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A Milano la presentazione del libro "Milano tutta da gustare"
di Riccardo Modesti


I fatti

Lunedi 25 novembre si è tenuta presso il Circolo della Stampa di Milano la presentazione della seconda edizione del libro “Milano tutta da gustare”, scritto da Paolo Marchi ed edito da Gribaudo-Il Gusto. Una guida che, in un formato agile e compatto, presenta una qualificata selezione di ristoranti, pizzerie, bar e altri esercizi legati al mondo enogastronomico quali enoteche, macellerie, pescherie, pasticcerie e gelaterie, siti in Milano ma anche nelle sue immediate vicinanze.
Rispetto alla prima edizione le novità sono molte: nuovi capitoli “golosi”, che riguardano le enoteche, gli “spuntini a mezzodì”, le pescherie, le macellerie, le panetterie, le pasticcerie, le gelaterie e le “salumerie e cose buone”. E’ parimenti aumentato il numero di “posti golosi” presenti nella guida, che per questa edizione sono 342.

Diversi interventi si sono succeduti, introdotti via via da Monica Sala, famosa “voce” di Radio Montecarlo per cui conduce la trasmissione “Il curiosone”.

Vittorio Ruffinazzi, presidente dell’Associazione dei Consorzi di Tutela dei vini Lombardi, ha ricordato che una guida come questa integra bene le tematiche legate al vino di cui l’associazione che presiede si occupa, poichè “Non si può mangiare senza bere e non si può bere senza mangiare. Nel suo intervento Ruffinazzi ha anche letto un messaggio dell’Assessore Regionale all’Agricoltura Viviana Beccalossi che, causa impegni di lavoro, non ha potuto intervenire, ma ha voluto comunque fare sentire la sua vicinanza all’iniziativa e a tutti gli intervenuti.

Paolo Marchi, l’anima della guida, ha illustrato nel suo brillante intervento i concetti base della guida riguardo la ristorazione, che poi è la sezione più attesa: essere rappresentativa il più possibile, non essere cioè l’elenco dei soliti nomi, e non dare punteggi, ammettendo egli stesso la propria difficoltà a dare voti a un ristorante perchè una valutazione oggettiva, dopo un buon pasto, non gli riesce bene. Marchi ha anche illustrato da par suo le novità della guida e presentato i suoi collaboratori che lo hanno aiutato nella capillare azione di ricerca e selezione degli esercizi inseriti in guida.

Gianni Mura, che del libro ha scritto l’introduzione, ha segnalato nel suo intervento un appiattimento della ristorazione milanese e il rimpianto per il numero limitato di locali con cucina tipicamente lombarda. Un altro punto sollevato è lo scarso numero dei vini lombardi nelle carte dei vini dei ristoranti, un fenomeno che non rende giustizia all’enologia lombarda e che è difficilmente riscontrabile altrove in Italia. Ha poi concluso che, comunque sia, quando vuole fare bella figura con qualcuno alla fine sceglie sempre tra un ristrettissimo numero di locali di cui si fida ciecamente.

Mario Busso e Carlo Vischi hanno poi, nel loro intervento, presentato l’azione editoriale in corso di Gribaudo-Il Gusto, orientata alla ricerca del gusto italiano.
Sono stati poi premiati i 10 “Top” di questa edizione, ne citiamo qualcuno: Aimo e Nadia come miglior ristorante, Enrico Gerli, del ristorante “I castagni” di Vigevano, come miglior giovane chef, Pietro Leeman, del ristorante Joia di Milano. come miglior chef creativo, Pierino Penati, il famoso ristorante di Viganò Brianza, come migliore ristorante della tradizione.

Una guida che parla di Milano non poteva non assegnare un premio per il miglior panettone? Certo che no, e il premio è stato vinto dalla Pasticceria Garbagnati di Milano.


Note a margine


Un libretto di piccolo formato che sta bene in tasca o in una borsa poco capiente: questo è il biglietto da visita di questa guida, un aspetto che è giusto sottolineare per la sua praticità. Ogni esercizio viene presentato in mezza pagina, con i dati anagrafici, un commento, i suoi punti di forza ben evidenziati al termine del commento, e una simbologia non immediatissima ma efficace per fare risaltare le caratteristiche più importanti. Per i ristoranti sono indicati anche il prezzo medio del pasto, i nomi di chi agisce in cucina, di chi riceve in sala e, quando necessario, di chi opera in cantina.

Gianni Mura, a ragione, ha fatto notare comunque che i commenti ai ristoranti sono fin troppo telegrafici: qualche indicazione in più su altri piatti o su altre curiosità non avrebbe sicuramente guastato. Il rischio è di non capire bene quale sia, in concreto, il tipo di offerta.

La pubblicità, che è l’anima del commercio, è anche una presenza nella guida a tratti fastidiosa.

Come milanese sono contento ogni volta che si pubblica una guida che aiuti a orientarsi nella babele enogastronomica cittadina. Milano si caratterizza per la grande volatilità dei gestori, alcuni dei ristoranti che ho apprezzato negli ultimi anni hanno inopinatamente cambiato gestione, mantenendo però il marchio, cioè il nome, e qualche fregatura di questo genere l’ho presa pure io.

Milano è anche una città dove la tendenza trova spesso facile ospitalità, e ci sono davvero troppi locali dai quali si esce piuttosto perplessi. Lamento anch’io la carenza di ristoranti milanesi/lombardi DOC, un fenomeno che spero si inverta nel prossimo futuro.

Non sono un assiduo frequentatore dei ristoranti di Milano, anch’io ho i miei punti di riferimento precisi e sono contento di averli ritrovati nella guida: l’unico modo per “testare” la guida è provare a recarsi presso gli indirizzi consigliati, magari quelli meno famosi, sperando che nel frattempo la gestione non sia cambiata lasciando spazio a qualche banale proposta di tendenza.


10 gennaio 2003


 

   

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