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Novità di gusto: Obsession Symphony 2001 Ironstone Vineyard
di Mario Crosta

Che la California sia un monoblocco di vini barricati, spenti dall’eccesso di legno e di tostature, anche se può sembrare vero per via dell’esiguo numero di produttori presenti con i loro vini nel nostro Paese, in realtà è un luogo comune. Laggiù ci sono vignaioli che non si sono associati (stavo per scrivere a delinquere...) nel cartello dell’omologazione del gusto, e non parlo soltanto di piccoli vigneti dove si fa il vino come Dio comanda, senza imprigionarlo ed opprimerlo, anzi lasciando che l’uva sprigioni in vinificazione tutta la sua fragranza, ma anche di grandi cantine che hanno sempre venduto così bene in patria da non avere la necessità di presentare all’estero i propri gioielli, perciò di loro non si parla molto.

Ma ai Wine Festivals organizzati dagli uffici agricoli delle ambasciate americane almeno una volta l’anno in ogni Stato europeo, fra le centinaia di vini da battaglia dei più nominati e commercialmente potenti californiani, può anche capitare la fortuna di scoprirne almeno uno. Queste sono manifestazioni che vorrebbero promuovere in toto l’immagine di un territorio, ma che, dato l’alto numero dei vini e dei produttori presenti, spesso si tramutano dopo qualche ora in solenni grandi abbuffate. Non si può pretendere che ci sia ancora del giudizio già dopo una ventina di vini degustati in un paio d’ore, quando anche la fame comincia a giocare le sue carte e dopo qualche sfiziosetto tramezzino i più cercano soltanto di bere dei vini rinfrescanti e meno impegnativi, quando non scivolano nelle paludi dell’acqua minerale con le sue adescanti bollicine. Più che degustazioni per conoscere ed apprezzare pienamente dei vini, siamo al livello delle sagre campagnole, anche se è quasi d’obbligo la cravatta. Bisognerà pur cambiare questo sistema, altrimenti non si rende nemmeno un buon servizio alla stessa lontana e ancora misteriosa California.

Un consiglio a chi partecipa: portatevi appresso un vignaiolo di fiducia. Mentre voi andrete cercando i nomi prestigiosi, i vini più altolocati, le riserve più ambite, ed è anche giusto che si approfitti di queste occasioni per tuffarsi nel gotha dell’enologia americana, il fiuto del contadino dalle scarpe grosse ma dal cervello fino scoverà senz’altro delle piccole sorprese, senza nemmeno bisogno del cane da tartufo. È così che tra i vari Zinfandel Gran Reserve e gli Old Wines Cabernet Sauvignon, nessuno con meno di 14,5 gradi alcool e tutti con almeno un anno e mezzo di barrels di legno dolce com’è il rovere americano, che finiscono poi per assomigliarsi tutti e quindi ad annoiare, può saltar fuori un outsider che fino a quel momento i più avranno certamente ignorato per via di un blasone (meglio chiamarlo reclame) non sufficiente, ma che il naso della nostra ombra non si sarà lasciato sfuggire. Una vita a mangiar chicchi, a schiacciare i vinaccioli fra i denti ed a schiaffeggiarsi anche le bucce sulla faccia per allontanare qualche mosca fastidiosa, sono un vero bagaglio di esperienze, un tesoro utilissimo per riconoscere una materia prima vinificata in naturalezza, in scioltezza ed in armoniosità.

Il mio amico Roman, con la sua bonarietà, è molto umile, perciò fra i guru e i sapientoni si sente un po’ come un pesce fuor d’acqua, non sa descrivere con prosopopea un vino, la poesia gli è nel sangue ma non fra le labbra. Però di vino ne capisce fin da piccolo e mi ha trovato una tinozza di plastica pieno d’acqua e di cubetti di ghiaccio dietro un elegante tavolo d’assaggio, con qualche bottiglia di bianchi Voignier, Chardonnay, Sauvignon blanc, White Zinfandel e Colombard, insomma tutti i più bei martiri californiani sacrificati ai barrels, fra cui però spiccava una novità che non sono riusciti a nascondergli. Lui di Moscati ne ha sperimentati tanti nel suo vigneto, perchè di questo vitigno ci sono veramente molte varietà in diverse parti del mondo, è in grado di fiutare i loro aromi anche a distanza, non appena stappata la bottiglia. È cosi che mi porta verso il catino di questa bottiglia di Obsession Symphony 2001 Ironstone Vineyards dal color paglia vispo e me ne fa versare non un solo dito per l’assaggio, ma ben oltre, fa cenno di abbondare nel gesto con una gran sicurezza, certo dell’effetto.

Una vera sorpresa in bocca quest’incrocio „cross” realizzato nel 1948 tra Moscato d’Alessandria e Grenache Gris dal Dr. Olmo dell’università di Davis in California. Non è un vino dolce, ma un vino delicatamente secco dal profumo leggero, tipico dell’uva fresca di moscato, assolutamente diverso da quello che ci aspetteremmo, abituati come siamo ai moscati dolci dall’intenso profumo di uva molto maturata al sole. Tra gli aromi si avvertono anche i fiorellini di campo ed il fieno portati dal Grenache Gris, che stempera pure il colore giallo del moscato in un bel paglierino con qualche riflesso pisello. Il sapore è molto accattivante, un vino ottimo come aperitivo, ma raccoglie in sè sapori che ben si adattano a tutto pasto, fa anche da digestivo ed è veramente dissetante e rinfrescante perchè secco, sì, ma con un piccolo residuo zuccherino che lo ammorbidisce quanto basta. Frutta matura, mela golden delicious, melone, albicocca, nespola, ma con una leggerissima nota di uva sultanina che manda in visibilio il palato per la piacevolezza.

Non è aromatico come il moscato dolce, va giù liscio e leggero, sebbene il tenore alcoolico sia del 12%, come un ideale compagno dei fast food, dei tramezzini, delle sfogliatine e delle omelettes, della cucina asiatica e cinese molto diffusa a San Francisco, dei picnic. Sembra il corrispondente americano del nostro Pinot Grigio, un vino giovane per i giovani.

Dal fascino simpatico, non inebria il cervello, suscita buonumore, insomma il Symphony è un bell’incrocio davvero ed ha una vinificazione soffice, non forzata, che lo rende straordinariamente resistente all’ossidazione e riesce anche a permettergli un moderato invechiamento, una vera rarità nella California di questi tempi. È prodotto dalla famiglia Kautz della Ironstone Vineyards di Murphy con uve dei vigneti di famiglia di Serra Foothills e di Lodi Regions, a due ore da San Francisco, suoli ricchi di componenti minerali e terreni elevati di fresca montagna, con un microclima ideale per i bianchi adamantini. Mica una minuscola tenuta, anzi un grande ranch di oltre 400 ettari, un’immensa oasi di relax dove si fa agriturismo per gli ospiti soprattutto nei fine settimana, con mostra di cucina, museo storico, giardino, negozio di gioielleria, gite, degustazioni dei grandi vini rossi e delle riserve di questa cantina che produce circa 3 milioni di bottiglie l’anno.

Particolarmente interessante è la riserva di Cabernet Sauvignon, fino a 18 mesi in barrels, ma di un legno particolare, di qualità superiore, meno dolce di quello normalmente in commercio e con un grado di tostatura inferiore, non cede tannini invasivi ed il vino rimane ben equilibrato. Vinificano separatamente in purezza anche il Cabernet Franc, la cui riserva è piaciuta di più agli amici, una rivelazione per qualcuno, che non conosceva la fragranza dei vini prodotti da questo vitigno elegantemente vestita da una maturazione molto armoniosa, che dicono sia tipica di una California sconosciuta forse perchè montanara.

Obsession Symphony ha ottenuto numerosi premi, due medaglie d’oro a concorsi difficili, è stato definito l’alternativa ideale al White Zinfandel, è molto adatto anche con la frutta, le marmellate casalinghe a basso contenuto zuccherino, certi formaggi freschi e dessert. Certo che l’agricoltura scientifica a volte sa fare qualche miracolo, come gli incroci naturali di questo tipo, senza OGM, ma con tanto amore per il consumatore. Non ha ancora una distribuzione in Italia, per il nostro Paese è quindi una novità assoluta, ma ha già un piede in Europa e sta ottenendo un grande successo dovunque viene presentato, speriamo presto anche da noi.


IRONSTONE VINEYARDS
Christian Hofer European Sales Manager
European Office:
29, Avenue des Rogations
1200 Bruxelles, Belgium
Tel: +32 2 736 2003
Fax: +32 2 736 1730
GSM: +43 664 333 8152
e-mail: ironstone.europe@skynet.be

15 gennaio 2003


 

   

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