanto per curare l'immagine e per il resto pensare a far quadrare il bilancio? Oppure provare a fare vino buono e magari farne tanto? E dunque l'occasione di cui vi stiamo per raccontare è servita alla grande azienda abruzzese anche per parlare della sua nuova linea di vini chiamata Aldiano e che comprende, nella linea della più stretta tradizione, un Trebbiano d'Abruzzo ed un Montepulciano d'Abruzzo.

E forse proprio perché per una realtà del genere è così difficile farsi spazio nel ristretto circolo dei vini d'autore (anche se più di un riconoscimento è già arrivato...) ecco che si sceglie la provocazione. "Siamo al Merano Wine Festival? Bene, organizziamo una cena che sposi i nostri vini abruzzesi con la cucina tipica locale!" Così è nata l'iniziativa del sabato del festival di Merano, presso il ristorante Elisabeth di Cermes, con un menù atoatesino stratipico abbinato ai vini di questa grande cantina, sia della nuova linea che con quella più tradizionale.

Diciamo per inciso che poteva andare meglio: gli abbinamenti sono stati talvolta problematici, le cucine non hanno retto il peso dell'affluenza legata al festival determinando lunghissime pause e dilatando i tempi della cena che è alla fine durata dalle otto e mezza alle due di notte. E diciamo questo anche se non conta più di tanto, visto che l'occasione è stata comunque simpatica e istruttiva.

Abbiamo iniziato dunque con un misto di salumi e formaggi innaffiati dal Trebbiano d'Abruzzo Aldiano 2001 (85% trebbiano d'Abruzzo, 5% cococciola, 5% sauvignon, 5% chardonnay, 13 gradi alcolici), un prodotto vinificato in acciaio con una sosta prolungata sulle bucce. E qui partiamo proprio bene! Il vino ha un naso fresco, reso penetrante dall'apporto aromatico del sauvignon, ma anche suadente con frutta, fiori bianchi e fieno. Non è un campione di grassezza, ma ha bella spina acida ed aromaticamente regge bene il confronto con le essenze affumicate e speziate del piatto. L'inserimento dei vitigni internazionali favorisce una complessità aromatica che ci ha ben impressionato.

Con un piacevole strüdel di patate ecco il Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo Valle D'Oro 2001. Vino dal caratteristico colore e dai profumi di rosa canina, leggera ciliegia, e, "biancheggianti", di fiori di campo. Medio corpo e chiusura leggermente amarognola ne fanno un vino da piatti già più elaborati.

Ma è colla zuppa di riso perlato, uno dei piatti che più ci sono piaciuti, che partiamo con i Montepulciano. Il Montepulciano d'Abruzzo Aldiano 2000 si presenta bene con un olfatto centrato sulla ciliegia matura, sia marasca che nera, e con sfumature di viola. Poi arrivano le erbe aromatiche, il sedano e una bocca rotonda anche se non particolarmente complessa. Il vino conclude con tannini un po' piccanti e con un retroaroma di plastica bruciata che non rende merito alle sensazioni aromatiche iniziali. Con lo stesso vino ci servono un piatto di canederli, e l'abbinamento ci sembra poco azzeccato.

Molto meglio il seguito, uno stinco di maiale con verza brasata e il Montepulciano d'Abruzzo Cagiolo 1998, un prodotto della "vecchia linea" aziendale. Lo stinco è tenero, saporito e ben si adatta alla morbidezza di questo vino, la sua dote migliore. Ma torniamo all'esame olfattivo, dove il vino si presenta meno intenso dell'Aldiano, ma sprigiona profumi eleganti di erbe e frutti rossi maturi. Come detto, però, è al gusto che il vino mostra tutte le sue doti, con un corpo medio ed una gran bella beva rotonda, morbida che regge benissimo anche il medaglione di cervo.

Ad ore ormai piccole ce la facciamo ad apprezzare il dessert e un bicchiere di Ratafià, il tipico liquore prodotto macerando le ciliegie nel Montepulciano. Gustosissimo!

P.S. se non si fosse capito, delle tre alternative menzionate all'inizio, Cantina Tollo ha scelto la terza. E con un certo successo, a nostro avviso.


(6/12/2002)



   

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