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Vino in Villa: la piacevolezza del Prosecco in un contesto magico
di Riccardo Farchioni


La sesta edizione di Vino in Villa, la rassegna del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene che si è tenuta il 24 e 25 maggio, ha fatto il pieno di visitatori (oltre 14mila), al punto tale che nel pomeriggio della domenica è stato deciso uno “scaglionamento” per evitare l’esplosione delle strutture ospitanti. Un sintomo chiaro, al di là di un certo snobismo della critica enologica, del successo che questo vino ha fra tutti gli strati della popolazione, grazie al suo messaggio di un bere non impegnativo e piacevole, nel quale la seduzione dei profumi può lasciare spazio a notevoli sorprese in fatto di complessità e spessore.


Da parte nostra, non avremmo creduto di rimanere così stregati dal contesto nel quale la manifestazione ha avuto luogo. La magia del Castello di San Salvatore (sopra Susegana, a due passi da Conegliano), che ci ha accolto illuminato dalle ultime luci della sera con le sue forme evocative dell’originaria bellezza nonostante l’offesa di due bombardamenti, ci è valsa un’emozione che non si dimentica.

E come se non bastasse, gli ambienti dell’attiguo Palazzo Odoardi (effettiva sede della manifestazione, sempre proprietà del Principe Manfredo di Collalto, produttore anch’esso) donavano un continuo rapimento grazie agli scorci mozzafiato sulle colline circostanti intatte e verdissime. Tutto ciò non ci ha comunque impedito di penetrare finalmente a fondo un contesto enogastronomico ancora da scoprire appieno, con tanta voglia di promuoversi e che sta acquisendo sempre maggiore visibilità grazie anche a questa manifestazione organizzata in modo impeccabile di Giancarlo Vettorello (direttore del Consorzio) e della sua preziosa ed onnipresente assistente Silvia Baratta.

Quello che vorremmo sottolineare subito è che il nome Prosecco è fragile, venendo utilizzato in modo scorretto soprattutto all’estero, dove la qualità di quello che sta dentro le bottiglie è spesso banalizzata e deludente. Questo ha naturalmente conseguenze nefaste per tutti i produttori piccoli e meno piccoli che si sforzano con mille attenzioni, come abbiamo avuto modo di constatare, di dare ai loro prodotti la delicatezza e la ricchezza dei profumi che sono il marchio distintivo di questo vino.

Ma il Prosecco può anche avere una positiva evoluzione col tempo - se i produttori ne conservassero qualche bottiglia in cantina... - come abbiamo scoperto grazie ad una bella degustazione condotta da quel suo grande paladino che è Sandro Sangiorgi di Porthos. Abbiamo imparato poi che un suo abbinamento ideale è quello con i risotti, come ci ha fatto toccare con mano una vera e propria istituzione del riso veneto ed italiano, quel Gabriele Ferron della Antica Riseria Pila Vecia, grande maestro del Vialone Nano grazie al quale è arrivata la prima IGP italiana per questo nobile frutto della terra. E Ferron, che è uno al quale “il riso scorre nelle vene”, non ha esitato a cimentarsi anche in cucina, stupendoci soprattutto con un gustosissimo e tradizionale Risotto all’Isolana, variante del Riso della Pilota il cui nome prende origine da Isola della Scala, città veronese del riso, e realizzato con saporita carne di maiale e di vitello, ed una suggestiva speziatura a base di cannella.

I formaggi, ma solo quelli delicati e a breve stagionatura, sono altri partner ideali: robiole fresche, Taleggio, fino a formaggi di capra semi-stagionati. Da citare anche lo stupendo Morlacco del Grappa che abbiamo incontrato per caso alle “Cantine Aperte” nelle strutture della Carpenè Malvolti, un formaggio d’alpeggio a latte crudo semiscremato (una mungitura su due veniva tradizionalmente scremata per farne burro) realizzato nelle suggestive (e visitabili) Malghe del bellunese e del trevigiano (www.aiprolat.com).

L’approfondimento della conoscenza del territorio ci ha consentito di andare al di là della realtà Prosecco: ecco che quindi abbiamo avuto l'occasione di venire a contatto con le DOC Bianco di Conegliano (protagonista l’Incrocio Manzoni 6.0.13) e Rosso di Conegliano (cabernet sauvignon e franc, merlot, saldo di marzemino). Vini come il Rosso di Conegliano di Collalto, il Vigneto Montesco della Masottina, o il coinvolgente Croda Ronca di Bepin de Eto (grande figura di vignaiolo determinatissimo che siamo immediatamente andati a trovare, e ve ne parleremo) sono stati veramente una bella scoperta ed hanno dimostrato che queste terre sono in grado di donare tanto la piacevolezza del Prosecco quanto la profondità dei rossi importanti.

Nella prima foto: una immagine del Castello di San Salvatore
Nell'ultima foto: Gabriele Ferron insieme ad Adami, uno dei produttori più interessanti del comprensorio.

30 maggio 2003

 

   

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