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Note di Novello
di Riccardo Modesti


Lo spunto viene dalla mia prima visita al Salone Nazionale del Vino Novello, giunto alla sua quindicesima edizione, organizzato dalla rivista di settore “Civiltà del bere” all’interno della Fiera di Vicenza. Questo appuntamento ha una data fissa: il 5 novembre. Il Beaujolais Nouveau francese ha rappresentato a lungo il punto di riferimento di questa tipologia di vino. Recentemente il novello italiano è però cresciuto al punto da crearsi un proprio mercato con numeri molto interessanti.


Legislazione

La più recente modifica legislativa riguardante il vino novello ha per data 13 luglio 1999. I punti salienti di tale legislazione sono i seguenti:
- Solo i vini a denominazione d’origine o a indicazione geografica tipica che prevedono la tipologia novello in disciplinare possono utilizzare la dizione “novello”. La data di confezionamento deve essere precedente al 31 dicembre dell’annata relativa alla vendemmia da cui derivano le uve utilizzate per la produzione.
- La data di immissione al consumo è fissata alle ore 0,01 del 6 novembre dell’anno in corso: fanno eccezione le manifestazioni promozionali
- Almeno il 30% di un vino novello deve provenire da macerazione carbonica dell’uva intera
- Il titolo alcolometrico volumico totale minimo al consumo non deve essere inferiore a 11%. Il limite massimo di zuccheri riduttori non deve superare i 10 grammi per litro
- Una bottiglia di vino novello non può uscire dall’azienda di produzione prima dei 5 giorni lavorativi antecedenti la data del 6 novembre. Due le deroghe previste: la prima, per la commercializzazione in ambito nazionale e comunitario e per via aerea in ambito internazionale, che modifica la data al 25 ottobre. La seconda, per la commercializzazione internazionale via nave, che sposta il limite al 15 ottobre.


Macerazione carbonica

La legislazione parla di macerazione carbonica: vediamo dunque di che si tratta. E’ il sistema alla base della produzione dei vini novelli e consiste nel porre i grappoli d’uva interi in un’atmosfera di anidride carbonica per un tempo variabile da qualche ora a qualche giorno a una temperatura di 25/30 gradi. Al termine della macerazione si fa fermentare il mosto, ottenuto per pigiatura.

La fermentazione in ambiente saturo di anidride carbonica avviene quindi in via anaerobica, cioè senza ossigeno, e si svolge a carico degli zuccheri e, più importante, dell’acido malico che viene degradato ad acido piruvico, ad aldeide acetica e, per finire, ad alcool etilico.

Ovviamente anche gli zuccheri, fermentando, vengono trasformati in alcool etilico e in altri componenti tipici della fermentazione alcolica.

L’estrazione del colore è influenzata dal processo in ambiente anaerobico e solitamente si ha un calo dell’intensità colorante degli antociani, fatto che potrebbe essere attribuito alla minore acidità del succo causata dalla degradazione dell’acido malico.

Il vino che si ottiene si dovrebbe caratterizzare per la piacevolezza degli aromi fruttati e per una particolare morbidezza e armonia di gusto.
Poichè la legislazione prevede un minimo di 30% di vino ottenuto per macerazione carbonica, il resto può essere vino “normale”, cioè ottenuto con le ben note tecniche di vinificazione.


Numeri

La produzione di novello è in costante aumento tanto che pure quest’anno, nonostante una vendemmia in calo del 20%, viene segnalato un aumento di produzione pari al 10%. Il mercato chiama e i produttori rispondono. Merlot, Cabernet e Sangiovese sono i vitigni più usati, un dato che trova riferimento, se pensiamo a dove questi vitigni vengono tradizionalmente allevati, nel 57% dell’intera produzione nazionale legato a sole 3 regioni, nell’ordine Veneto, Toscana e Trentino. Sud e Isole fanno insieme solo il 17%, mentre 6 bottiglie su 10 vengono da regioni del Nord. Nel piccolo mondo del novello di Sud e Isole la leadership è ancora in mano alla Sardegna, ma Puglia e Sicilia sono in forte crescita e la incalzano.

I produttori censiti sono 329 per un totale di 18 milioni e mezzo di bottiglie. Tuttavia solo il 30% dei produttori fa da solo oltre l’80% dell’intera produzione. Un altro parametro significativo è che 23 produttori fanno da soli 8 milioni di bottiglie.
Beh, Cavit fa 630.000 bottiglie, Banfi 600.000, Antinori 500.000, Pasqua 460.000 e Sella & Mosca 450.000 bottiglie. Queste le prime 5 aziende, e solo loro producono più di due milioni e mezzo di pezzi.

Come prezzo medio siamo a 4 euro e 34 centesimi, anche qui l’aumento c’è stato ed è pari al 6% rispetto all’anno scorso. Ben oltre l’indice ISTAT dell’inflazione annua, aggiungerei.

Chi compra novello all’estero ? Soprattutto i tedeschi, che da soli assorbono il 30% dell’export. Per chi vuole sapere quanto incide il novello sull’intera produzione nazionale ecco il dato giusto: solo 0,33%, per un fatturato appena superiore agli 80 milioni di euro.


Istituto Vino Novello Italiano

E’ giusto parlarne poichè è un’associazione spontanea dei produttori di vino novello nato per autonoma volontà degli stessi produttori. Nato due anni fa raccoglie più di 100 produttori che rappresentano, complessivamente, il 63% della produzione. E’ un organo di autocontrollo finanziato dagli stessi produttori attraverso l’autotassazione di 20 delle vecchie lire per bottiglia prodotta. Ha come scopo la difesa della tipologia e la promozione commerciale e di immagine del vino novello. Per ulteriori informazioni www.vinonovello.org.


I vini

Perchè fare un vino novello? E’ un prodotto che ha sicuramente una sua logica nel mercato, passioni particolari di alcuni produttori a parte. L’estero lo richiede molto, si colloca in un momento dell’anno in cui non ci sono vini dell’annata pronti, permette ai produttori di fare soldi immediatamente, rientrando così di parte dei costi sostenuti durante l’annata di lavoro appena terminata, e completa l’offerta di molte aziende. Moltissime aziende lo producono soprattutto su prenotazione.
Mi presento allora alla Fiera di Vicenza con molte aspettative e un’idea di fare molti assaggi, soprattutto di zone diverse tra loro.

Il catalogo distribuito all’ingresso mi permette di preparare un giro completo. La bolgia, peraltro, è infernale, stile Vinitaly. Molti curiosi, tanti ragazzi in età scolastica che bivaccano all’ingresso, ho scoperto poi essere scolaresche di istituti tecnici agrari, molte le persone che si presentano al primo tavolo utile per farsi riempire il bicchiere. Il salone è grandissimo, i tavoli degli espositori sono numerati e il rumore di fondo spesso impedisce di sentire quello che il produttore, aldilà dello spazio del tavolino e quindi a un metro di distanza, sta dicendo.

Il catalogo riporta per numero di tavolo le informazioni sul produttore, sulla composizione del vino, le persone dell’azienda presenti e l’etichetta riportata in bottiglia. Purtroppo manca l’informazione più importante, dopo il prezzo che ovviamente non viene riportato, ovvero la percentuale di vino ottenuta da macerazione carbonica.

Prima di raccontarvi degli assaggi ancora qualche considerazione: il mio itinerario è stato corretto più volte in corsa per assenza di persone al tavolo corrispondente all’azienda. Le bottiglie erano lì, ma nessuno presenziava. In altri tavoli era presente il sommelier che, purtroppo non sempre, era in grado di fornire qualche informazione relativa al vino che aveva in mano. E questo non mi è piaciuto. Ho notato anche che alcuni produttori che so fare anche loro un vino novello erano proprio assenti dalla manifestazione, ma qualcuno di loro come Redaelli de Zinis della zona del Garda bresciano era ampiamente giustificato, so che la grandine estiva per loro è stata un fattore molto negativo e rinunciare a fare novello in condizioni non ideali è comunque indice di grande serietà. Spero che altri, in condizioni analoghe, si siano comportati in modo altrettanto serio.

Come valutare un vino novello? La mia valutazione personale ha tenuto soprattutto conto di due aspetti: profumi al naso e armonia in bocca. Roberto Zeni, dell’Azienda Agricola Roberto Zeni, mi aveva raccontato che il suo novello era il più buono di tutti, e così ho raccolto la sfida e sono andato ad assaggiarlo per primo. Il suo Novello di Teroldego IGT Vigneti delle Dolomiti è un prodotto che al naso non è travolgente pur essendo piacevole, ma che in bocca, nonostante una leggerissima sensazione ”verde”, si presenta armonico. L’uva teroldego, di cui questo novello è integralmente fatto, è ben riconoscibile per chi conosce questo vino. Cento per cento macerazione carbonica.

Sempre in Trentino, la Cantina La Vis propone un vino a prevalenza teroldego con una piccola quantità di lagrein. Profumi accattivanti ma bocca aggressiva. Castello d’Albola, della famiglia Zonin, presenta il suo Sant’Ilario IGT Toscana a base di cabernet sauvignon e sangiovese, un novello complessivamente corretto ed equilibrato ma senza punte di particolare pregio.

Dalla Puglia Feudo Monaci, che fa parte del Gruppo Italiano Vini, presenta un novello a base di primitivo, il Primitivo IGT Salento, macerazione carbonica per il 60%, dove il profumo del primitivo è ben riconoscibile e molto piacevole, la bocca è però leggermente aggressiva.

Il mio campione di giornata viene dalla Basilicata, prodotto dalla Casa Vinicola Armando Martino, il Novello IGT Basilicata. Naso esplosivo e carnoso nei profumi fruttati intensissimi, una bocca molto piacevole con unico neo una leggerissima aggressività di matrice acida. Vitigno aglianico per il 70% più altre uve rosse, tra cui montepulciano.

Molto buono anche il San Martino IGT Veronese di Tommasi Viticoltori, dove a un naso abbastanza intenso e fragrante nei profumi fa sponda una bocca semplicemente perfetta.

Bacchettate costruttive invece ai tre novelli sardi che ho assaggiato. La Cantina Sociale di Dorgali propone il Santa Caterina IGT Provincia di Nuoro a base cannonau, che seppure abbastanza piacevole al naso con il suo profumo di lamponi offre una bocca davvero troppo aggressiva. La Cantina Sociale Giogantinu propone il suo Giogantinu IGT Colli del Limbara, uvaggio di Pascale, Muristellu e Merlot, un vino che ho trovato verde sotto ogni punto di vista. La Cantina Sociale Santa Maria La Palma invece mi disorienta con il suo Sant’Andria Alghero DOC, perchè il vino, a base di cagnulari e cabernet non è male, ma ha poco del novello.

Molto novello, e quindi perfettamente centrato, è il prodotto della Pasini Produttori Il Novello Garda Bresciano DOC, uvaggio a prevalenza di groppello e poi marzemino, sangiovese e barbera. Un equilibrio notevole e se solo avesse un naso più intenso sarebbe a cinque stelle.

Ancora aglianico, ma dalla Campania, per Cantine Caputo e il suo Aglianico IGT Terre del Volturno, un novello corretto ma senza eccellenza. Comunque un buon bicchiere.

Dal Lazio il Rubbino IGT Lazio dell’Azienda Agricola Casale Vallechiesa, da uva merlot, anche questo corretto con un buon equilibrio gustativo, anche se in bocca mi è apparso stranamente scivoloso.

Dal sud, il Sassello IGT Sicilia di Tasca d’Almerita, nero d’avola con aggiunta di pinot nero: francamente mi aspettavo di più, non mi è davvero piaciuto.
Non me ne vogliano i siciliani, ma anche il Vino Novello IGT Sicilia della Casa Vinicola Romolo Buccellato da nero d’avola è stato molto deludente.

Meglio da Statti, lo Statti IGT Calabria da uve gaglioppo e merlot, molto accattivante nei profumi penalizzato solo da una leggera aggressività in bocca.
Sempre dal sud, il Primocanto IGT Puglia dell’Azienda Vinicola Rivera ottenuto da montepulciano e uva di troia, un pò anonimo al naso ma equilibratissimo in bocca, molto piacevole.


Per finire ...

Quanti visitatori? Dai dati che l’organizzazione mi ha gentilmente fornito risulta un numero attorno alle seimila presenze. Il dato però risente di una certa imprecisione, poichè l’evento è avvenuto in contemporanea con un’altra manifestazione, il Bio-Expo 2002, dalla quale era possibile accedere anche al Salone del Vino Novello: è quindi possibile che alcuni visitatori del salone si siano accreditati presso il Bio-Expo.

Tirando le somme il “Salone nazionale del vino novello” è una bella manifestazione per chiunque sia interessato a conoscere questa tipologia di vino, ed è anche l’unica esistente a livello nazionale. Le etichette sono davvero tante. Bisogna però mettersi in testa che l’ambientazione è tutt’altro che rilassante, anche se spaziosa e razionalmente ben concepita, che il rumore di fondo metterà a dura prova la vostra pazienza all’atto dell’interlocuzione con il produttore di turno, e che talvolta il produttore non c’è e ve ne andrete via con le domande senza risposta oppure con il bicchiere vuoto.

Molti novelli che ho assaggiato non avevano le caratteristiche fruttate, fragranti e di armonia che questa tipologia deve esprimere. Difficile capire se la responsabilità di questi novelli non conformi sia da addebitare alla mano poco felice di chi fa il vino in cantina oppure alla materia prima di questa annata strana, oppure a prodotti non ancora equilibrati perchè troppo recentemente imbottigliati. Non va dimenticato, e quindi lo dico perchè è importante, che il novello si esprime al meglio tra marzo e aprile dell’annata successiva, anche se qualche produttore comincia a parlare di novelli che possono tranquillamente mantenersi per un anno intero.

E’ sicuramente un tema da riaffrontare. Tra un anno, però.


(11/12/2002)

 

   

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