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Sembrerà strano, ma un Consorzio
di Tutela del Montepulciano d'Abruzzo non esiste ancora, o meglio è
"in fase di definizione". Ma allora come si fa a portare avanti,
dentro ma soprattutto fuori dalla regione d'origine, l'immagine di un
vino che è uno dei più rappresentativi (anche all'estero)
del nostro Paese, senza andare in ordine sparso ma dando l'idea di un
substrato di produttori (di qualità) esistente nel tessuto regionale? Certo, d'altra parte "piccolo è bello, nella botte piccola ci sta il vino buono"; ed è inutile negarlo, anche noi, quando ci troviamo ad incontrare il rappresentante di una azienda che conta in milioni le bottiglie prodotte, non ci aspettiamo granché. In effetti i dati della Cantina Tollo parlano chiaro: Cantina Tollo soc. coop. a.r.l., 1200 soci conferitori, 3500 ettari coltivati, 8.000 ettolitri di capacità della bottaia, oltre 16 milioni di bottiglie prodotte, un fatturato da capogiro. Ma allora cosa dovrebbe fare un'azienda che di milioni di bottiglie ne fa più di 16, rinunciare a priori alla battaglia per un vino di qualità? Magari sfornare un vino di nicchia dimostrativo tanto per curare l'immagine e per il resto pensare a far quadrare il bilancio? Oppure provare a fare vino buono e magari farne tanto? E dunque l'occasione di cui vi stiamo per raccontare è servita alla grande azienda abruzzese anche per parlare della sua nuova linea di vini chiamata Aldiano e che comprende, nella linea della più stretta tradizione, un Trebbiano d'Abruzzo ed un Montepulciano d'Abruzzo. E forse proprio perché per una realtà del genere è così difficile farsi spazio nel ristretto circolo dei vini d'autore (anche se più di un riconoscimento è già arrivato...) ecco che si sceglie la provocazione. "Siamo al Merano Wine Festival? Bene, organizziamo una cena che sposi i nostri vini abruzzesi con la cucina tipica locale!" Così è nata l'iniziativa del sabato del festival di Merano, presso il ristorante Elisabeth di Cermes, con un menù atoatesino stratipico abbinato ai vini di questa grande cantina, sia della nuova linea che con quella più tradizionale. Diciamo per inciso che poteva andare meglio: gli abbinamenti sono stati talvolta problematici, le cucine non hanno retto il peso dell'affluenza legata al festival determinando lunghissime pause e dilatando i tempi della cena che è alla fine durata dalle otto e mezza alle due di notte. E diciamo questo anche se non conta più di tanto, visto che l'occasione è stata comunque simpatica e istruttiva.
Con un piacevole strüdel di patate ecco il Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo Valle D'Oro 2001. Vino dal caratteristico colore e dai profumi di rosa canina, leggera ciliegia, e, "biancheggianti", di fiori di campo. Medio corpo e chiusura leggermente amarognola ne fanno un vino da piatti già più elaborati.
Ad ore ormai piccole ce la facciamo ad apprezzare il dessert e un bicchiere di Ratafià, il tipico liquore prodotto macerando le ciliegie nel Montepulciano. Gustosissimo! P.S. se non si fosse capito, delle tre alternative menzionate all'inizio, Cantina Tollo ha scelto la terza. E con un certo successo, a nostro avviso.
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