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Le anteprime del 2001 assaggiate un anno dopo
di Fabio Cimmino

Sabato 17 Maggio 2003 in occasione della kermesse toscana "Alle Corti del Vino", organizzata ogni anno in San Casciano Val di Pesa dal principe Duccio Corsini presso la sua Villa le Corti e giunta ormai alla ottava edizione, ho avuto la fortuna di prendere parte ad una degustazione molto particolare ed interessante.

Sono stati scelti, infatti, otto tra i numerosi campioni dei vini presentati l'anno scorso a Villa Bottini, a Lucca, in occasione di "Anteprima vini della costa toscana", per monitorarne a distanza di un anno lo stato evolutivo. Conferme e sorpese non sono mancate. Essendo stato presente l'anno scorso ad "Anteprima" ho avuto modo di constatare la difficoltà nell'esprimere giudizi su vini tanto giovani e destinati a percorrere, chi più chi meno, ancora un lungo cammino.

La degustazione è stata anche l'occasione per presentare la neonata associazione "Grandi cru della costa toscana" formata da dodici aziende ed impegnata a difendere, promuovere e diffondere la cultura della qualità della produzione vinicola dei territori delle province toscane che si affacciano sul mar Tirreno. I vini scelti per la degustazione sono stati due per ciascuna provincia, fatta eccezione per la provincia di Massa che non vi ha preso parte.

Il primo vino ad essere passato al vaglio dei presenti, sotto la supervisione esperta di Ernesto Gentili, neo co-curatore della nuova Guida ai Vini dell'Espresso, è stato il Niffo 2001 di Terre del Sillabo, che l'anno scorso a Lucca si era comportato molto bene. A distanza di un anno, però, lo ritroviamo già, per certi versi, un po' troppo avanti. Al naso il fruttato caldo e maturo risulta coperto e segnato dal rovere. In bocca un certo eccedere verso la morbidezza ed i tannini asciuganti del legno non contribuiscono a comporre un quadro del tutto soddisfacente.

Tutt'altra musica il Tenuta di Valgiano 2001, dell'omonima azienda, ritenuto impresentabile l'anno prima e che ritroviamo, invece, oggi in buono stato di forma. Al naso, anche qui, ritroviamo un frutto maturo, piuttosto spinto ma arricchito di spezie orientali. In bocca riesce a coniugare grassezza e freschezza con i tannini del legno ancora da fondere per raggiungere definitiva armonia.

La Regola 2001 dell'omonima tenuta pisana si apre molto lentamente. Una marcata riduzione, infatti, non permette di coglierne le sfumature olfattive che l'anno prima lo avevano, positivamente, caratterizzato e che questa volta non vanno oltre vaghe percezioni-sensazioni pseudocaloriche. In bocca, per via retronasale, è possibile intravedere ben altro: un frutto ricco e fragrante che continua a fare ben sperare.

A rappresentare la provincia di Pisa oltre alla Regola c'era il Veneroso 2001 della Tenuta di Ghizzano, con Ginevra Venerosi Pesciolini in duplice veste di responsabile aziendale e presidente della neonata associazione. Sia al naso che in bocca il suo vino è stato uno degli assaggi più felici di tutta la degustazione confermando la buona strada intrapresa sin dall'anno prima. La frutta rossa, in particolare ciliegia e lampone, si è arricchita di note speziate con ricordi di torba, sfumature minerali e talora "selvaggie" (note animali) riconducibili al sangiovese che, in questo vino, è in blend col merlot. In bocca denota buona freschezza, un vino quasi completamente già definito, che mostra una non comune eleganza.

Meno positiva, spostandoci in Maremma, la prestazione del Bacucco di Suveraia 2001, che l'anno precedente, così come il Niffo, era apparso, invece, tra i vini più apprezzati. Oggi lo ritroviamo con lo stesso frutto spinto dell'anno prima ma con una maggiore presenza di tannini apportati dal legno insieme a note affumicate e qualche eccesso alcolico.

Sempre nell'area grossetana ritroviamo il ciliegiolo in purezza San Lorenzo 2001 di Sassotondo. Un naso, inizialmente, poco espressivo, evanescente e sfocato sembrava deludere le positive aspettative dell'anno scorso. È bastato, però, attendere perchè il vino lentamente si concedesse ricomponendosi nelle sue note di frutta rossa e vaniglia (e pasticceria) mostrando, tra l'altro, notevoli somiglianze con un altro vitigno diffuso in Toscana e sul quale si stanno concentrando le attenzioni recenti: il syrah.

Siamo finalmente giunti, così, ai bolgheresi. Sono stati "ripescati" due campioni simbolo che l'anno scorso avevano entrambi riservato qualche delusione. Il Sassicaia 2001 continua ad essere non facilmente decifrabile. L'eleganza e la classe che lo contraddistinguono sono ancora lontane anche se al naso i miglioramenti sono netti e percepibili. Le note varietali, erbacee e vegetali, sono, oggi, meglio riconoscibili. In bocca, come del resto anche l'anno scorso, risulta, invece, molto più godibile. Fitto, serrato, già con una sua bevibilità, grazie ai tannini di ottima grana. Eppur denota un apporto del legno non ancora perfettamente fuso.

Il Grattamacco 2001 ha invece completamente disperso le ombre dell'anno scorso dovute ad un cattivo ma passeggero momento. Un vino caratteriale che può far discutere ma che ha sicuramente meritato il titolo di miglior vino della serata. Fruttato spinto, a tratti stramaturo, che si calma dopo un pò nel bicchiere lasciando posto a una calda mineralità e note di tabacco. In bocca l'iniziale morbidezza alcolica viene risvegliata dal tannino nel finale, un tannino un pò rustico ma tipico del sangiovese e che rinfranca il palato!

Alla prossima.

18 giugno 2003

 

   

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